﻿Vincenzo Mantovani.
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ANARCHICI ALLA SBARRA.
La strage del Diana tra primo dopoguerra e fascismo.
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NOTE.
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2007. Il Saggiatore Edizioni, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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NOTE AL TESTO.
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(1) Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura XXV, 1a sessione - discussioni - 2a tornata del 22 marzo 1921, p. 9471.
(2) Ivi, pp. 9471-9473.
(3) La Perseveranza, 23 marzo 1921.
(4) Atti Parlamentari cit., pp. 9473-9474.
(5) Avanti!, 23 marzo 1921.
(6) Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(7) Il Secolo, 23 e 24 marzo 1921.
(8) Avanti!, 24 marzo 1921.
(9) Ibid.
(10) Ibid.
(11) Il Secolo, 24 marzo 1921. Cavazzani, Restani e Volpi furono processati per omicidio e assolti. Cfr. P. VALERA, Mussolini, a cura di E. Guidetti, Milano, Longanesi, 1975, p. 73.
(12) Il Popolo d'Italia, 23 marzo 1921.
(13) P. ALATRI, Le origini del fascismo, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 46.
(14) G. VOLPE, Storia del movimento fascista, cit. in P. ALATRI, op. cit., p. 17.
(15) P. ALATRI, op. cit., p. 46.
(16) Il Popolo d'Italia, 23 marzo 1921.
(17) Ivi, 18 marzo 1919.
(18) Ivi, 23 marzo 1921.
(19) C. BESNEEI, Mussolini: psicologia di un dittatore, a cura di P.C. Masini, Milano, Edizioni Azione Comune, 1966, p. 60.
(20) Il Popolo d'Italia, 24 aprile 1920.
(21) A. CONTESSI nel Popolo d'Italia, 11 novembre 1920.
(22) C. Berneri, op. cit., p. 59.
(23) Il Popolo d'Italia, 23 marzo 1921.
(24) Ivi, p. 81.
(25) V. EMILIANI, Gli anarchici, Milano, Bompiani, 1973, passim.
(26) La Perseveranza, 19 marzo 1921.
(27) Cfr. Umanità Nova, 27 ottobre 1920. Sullo sciopero della fame del sindaco di Cork cfr. C. DUFF, La rivolta irlandese (1916-1921), Milano, Rizzoli, 1970, p. 289.
(28) I Secolo, 23 marzo 1921.
(29) Ibid.
(30) Avanti!, 23 marzo 1921.
(31) Il Popolo d'Italia, 19 marzo 1921.
(32) Ivi, 23 marzo 1921.
(33) Ivi, 19 marzo 1921.
(34) Ivi, 23 marzo 1921.
(35) Ibid.
(36) Ibid.
(37) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(38) Avanti!, 23 e 24 marzo 1921.
(39) Cfr. L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921.
(40) Il Secolo, 23 marzo 1921.
(41) Ibid.
(42) Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(43) Il Secolo, 23 marzo 1921.
(44) La Perseveranza, 23 marzo 1921.
(45) Avanti!, 23 marzo 1921.
(46) Il Secolo, 23 marzo 1921.
(47) Umanità Nova, 24 marzo 1921.
(48) Avanti!, 23 marzo 1921. Su Ernesto Schiavello cfr. F. ANDREUCCI, T. DETTI, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853-1943, Roma, Editori Riuniti, vol. IV, 1978, pp. 563-566.
(49) Ibid.
(50) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(51) Avanti!, 23 marzo 1921.
(52) Il Secolo, 23 marzo 1921.
(53) Ibid.
(54) L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921.
(55) Avanti!, 23 marzo 1921.
(56) Ibid.
(57) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(58) Il Secolo, 23 marzo 1921.
(59) Ibid
(60) Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(61) La Sera, 23 marzo 1921.
(62) Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(63) Cfr. l'appello della Usi ai lavoratori torinesi nell'Ordine Nuovo, 20 marzo 1921.
(64) L'Ordine Nuovo, 22 marzo 1921.
(65) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(66) Vedi il testo del volantino uscito da quella riunione nell'Ordine Nuovo, 22 marzo 1921.
(67) Corriere della Sera, 24 marzo 1921.
(68) Cfr. L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921, che pubblica l'appello integrale.
(69) L'Ordine Nuovo, 22 marzo 1921.
(70) Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(71) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(72) L'Ordine Nuovo, 23 marzo 1921.
(73) Il Secolo, 23 marzo 1921; Il Popolo d'Italia, 23 marzo 1921
(74) L'Ordine Nuovo, 23 marzo 1921.
(75) Umanità Nova, 23 marzo 1921
(76) Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(77) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(78) Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(79) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(80) Il Secolo, 23 marzo 1921.
(81) Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(82) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(83) Il Secolo, 23 marzo 1921, Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(84) Il Secolo, 23 marzo 1921.
(85) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(86) L'Ordine Nuovo, 23 marzo 1921.
(87) Umanità Nova, 23 marzo 1921; L'Ordine Nuovo, 23 marzo 1921.
(88) L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921.
(89) Ibid.
(90) Corriere della Sera, 23 e 24 marzo 1921.
(91) L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921.
(92) Corriere della Sera, 24 marzo 1921.
(93) L'Ordine Nuovo, 25 marzo 1921.
(94) Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(95) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(96) "Di un'ora" (L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921).
(97) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(98) Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(99) L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921.
(100) Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(101) Avanti!, 24 marzo 1921.
(102) L'Italia, 23 marzo 1921.
(103) Avanti!, 24 marzo 1921.
(104) Ibid.
(105) Il Popolo d'Italia, 24 marzo 1921.
(106) L'Ordine Nuovo, 25 marzo 1921.
(107) Umanità Nova, 23 marzo 1921; Avanti!, 25 marzo 1921; L'Ordine Nuovo, 25 marzo 1921.
(108) Cfr. L'Ordine Nuovo, 27 marzo 1921, che commenta: "Ma i sindacalisti interventisti vogliono la rivoluzione senza violenze e senza rivolta".
(109) La Perseveranza, 23 marzo 1921.
(110) Cfr. Avanti!, 24 marzo 1921.
(111) L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921.
(112) L'Italia, 23 marzo 1921.
(113) L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921.
(114) L'Italia, 23 marzo 1921.
(115) L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921.
(116) Cfr. Avanti!, 22 marzo 1921.
(117) La Sera, 23 marzo 1921.
(118) Avanti!, 24 marzo 1921.
(119) Ibid.
(120) La Sera, 24 marzo 1921.
(121) Il Secolo, 23 marzo 1921.
(122) Ivi, 24 marzo 1921.
(123) Corriere della Sera, 24 marzo 1921
(124) Il Secolo, 23 marzo 1921.
(125) Ibid.
(126) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(127) La Sera, 24 marzo 1921.
(128) La Perseveranza, 24 marzo 1921.
(129) Ibid.
(130) La Sera, 24 marzo 1921.
(131) Il nome "Rinascente" fu trovato da Gabriele D'Annunzio.
(132) La Perseveranza, 24 marzo 1921.
(133) Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(134) Il Secolo, 23 marzo 1921.
(135) Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(136) Il Secolo, 23 marzo 1921.
(137) Ivi, 24 marzo 1921.
(138) Lett. Turati a Kuliscioff, 21 marzo 1921, in F. TURATI, A. KuLISCIOFF, Carteggio, vol. V, Dopoguerra e fascismo (1919-22), a cura di A. Schiavi, Torino, Einaudi, 1953, p. 460.
(139) La Sera, 23 marzo 1921.
(140) Nel primo l'esplosione di una bomba a mano aveva provocato la morte di una bambina milanese; nel secondo tre petardi lanciati contro un corteo socialista erano esplosi senza conseguenze.
(141) Atti Parlamentari cit., 1a tornata del 23 marzo 1921, p. 9542 e segg.
(142) Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(143) La Sera, 23 marzo 1921; L'Italia, 23 marzo 1921; L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921.
(144) Corriere della Sera, 23 e 24 marzo 1921; La Sera, 22 marzo 1921.
(145) La Sera, 23 marzo 1921.
(146) Corriere della Sera, 3 marzo 1921.
(147) Il Secolo, 23 marzo 1921.
(148) Siglato d.g., ibid. Cfr. anche la recens. di m.f. nella Sera, 24 marzo 1921.
(149) Corriere della Sera, 3 marzo 1921.
(150) La Sera, 23 marzo 1921.
(151) Cfr. L. VILLARI, Gli eredi di Bruto. (Un secolo di attentati politici), Bologna, Cappelli, 1952.
(152) G. MARIANI, Memorie di un ex-terrorista, Torino, Arti Grafiche F.lli Garino, 1953, p. 19.
(153) Rapp. pref. Mantova, 7 maggio 1930, in CPC 3058.
(154) G. Mariani, op. cit., p. 21. Altre notizie biografiche, in parte contrastanti con quelle contenute nelle Memorie, nell'interv. di W. Vaccari, Il Secolo, 14 novembre 1921.
(155) G. Mariani, op. cit., p. 13.
(156) Ivi, p. 15.
(157) Ibid.
(158) Rapp. pref. Mantova, 7 maggio 1930, in CPC 3058.
(159) G. Salvemini, "Gli incidenti di Milano", L'Unità, 26 aprile 1919, raccolto in P. ALATRI, L'antifascismo italiano, Roma, Editori Riuniti, 1973, vol. I, p. 53.
(160) A. BORGHI, Mezzo secolo di anarchia, Napoli, E.S.I., 1954, p. 182. Su Borghi cfr. A. Andreasi, "Anarchismo e sindacalismo nel pensiero di Armando Borghi (1907-1922)", in Anarchici e anarchia nel mondo contemporaneo. Atti del convegno promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi (Torino, 5-6-7 dicembre 1969), Torino, Fondazione L. Einaudi, 1971, pp. 242-260 e F. ANDREUCCI, T. DETTI, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853-1943, Roma, Editori Riuniti, vol. I, 1975, pp. 380-383. Una giornata di studi su Borghi si è svolta a Bologna il 12 novembre 1978, nel decennale della morte dell'anarchico romagnolo, con relazioni di M. Lazzarini ("Il primo Borghi"), F. Tarozzi ("Borghi organizzatore politico-sindacale a Bologna"), G.P. Landi ("Borghi, nascita di un leader"), M. Antonioli ("L'anarco-sindacalismo di Borghi"), G. Cerrito ("L'U.S.I. nel biennio rosso"), C. Doglio ("I contravveleni al conformismo del post-fascismo: incontri con Borghi") e N. Berti ("L'ultimo Borghi").
(161) A. TASCA, Nascita e avvento del fascismo, Bari, Laterza, 1965, vol. I, p. 18.
(162) V. E. ORLANDO, Discorsi per la guerra, Roma, Biblioteca de "L'Eloquenza", 1919, p. 245; A. SALANDRA, I discorsi della guerra, Milano, Treves, 1922, p. 156.
(163) Intervento di P. Nenni alla TV, raccolto in S. ZAVOLI, Nascita di una dittatura, Torino, S.E.I., 1973, p. 38.
(164) G. MORTARA, Prospettive economiche, cit. in A. Tasca, op. cit., p. 26.
(165) A. Tasca, op. cit., p. 19.
(166) A. BORGHI, La rivoluzione mancata, Milano, Edizioni Azione Comune, 1964, pp. 88-9.
(167) Ivi, p. 70.
(168) "Viva la Russia, oggi" scriverà Volontà il 1° agosto 1919 "vuol dire non viva il socialismo marxista, solo viva la rivoluzione sociale o tutt'al più viva il socialismo. (...) Gli anarchici non sono oggi per la dittatura del proletariato, ma sono per l'azione, per la rivoluzione, anche se contro il loro desiderio si dovesse passare per la dittatura del proletariato (...)." Sulla posizione di Malatesta, nettamente contrario alla dittatura del proletariato, cfr. la sua lettera da Londra pubblicata in Volontà (16 agosto 1919) col titolo: "La dittatura del proletariato e l'Anarchia". Vedi anche L. Fabbri, prefaz. a E. MALATESTA, Scritti, vol. I, Ginevra, Edizione del "Risveglio", 1934, p. 9.
(169) Ivi, p. 68.
(170) Ivi, p. 67.
(171) M. Missiroli, cit. in A. Tasca, op. cit., p. 25.
(172) L. FABBRI, La contro-rivoluzione preventiva, in Il fascismo e i partiti politici italiani, a cura di R. De Felice, Bologna, Cappelli, 1966, p. 174.
(173) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p, 182; La rivoluzione cit., p. 71.
(174) Cit. in A. Tasca, op. cit., p. 18.
(175) A. Borghi, La rivoluzione cit., p. 72.
(176) Ivi, p. 73.
(177) G. Salvemini, "Gli incidenti di Milano", cit. in P. Alatri, L'antifascismo cit., p. 53.
(178) G. SALVEMINI, Scritti sul fascismo, Milano, Feltrinelli, 1966, vol. I, p. 436.
(179) G. Salvemini, "Gli incidenti di Milano", cit. in P. Alatri, L'antifascismo cit., p. 53.
(180) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 189.
(181) G. Salvemini, "Gli incidenti di Milano", cit. in P. Alatri, L'antifascismo cit., p. 54.
(182) P. C. Masini, "Gli anarchici italiani tra "interventismo" e "disfattismo rivoluzionario"", in Rivista storica del socialismo, a. II, n. 5, gennaio-marzo 1959, pp. 208-212. Sull'atteggiamento degli anarchici davanti alla prima guerra mondiale cfr. G. CERRITO, L'antimilitarismo anarchico in Italia nel primo ventennio del secolo, Pistoia, RL, 1968.
(183) "Se ai socialisti si può fare una colpa per ciò che si riferisce a Caporetto" scriveva Palmiro Togliatti sull'Ordine Nuovo (18 ottobre 1918) "è quella di non essere stati veramente "disfattisti'', di non averla saputa creare loro, la disfatta, di non aver saputo far seguire alla "rivoluzione d'ottobre" e una "pace di Brest-Litovsk". Ciò sarebbe stato realmente l'inizio di una nuova storia per il popolo italiano". (Cit. In C. DE SIMONE, Soldati e generali a Caporetto, Roma, Tindalo, (CU. in C. 1970, p. 142).
(184) A. Borghi, La rivoluzione cit., p. 79.
(185) Guerra e Pace, numero unico, 22 febbraio 1919.
(186) Avanti!, 10 gennaio 1919. "Più che conferenze vere e proprie" ricorda Maria Rossi Molaschi che a molte di esse personalmente partecipò "erano discussioni sui fatti del giorno, alla buona, fra tutti i presenti" (Interv., 21 marzo 1975.)
(187) Interv. Perelli, 10 maggio 1973.
(188) Ibid.
(189) For Well (B. Filippi?) nell'Iconoclasta!, 2 luglio 1919.
(190) Avanti!, 4 febbraio 1919.
(191) Ivi, 15 febbraio 1919.
(192) A. Borghi, La rivoluzione cit., p. 62.
(193) Fondata a Parma nel 1912, fin dalla sua costituzione si collocò all'estrema sinistra dello schieramento sindacale italiano. Sul finire del 1914 una sua minoranza filo-interventista capeggiata dal primo segretario Alceste De Ambris si staccò dal vecchio tronco, che rimase ancorato ai principi dell'internazionalismo e del disfattismo antimilitarista. Da allora, e fino al 1922, la segreteria fu retta dall'anarchico romagnolo Armando Borghi, al quale succedette Aliprando Giovannetti. Nel suo momento migliore, che coincise col biennio rosso, l'Usi giunse ad avere circa mezzo milione di iscritti. Su di essa, in mancanza di studi più esaurienti, cfr. Unione Sindacale Italiana, 1912-1970, a cura dei Nuclei Libertari di Fabbrica di Milano, Livorno, "L'Impulso", s. d. (ma 1978); A. M., "C'era una volta l'U.S.I.", in "A", rivista anarchica, n. 63, marzo 1978, pp. 28-30.
(194) Guerra e Pace, numero unico, 22 febbraio 1919.
(195) Intimo amico di Malatesta, il maestro elementare di Corticella (Bologna), allora quarantaduenne, fu per molti anni una colonna del movimento anarchico italiano, sul quale scrisse libri e articoli in quantità. Su di lui cfr. U. FEDELI, Luigi Fabbri, Torino, Gruppo Editoriale Anarchico, 1948, e F. ANDREUCCI, T. DETTI, Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico 1853-1943, Roma, Editori Riuniti, vol. II, 1976, pp. 265-270.
(196) Volontà, 1° aprile 1919.
(197) A. Borghi, Mezzo secolo cit., pp. 185-6.
(198) Avanti!, 18 febbraio 1919. Fu proprio questa manifestazione a provocare il primo appello di Mussolini alle forze interventiste perché insorgessero in difesa della guerra italiana ("Contro la bestia ritornante...", Il Popolo d'Italia, 18 febbraio 1919) e a spingerlo, a quanto dichiarò il fratello Arnaldo, a organizzare la riunione di piazza San Sepolcro (R. VIVARELLI, Il dopoguerra in Italia e l'avvento del fascismo (1918-1922), vol. I: Dalla fine della guerra all'impresa di Fiume, Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Storici, 1967, p. 323.)
(199) Avanti!, 18 febbraio 1919.
(200) Ivi, 19 febbraio 1919.
(201) Ivi, 18 febbraio 1919.
(202) Ibid.
(203) Ivi, 19 febbraio 1919.
(204) Nata a Sulmona, orfana giovanissima di entrambi i genitori, fu affidata a un collegio di religiose dove conseguì il diploma magistrale. Nel 1917 conobbe Armando Borghi all'Impruneta, dove il segretario dell'Usi era stato internato per attività sovversiva e disfattista, e divenne la sua compagna. Oratrice, poetessa, attivista sindacale, è morta negli Stati Uniti nel 1933.
(205) Ivi, 24 febbraio 1919.
(206) Ivi, 28 febbraio 1919.
(207) Il socialista Arturo Vella, allora in un reclusorio militare dopo una condanna per disfattismo e insubordinazione, fu liberato ai primi di aprile del 1919.
(208) Ivi, 4 marzo 1919
(209) Corriere della Sera, 6 e 7 aprile 1919; Avanti!, 8 aprile 1919.
(210) Fondata a Parma nel 1912, fin dalla sua costituzione si collocò all'estrema sinistra dello schieramento sindacale italiano. Sul finire del 1914 una sua minoranza filo-interventista capeggiata dal primo segretario Alceste De Ambris si staccò dal vecchio tronco, che rimase ancorato ai principi dell'internazionalismo e del disfattismo antimilitarista. Da allora, e fino al 1922, la segreteria fu retta dall'anarchico romagnolo Armando Borghi, al quale succedette Aliprando Giovannetti. Nel suo momento migliore, che coincise col biennio rosso, l'Usi giunse ad avere circa mezzo milione di iscritti. Su di essa, in mancanza di studi più esaurienti, cfr. Unione Sindacale Italiana, 1912-1970, a cura dei Nuclei Libertari di Fabbrica di Milano, Livorno, "L'Impulso", s. d. (ma 1978); A. M., "C'era una volta l'U.S.I.", in "A", rivista anarchica, n. 63, marzo 1978, pp. 28-30.
(211) Avanti!, 31 marzo e 6 aprile 1919.
(212) Ivi, 31 marzo 1919.
(213) Il Secolo, 31 dicembre 1919.
(214) Avanti!, 11 marzo 1919.
(215) Corriere della Sera, 26 marzo 1919.
(216) Avanti!, 18 febbraio 1919. Fu proprio questa manifestazione a provocare il primo appello di Mussolini alle forze interventiste perché insorgessero in difesa della guerra italiana ("Contro la bestia ritornante...", Il Popolo d'Italia, 18 febbraio 1919) e a spingerlo, a quanto dichiarò il fratello Arnaldo, a organizzare la riunione di piazza San Sepolcro (R. VIVARELLI, Il dopoguerra in Italia e l'avvento del fascismo (1918-1922), vol. I: Dalla fine della guerra all'impresa di Fiume, Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Storici, 1967, p. 323.)
(217) R. VIVARELLI, Il dopoguerra in Italia e l'avvento del fascismo (1918-1922), vol. I: Dalla fine della guerra all'impresa di Fiume, Napoli, Istituto Italiano per gli Studi Storici, 1967, p. 328.
(218) Avanti!, 8 aprile 1919.
(219) Corriere della Sera, 7 aprile 1919.
(220) Grassi, sottosegret. agli interni, nella seduta della Camera del 10 settembre 1919. (Cfr. Avanti!, 11 settembre 1919.)
(221) Ivi, 14 aprile 1919.
(222) Grassi, sottosegret. agli interni. (Cfr. Avanti!, 11 settembre 1919.)
(223) Il Secolo, 14 aprile 1919.
(224) G. Salvemini, op. cit., p. 439.
(225) Corriere della Sera, 14 aprile 1919.
(226) Avanti!, 14 aprile 1919.
(227) Il morto era un operaio e si chiamava Giovanni Gregotti. Val la pena di notare, a questo proposito, che la cronaca dei fatti uscita sull'Avanti! il giorno dopo è falcidiata da sei pesantissimi interventi della censura, che ne riducono il testo a metà, facendo sparire ogni accenno al morto. "Non si doveva sapere ieri mattina che era rimasto ucciso un giovane operaio e feriti parecchi altri cittadini" scriverà lo stesso giornale il 15 aprile. "Il pubblico doveva ricevere l'impressione che le violenze erano state consumate dalla folla contro i questurini e non viceversa."
(228) G. Mariani, op. cit., p. 23.
(229) Ivi, p. 22.
(230) Un ordine "di cui non vi era proprio alcuna necessità" dirà Turati alla Camera il 10 settembre 1919. "Fu questa" egli aggiunse "un'inutile provocazione." E per tale motivo al commissario Patella "sarà inflitta la censura" (Avanti!, 11 settembre 1919.).
(231) Ivi, p. 23.
(232) Ivi, pp. 23-4.
(233) Ivi, p. 24.
(234) Corriere della Sera, 14 aprile 1919.
(235) Relaz. inchiesta ispett. gen. PS Giovanni Gasti, 30 aprile 1919, in MI 49. Gasti aveva allora cinquant'anni, essendo nato a Castellazzo Bormida (Alessandria) il 30 gennaio 1869. Laureato in giurisprudenza, autore di studi sulla polizia scientifica, nominato vicequestore nel 1915, dal 1° settembre 1916 alla fine della guerra aveva diretto l'ufficio centrale d'investigazione (cfr. R. De FELICE, Mussolini il rivoluzionario, 1883-1920, Torino, Einaudi, 1965, nota a p. 462). Sulla sua ostilità al fascismo, cfr. Il Pinturicchio (C. Rossi), "Il questore Gasti", Il Popolo d'Italia, 21 maggio 1922, e C. Rossi, Mussolini com'era, Roma, Ruffolo, 1947, p. 124.
L'"antifascismo" di Gasti è contraddetto dal tenore di certi suoi giudizi sui fascisti, uno dei quali troviamo citato in G. GARGANO, Strage a Torino. Una storia italiana dal 1922 al 1971, Milano, La Pietra, 1973, pp. 147-8: "Lo spirito da cui sono animati i fascisti è vibrante di fede nel loro ideale, pieno di sicurezza nella propria forza e nella prossima vittoria, ardente di odio contro i sovversivi, determinato alle più rischiose imprese e alle più decise azioni, senza alcuna preoccupazione delle conseguenze e con sprezzo della vita. La loro baldanza e fiducia è anche nutrita di convincimento che le truppe e le forze statali, per simpatia verso di essi e delle loro idealità, non condurranno mai contro i fascisti un'azione a fondo e risolutiva per mezzo delle armi". "Linguaggio sconcertante" commenta Carcano "per il funzionario di un governo che afferma di voler disarmare le squadracce."
(236) Ivi, 15 aprile 1919.
(237) Avanti!, 11 settembre 1919.
(238) Corriere della Sera, 15 aprile 1919.
(239) Ibid.
(240) Ibid.
(241) Ivi, 17 aprile 1919.
(242) Impossibile fornire una cifra sicura sulla partecipazione popolare al comizio. Secondo Gasti (relaz. d'inchiesta, 30 aprile 1919, in MI 49) gli intervenuti furono oltre diecimila. Il periodico anarchico Volontà (1° maggio 1919) accennò alla presenza di "più di ventimila persone", che per Turati salirono a "trenta o quarantamila" (Avanti!, 11 settembre 1919) e per Salvemini a circa cinquantamila (Scritti sul fascismo, vol. I, Milano, Feltrinelli, 1973, p. 439). Il sempre esagerato Marinetti, infine, parlò di "più di centomila scioperanti, fra i quali non meno di trentamila sovversivi decisi all'insurrezione" (Futurismo e Fascismo, Foligno, Franco Campitela Editore, 1924, p. 167)
(243) Relaz. Gasti, 30 aprile 1919, in MI 49.
(244) Corriere della Sera, 17 aprile 1919.
(245) M. GIAMPAOLI, 1919, Roma-Milano, Libreria del Littorio, 1928, p. 159.
(246) Corriere della Sera, 17 aprile 1919.
(247) Corriere della Sera, 17 aprile 1919. Il corteo, preceduto dal ritratto di Malatesta (M. GIAMPAOLI, 1919, Roma-Milano, Libreria del Littorio, 1928, p. 158), era composto da "qualche centinaio di giovinotti" che andavano "alla spicciolata" e che furono accolti a revolverate "prima ancora che fiatassero". I dimostranti erano "pochi assai" perché "tutto il rimanente della folla veniva trattenuto da forti cordoni di truppe e dalla polizia nell'Arena e nei dintorni". (Volontà, 1° maggio 1919.) Persino L'Idea Nazionale, citata dall'Avanti! del 4 maggio 1919, parla di un "piccolo corteo".
(248) Volontà, 1° maggio 1919.
(249) Corriere della Sera, 17 aprile 1919.
(250) G. Salvemini, op. cit., p. 439. Sui loro movimenti nel pomeriggio del 15 aprile si veda l'accurata ricostruzione di R. Vivarelli, op. cit., pp. 333 e segg.
(251) Una curiosità: tra i soldati in servizio d'ordine restò ferito Giuseppe Corridoni, fratello del più celebre Filippo, il "martire della trincea delle Frasche". (Cfr. Corriere della Sera, 17 aprile 1919; M. Giampaoli, op. cit., p. 160.)
(252) Corriere della Sera, 20 aprile 1919.
(253) Interv. Perelli, 12 novembre 1974.
(254) La testimonianza è di Anna Kuliscioff in una lett. a Turati del 18 aprile 1919 (F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 83).
(255) Turati alla Camera (Avanti!, 11 settembre 1919).
(256) Corriere della Sera, 17 aprile 1919. Ha ricordato Agostino Iraci, che allora comandava i soldati posti a difesa dell'Avanti!, in un'intervista alla TV: "(...) i soldati un po' fraternizzarono, per la verità, con gli aggressori. (...) Questi soldati miei erano venuti dal fronte, accolti male e insultati. Quindi, l'animo loro non poteva essere da una parte, ma era fatalmente dall'altra". Lo stesso Iraci, quel giorno, concluse il suo "servizio d'ordine" con una visita amichevole al "covo" di Mussolini in via Paolo da Cannobio. (Interv. Iraci in S. ZAVOLI, Nascita di una dittatura, Torino, SEI, 1973, p. 50.)
(257) Sulla "battaglia di via Mercanti" ecco la versione di Filippo Tommaso Marinetti:
"(...) Arditi, Futuristi e Fascisti apparvero in Piazza del Duomo e in Galleria verso le due pomeridiane a piccoli gruppi, pronti e armati di. rivoltella. (...) I gruppi si riunirono, si formò un piccolo corteo. Questo s'ingrossò. Lo diressi, con Ferruccio Vecchi, verso il Politecnico dove sapevamo che il tenente bombardiere Chiesa aveva organizzato e teneva pronti 300 studenti ufficiali. Appena fummo giunti al portone dell'Istituto, questi si rovesciarono fuori e, arringati e incolonnati, marciarono, evitando i cordoni di fanteria, per il Naviglio, corso Venezia, via Agnello, Piazza della Scala. (...) Il cordone di fanti che chiudeva la Galleria fu travolto. (...) La colonna avvolse il monumento di Vittorio Emanuele, lo coperse, impolpò di corpi agitati e di braccia gesticolanti. (...) Dalla groppa di un leone del monumento, sorvegliavo. Giunge, trafelato, l'ardito Meraviglia mandato in perlustrazione. Sentiamo la cantilena di Bandiera rossa che si avvicina. Appare la testa della colonna bolscevica. Come una grande alzata di frutta si rovescia sulla tavola, così il monumento di Vittorio Emanuele si svuota, e ci slanciamo tutti a passo di corsa verso il cordone di carabinieri dietro al quale s'avanza con passo ritmato la colonna nemica, preceduta dagli anarchici, fiori rossi all'occhiello, tre donne in camicetta rossa, due ragazzi con nelle mani alzate il ritratto di Lenin. Un randello vola al di sopra dei carabinieri e mi cade ai piedi. È il segnale. Un colpo di rivoltella, due, tre, venti, trenta. (...) Il cordone dei carabinieri si divide, scompare. (...) Noi, tutti in piedi. Poi, di slancio, a passo di corsa, contro i nemici. Si sbandano (...) La nostra colonna vittoriosamente insegue i nemici, sbandandoli, ed essi rispondono a revolverate dai portoni e dal monumento a Parini. (...) Ci fermiamo davanti al Teatro Eden, vittoriosi. La battaglia è durata un'ora." (F.T. Marinetti, op. cit., pp. 167-169.)
(258) In città l'impressione fu enorme. Se in centro, quella sera, corse voce che i morti fossero cinquanta, in periferia circolò la falsa notizia che erano addirittura un centinaio. Un ispettore del cimitero monumentale dovette aprire le porte della camera mortuaria per convincere la folla angosciata che "non è vero che le altre [vittime] siano state nascoste". Dura e a senso unico fu la reazione. Nei tre giorni di sciopero generale (15, 16 e 17 aprile) la polizia procedette complessivamente a circa seicento arresti. I contravventori all'ordinanza prefettizia del 16, che vietava cortei, comizi, assembramenti e riunioni di più di cinque persone, "anche se non stazionanti", furono "tutti operai", arrestati mentre se ne andavano per i fatti loro, che in grandissima maggioranza avevano meno di diciotto e ventun anni. (Corriere della Sera, 18 e 20 aprile 1919.)
(259) Forse fu proprio da questo passo del giornale francese che l'anarchico Luigi Fabbri prese il titolo del suo celebre saggio sulle origini e sulla natura del fascismo.
(260) Avanti!, 24 aprile 1919.
(261) Volontà, 1° maggio 1919.
(262) "(...) nel famoso 1919 fascista ci trasformammo tutti in cittadini eroici per difendere la nostra integrità di interventisti colle bombe e il revolver." (F.T. Marinetti, op. cit., p. 19.)
(263) Corriere della Sera, 19 aprile 1919.
(264) G. Salvemini in L'Unità, 26 aprile 1919.
(265) "Bisogna (...) riconoscere" scriveva la Kuliscioff a Turati il 19 aprile "che in quest'occasione (...) i nostri meneurs delle organizzazioni economiche non mancarono al loro compito di termosifoni: cioè di lusingare le masse con grosse parole e arditi proponimenti, e al momento di eccitazione servire da spegnitori rinviando la rivoluzione a tempi migliori. Del resto, forse è ancora la tattica più opportuna, ma, purtroppo, non credo che possa durare molto a lungo, tanto più che c'è, come si vide a Milano, un nucleo forte di anarchici seguiti dalla teppa, che sarebbe impotente di iniziative e di una azione distruttrice, se non fosse anche un fermento in mezzo al proletariato, fomentato dalle nostre organizzazioni economiche e politiche." (F. TURATI, A. KULISCIOFF, Carteggio, vol. V: Dopoguerra e fascismo (1919-1922), a cura di A. Schiavi, Torino, Einaudi, 1953, p. 84.)
(266) Volontà, 1° maggio 1919.
(267) Interv. Perelli, 12 novembre 1974.
(268) Cfr. la circolare con la proposta in Guerra e Pace, numero unico, 22 febbraio 1919.
(269) Volontà, 1° aprile 1919. In poche settimane decine di gruppi e di singoli militanti scrissero al comitato promotore comunicando la loro adesione. L'elenco completo nel Libertario, 6, 13, 27 marzo e 3 aprile 1919.
(270) Riservata del questore al prefetto di Firenze, [?] aprile 1919, in MI 57. Per l'elenco completo dei gruppi rappresentati cfr. Il Libertario, 17 aprile 1919.
(271) Riservata questore cit.
(272) O.d.g. del 13 aprile 1919, nel Libertario, 17 aprile 1919.
(273) Oltre al già citato Volontà, nel 1919 videro la luce L'Avvenire Anarchico (Pisa), Il Novatore (Cagliari), La Valanga (Roma), Iconoclasta! (Pistoia), Germinal (San Severo di Puglia) e La frusta anarchica (Pesaro), mentre Il Libertario (La Spezia) riprendeva a uscire con regolarità. Cfr. L. BETTINI, Bibliografia dell'anarchismo, vol. I, tomo 1: Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati in Italia (1872-1971), Firenze, cp editrice, 1976.
(274) Riservata questore cit. Per una cronaca del convegno di fonte anarchica, cfr. Il Libertario, 17 aprile 1919.
(275) La crescente influenza degli anarchici tra i lavoratori era notata, con un certo allarme, anche dalla Kuliscioff, che temeva l'attuazione di un tentativo rivoluzionario da parte dei massimalisti, "anche contro le loro intenzioni pacifiche", al semplice scopo di impedire agli anarchici di prendere il sopravvento sulle masse. (Lett. a Turati, 20 aprile 1919, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 85.) Quanto al congresso anarchico di Firenze, la stessa Kuliscioff interpretava i suoi deliberati come "un vero programma di assalto alla società borghese". (Lett. a Turati, 23 aprile 1919, ivi, p. 87.)
(276) Volontà, 1° maggio 1919.
(277) A. Borghi, La rivoluzione cit., p. 63.
(278) Volontà, 1° maggio 1919. L'Avanti!, era anche l'unico giornale non anarchico che pubblicasse regolarmente gli annunci delle riunioni e delle conferenze indette dagli anarchici.
(279) Ivi, p. 92.
(280) A. BORGHI, Mezzo secolo di anarchia (1898-1945), pref. di G. Salvemini, Napoli, E.S.I., 1954, p. 191. "In effetti" scrive Vivarelli "anche se allora come più tardi i tentativi di costituire un "fronte unico rivoluzionario", cioè una formale alleanza politica tra socialisti e anarchici per un comune programma di azione, non arrivarono mai in porto, rimane tuttavia un dato di fatto che in gran parte delle manifestazioni proletarie di questo periodo anarchici e socialisti si trovano fianco a fianco; che tra la più accesa propaganda rivoluzionaria di parte socialista e la propaganda anarchica c'è spesso in questi mesi una sostanziale identità di linguaggio; che, infine, sino all'autunno del 1920 l'attività sovversiva degli anarchici e quella dei socialisti s'intrecciano in un così frequente scambio di parti e di mezzi d'azione sino a confondersi l'una con l'altra sul piano delle cose in quella sfocata eppur impressionante immagine nella quale i contemporanei credettero di cogliere il profilo di un bolscevismo italiano." (R. Vivarelli, op. cit., pp. 437-8.) Con due precisazioni: che gli anarchici, con la loro fama d'irriducibili nemici dello stato, incutevano un terrore più profondo di quello suscitato dai socialisti; e che appunto per questo la repressione delle autorità si concentrò immediatamente su di loro.
(281) L'Avvenire Anarchico, 25 aprile 1919, cit. in Volontà, 16 maggio 1919.
(282) Volontà, 16 maggio 1919.
(283) Corriere della Sera, 30 aprile e 2 maggio 1919.
(284) Rapp. pref. Milano (Pesce) a min. int., 4 maggio 1919, in MI 57.
(285) "Gli anarchici" scrive Pesce il 14 maggio "intendono infiltrarsi alla camera del lavoro per esplicarvi attiva propaganda e all'uopo ognuno dovrebbe iscriversi alla propria lega di lavoro per quanto lo statuto camerale e i dirigenti della camera del lavoro fossero contrari alle idee anarchiche". Nello stesso rapporto il prefetto di Milano confessa di ignorare nel modo più assoluto l'esistenza di un Fascio d'Azione dei Giovani Anarchici e avanza l'ipotesi che il manifestino "debba provenire da altre città". (Telespr. a min. int. in MI 57).
(286) Avanti!, 19 maggio 1919. Cfr. anche A. Borghi, La rivoluzione cit., p. 93.
(287) Circolare min. int. ai prefetti, 23 maggio 1919, cit. in G. Bianco, "L'attività degli anarchici nel biennio rosso (1919-1920)", in Il movimento operaio e socialista in Liguria, a. VII, n. 2, aprile-giugno 1961, pp. 124-5.
(288) Volontà, 16 maggio 1919.
(289) Ivi, 1° giugno 1919.
(290) Avanti!, 24 maggio 1919, cit. in Volontà, 1° luglio 1919. Conferma l'Iconoclasta! (2 luglio 1919): "Agli anarchici fu impedito, sempre dai socialisti statali o massimalisti, di parlare (...)".
(291) Lettera del 31 maggio 1919 in Iconoclasta!, 24 ottobre 1919. Su B. Filippi cfr. la prefaz. di C. Molaschi a I grandi iconoclasti. Scritti postumi di Bruno Filippi, Pistoia, Tip. F.lli Gattini, 1920.
(292) Avanti!, 3 giugno 1919. "L'Avanti! scrisse lividamente che noi si voleva protrarre il comizio. È falso! Noi si voleva, e vogliamo, il diritto alla parola che voi ci negate." (For Well, in Iconoclasta!, 2 luglio 1919.)
(293) Volontà, 1° luglio 1919.
(294) Il Popolo d'Italia, 4 giugno 1919.
(295) Volontà, 16 giugno 1919.
(296) Avanti!, 6 giugno 1919.
(297) Ibid.
(298) Volontà, 1° luglio 1919.
(299) Meno burocratica la versione dell'Iconoclasta! (2 luglio 1919): "Stabilimmo allora di parlare ad ogni costo, anche col far saltare il comizio. Non per nulla siamo antilegalitari. E al comizio del 30 luglio conquistammo questo diritto. Per tre quarti d'ora tenemmo in iscacco l'uditorio. Migliaia di lavoratori.
"Fummo cacciati dalla reazione dei tesserati; non dagli operai; e per la disparità di numero. Eravamo in pochi; ma resistemmo per tre quarti d'ora."
(300) For well (B. Filippi?) in Iconoclasta!, 2 luglio 1919.
(301) Telespr. Pesce a min. int., 8 luglio 1919, in MI 57.
(302) Scriveva la Kuliscioff qualche mese prima: "È vero che l'elemento del disagio economico è considerevole, ma non è arrivato al punto da esasperare le masse". (Lett. a Turati, 12 aprile 1919, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 75.)
(303) Interviste Perelli, 10 maggio 1973 e 12 novembre 1974.
(304) Corriere della Sera, 6 luglio 1919
(305) Avanti!, 7 luglio 1919.
(306) Corriere della Sera, 7 luglio 1919.
(307) Avanti!, 7 luglio 1919.
(308) G. Salvemini, op. cit., pp. 473-474.
(309) Avanti!, 7 luglio 1919.
(310) Ben venti furono, a Milano, gli spacci dell'Unione Cooperativa presi d'assalto e svuotati. (Corriere della Sera, 7 luglio 1919.)
(311) Corriere della Sera, 7 luglio 1919.
(312) Intervista Perelli, 10 maggio 1973.
(313) Corriere della Sera, 6 luglio 1919.
(314) Avanti!, 16 luglio 1919.
(315) Corriere della Sera, 7 luglio 1919.
(316) Avanti!, 7 luglio 1919.
(317) Ibid. Quattro giorni dopo scriverà che sono assai meno.
(318) Ivi, 11 luglio 1919.
(319) G. Salvemini, op. cit., p. 473.
(320) "(...) gli incidenti" scrisse il capogabinetto di Nitti "(...) non durarono che pochissimi giorni, e poiché alcuni prefetti stoltamente avevano creduto di far fronte a tali incidenti con l'ordinare che tutti i prezzi fossero ridotti del cinquanta per cento, l'ordine fu revocato e il mercato fu subito di nuovo libero in modo che i prezzi riprendessero il loro corso regolare (...)." (E. FLORES, Eredità di guerra, pref. di F.S. Nitti, Roma, Edizioni di Politica, 1947, p. 191.)
(321) Avanti!, 8 luglio 1919.
(322) Volontà, 16 luglio 1919.
(323) G. Salvemini, op. cit., p. 466.
(324) Volontà, 1° luglio 1919.
(325) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 193.
(326) Conferma Pietro Nenni: "Ogni città fece per proprio conto. (...) Ogni villaggio, ogni cittadina ebbe il suo Marat o il suo Lenin, di formato ridottissimo". (Storia di quattro anni (1919-1922), Roma, Einaudi, 1946, p. 28.)
(327) C. Berneri sul Martello (New York), 7 aprile 1928, cit. in A. Tasca, op. cit., pp. 37-8.
(328) R. Vivarelli, op. cit., pp. 441-2.
(329) G. Salvemini, op. cit., p. 466.
(330) Volontà, 16 luglio 1919.
(331) Lettera Borghi sull'Avanti!, 2 agosto 1919.
(332) Dal verbale dell'adunanza svoltasi a Milano tra i rappresentanti della Cgl, del partito socialista e del Sindacato ferrovieri (pubblicato su Battaglie Sindacali, 12 luglio 1919) risulterebbe che Lazzari, ai ferrovieri che volevano invitare, per prendere accordi, i rappresentanti dell'Usi e del-l'Uai, rispose che "la prima era inutile invitarla perché aveva già dichiaratodi voler fare lo sciopero"; quanto alla seconda, avrebbe chiesto: "Ma l'Unione Anarchica esiste?".
"Si potrà dire," commenta Volontà (16 agosto 1919) "magari con ragione, che dà scarsi segni di vitalità; ma Lazzari non potrebbe aver diritto a dirlo lui, che... non esiste proprio quando ci sarebbe bisogno della sua. esistenza. Infatti, quando la camera del lavoro socialista di Bologna scrisse all'Unione anarchica e al partito socialista, oltre che ad altri, per comunicare la proposta della "barricata unica" voluta dal proletariato bolognese, gli anarchici dell'Unione risposero subito, ma i socialisti del partito fecero orecchie da mercante."
(333) Volontà, 16 luglio 1919.
(334) A. Borghi, La rivoluzione cit., p. 98.
(335) Ibid. Cfr. il manifesto firmato da Borghi per l'Usi in Avanti!, 19 luglio 1919.
(336) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 194.
(337) A. Borghi, La rivoluzione cit., p. 98.
(338) "Solo per un senso di solidarietà popolare." (Volontà, 1° agosto 1919.)
(339) Volontà, 16 luglio 1919.
(340) G. Salvemini, op. cit., p. 475.
(341) "Se nelle maggiori categorie non fece difetto la compattezza, da nessuna parte però vi fu fervore ed entusiasmo. Perfino i comizi furono poco affollati, ed in genere le masse dimostrarono una grande apatia (...)" (P. Nenni, op. cit., p. 33.)
(342) Volontà, 1° agosto 1919.
(343) Circolari Nitti ai prefetti, 18 e 19 luglio 1919, cit. in G. Bianco, art. cit., p. 139.
(344) Volontà, 1° agosto 1919.
(345) A. Borghi, La rivoluzione cit., p. 99.
(346) Ibid.
(347) Volontà, 1° agosto 1919.
(348) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 194.
(349) Volontà, 1° agosto 1919.
(350) G. Bianco, art. cit., p. 140.
(351) Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura XXIV, 1a sessione - discussioni - tornata del 19 luglio 1919, p. 19783. Su P. Binazzi cfr. F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. I, pp. 307-309.
(352) R. Vivarelli, op. cit., p. 449.
(353) Ivi, p. 453. La circolare di Nitti è riprodotta ivi, p. 587.
(354) R. Vivarelli, op. cit., p. 454.
(355) Volontà, 1° agosto 1919. Molto simile l'interpretazione di For Ever (Corrado Quaglino) sull'Iconoclasta! (Pistoia) del [?] agosto 1919: "Oggi si ha la sensazione che la massa lavoratrice si sia scaricata della rivoluzionarietà che aveva addosso; coartata nel movimento naturale (esplosione rivoluzionaria contro il caro-vita) ha risposto malamente, legalitariamente, al movimento artificiale (20-21 luglio). La stessa direzione radunata a Milano per dirigere il movimento, ha dovuto far le valigie, perché da dirigere non vi è stato nulla di nulla; al di fuori di due giorni di festa. Per questi motivi e non altri (...) noi affermiamo il fallimento dello sciopero generale internazionale".
(356) Sull'autorizzazione del comizio vedi lo scambio di fonogrammi tra il reggente la questura di Milano (D'Alessandro) e il prefetto in FP 934.
(357) Avanti!, 26 giugno 1919.
(358) Ibid. Cfr. anche rapp. ufficio spec. d'investig. a dir. gen. P.S., 27 giugno 1919, in MI 57.
(359) Telespr. Pesce a min. int., 26 giugno 1919, ibid.
(360) Napoleone Vanelli parla il 2 e il 25 luglio nel circolo socialista di Sesto San Giovanni, ogni volta davanti a circa duecento persone; il 9 luglio all'Usi; e il 22 agosto nel salone delle scuole di via Campo Lodigiano davanti a "uno stuolo di carabinieri reali e poliziotti" che erano i due terzi di "un uditorio sinceramente esiguo" (Avanti!, 22 e 23 agosto 1919), prima di essere esonerato dalla carica di oratore ufficiale dell'Uai "per l'inettitudine a far propaganda delle idee anarchiche" dimostrata in occasione di quest'ultima conferenza. (Rapporti vari in MI 57 e FP 934.)
(361) "Molte riunioni si tenevano all'aperto. La domenica ci si dava appuntamento, si faceva una passeggiata nei prati, ci si sedeva e lì si conversava delle nostre posizioni, dei vari movimenti che c'erano, eccetera, come si era fatto durante la guerra." (Interv. M. Rossi Molaschi, 21 marzo 1975.)
(362) Telespr. Pesce a min. int., 30 giugno 1919, ibid.
(363) Telespr. pref. Piacenza a min. int., 4 luglio 1919, in MI 63. "Tali gruppi" si informa "avrebbero [il] compito di marciare in testa alle dimostrazioni per dirigerne i movimenti, di essere fattori di segnalazione compiendo rapidi giri con biciclette allo scopo di mantenere in continua comunicazione le singole attività e poter riferire ai dirigenti di un eventuale movimento le misure di precauzione prese dalle autorità. I più fidati dovrebbero inoltre compiere opera di propaganda deleteria fra le truppe. Ideatore di tali gruppi di Guardia Rossa sarebbe stato il noto anarchico Borghi Armando, che darebbe diretti ordini ai capi di ogni singola formazione." Annota, a margine, il ministro: "Che bella novità!".
(364) Telespr. Pesce a min. int., 14 luglio 1919, in MI 63.
(365) Queste confidenze sarebbero state fatte dall'anarchico Luigi Meregalli mentre distribuiva dei manifestini così concepiti: "Soldati e Proletari!! La BORGHESIA ed il GOVERNO imposero la guerra per schiacciare il nemico, promettendo pace e benessere per tutti. Oggi che la guerra è finita, qual è il RISULTATO! DISOCCUPAZIONE, MISERIA e MITRAGLIA per NOI, e miglioni [sic] per loro, mentre a PARIGI vigliaccamente si stanno preparando altre guerre. ECCO LA REALTÀ. Proletari e Soldati!! Solamente una RIVOLUZIONE potrà schiacciare la prepotenza di coloro che vivono del sangue e del lavoro di noi proletari che tutto produciamo, e nulla abbiamo. ALL'ARMI... W. La RIVOLUZIONE - W. L'ANARCHIA". Una perquisizione effettuata successivamente nella casa di Meregalli, alla ricerca dei venticinque tubi di gelatina che l'anarchico (in evidente stato di ebbrezza) aveva detto di custodire personalmente, diede esito negativo. (Tel. pref. Milano a min. int., 3 agosto 1919, in MI 57; altri rapporti sullo stesso fatto dell'autorità di P.S. e dei carabinieri in FP 934.) Notizie su Meregalli, definito "lavoratore assiduo", "dedito al vino", "alquanto squilibrato" e "millantatore", nella riservata di Gasti al pref., 16 agosto 1919, ibid.
(366) Rapp. ufficio spec. d'investigaz. al dir. gen. P.S., 7 luglio 1919, n. 2909, in MI 57; tel. min. int. (Quaranta) a Pesce, st. d., in FP 934.
(367) Rapp. ufficio spec. d'investigaz. al dir. gen. P.S., 7 luglio 1919, n. 2910, che finisce così: "gli anarchici a Milano sono circa 2000".
(368) Rapp. ufficio spec. d'investigaz. al dir. gen. P.S., 7 luglio 1919, n. 2911, ibid. Il volantino allegato è lo stesso segnalato in precedenza e distribuito in occasione del Primo Maggio. Rivolto ai proletari e ai soldati e firmato da un fantomatico "Fascio d'Azione dei Giovani Anarchici", esso invitava a far convergere pensieri e forze verso "un unico fine: la comunione della proprietà: tutto è di tutti!", per diventare "i produttori e i distributori di tutto in una società libera, in una società comunista".
(369) Rapp. riserv. min. int. al pref. Bologna, 13 aprile 1919, cit. in R. Vivarelli, op. cit., p. 449.
(370) Rapp. ufficio spec. d'investigaz. a V.E. Orlando, 19 aprile 1919, in CPC 2951.
(371) Rapp. magg. gen. Scipioni, 5 giugno 1919, in MI 63, riprodotto integralmente in R. Vivarelli, op. cit., pp. 584-6.
(372) Rapp. ufficio centr. d'investig. al dir. gen. PS, 8 luglio 1919, n. 2916, ibid. Gli anarchici milanesi, esso conclude, "esprimono in questi giorni propositi efferati e la loro eccitazione fa temere che possano realmente abbandonarsi ad atti inconsulti".
(373) Rapp. ufficio centr. d'investigaz. al dir. gen. P.S., st. d., n. 2917, in MI 57.
(374) G. Mariani, op. cit., p. 25.
(375) Telespr. Pesce a min. int., 10 luglio 1919, in MI 57.
(376) Se la borghesia e lo stato si rallegrano per l'esito dello sciopero, aveva commentato Volontà (1° agosto 1919), "o è una finzione, oppure vuol dire che la loro paura era tanta che il fatto d'essersi ritrovati il 22 luglio al posto di prima basta perché si credano vittoriosi. Magra soddisfazione!".
(377) Rapp. ufficio spec. d'investig. al dir. gen. P.S., 13 luglio 1919, ibid.
(378) A questa conclusione arrivarono, la sera del 23 luglio, i circa venticinque anarchici che si erano riuniti nella sede dell'Usi per fare un bilancio dello sciopero. (Rapp. ufficio spec. d'investigaz. al dir. gen. P.S., 26 luglio 1919, in MI 57.)
(379) G. Mariani, op. cit., p. 25.
(380) Ibid.
(381) Interv. Perego, 14 aprile 1975.
(382) G. Mariani, op. cit., p. 25.
(383) Interv. Perelli, 12 novembre 1974. "Pigliava" ricorda Perelli "certe posizioni da aristocratico anarchico. Diceva: "Io sono un arista". Ma che vuol dire, arista? Perché, guarda che arista è la schiena del porco. La si fa arrosto. "Anarchico-artista" diceva lui." (Interv. 10 maggio 1973.)
(384) Rapp. ufficio spec. d'investig. al dir. gen. P.S., 29 luglio 1919, in MI 57.
(385) Sul regicidio del 29 luglio 1900 vedi A. PETACCO, L'anarchico che venne dall'America, Milano, Mondadori, 1969.
(386) Corriere della Sera, 29 luglio 1919.
(387) Ivi, 30 luglio 1919; Il Secolo, st. d.; Avanti!, st. d.
(388) Avanti!, 30 luglio 1919.
(389) Il Secolo, 30 luglio 1919.
(390) Interv. Perelli, 10 maggio 1973.
(391) Il Secolo, 30 luglio 1919; Corriere della Sera, st. d.; Avanti!, 31 luglio 1919.
(392) Avanti!, 31 luglio 1919.
(393) G. Mariani, op. cit., p. 26.
(394) Una serie di attentati a ponti ferroviari e centrali elettriche avrebbero dovuto essere compiuti, secondo Mariani, in occasione dello sciopero dimostrativo intemazionale del 20 e 21 luglio. "Ma la persona che doveva dare gli esplosivi essendo venuta meno alla promessa" egli spiega "non si fece più nulla." (G. MARIANI, Memorie di un ex-terrorista, Torino, Arti Grafiche F.lli Garino, 1953, p. 25.)
(395) Solo i carabinieri, a quanto risulta, ne ebbero sentore dai loro confidenti. Cfr. le riservate del comandante la divisione di Milano, ten. col. Teodoro Cazzani Lovati, al prefetto, 27 e 29 luglio 1919, in FP 934: "Gli anarchici avrebbero intenzione di fare oggi una "sortita" in occasione dell'anniversario dell'uccisione di Re Umberto".
(396) Art. sull'Iconoclasta! ripubbl. il 15 settembre 1919.
(397) Rapp. ufficio spec. d'investig. al dir. gen. P.S., 1° agosto 1919, in MI 57
(398) Di una prima riunione su questi argomenti, svoltasi la sera del 1° agosto nella sede milanese dell'Usi con la partecipazione di "circa 40 anarchici comprese sei donne", dà notizia l'Ufficio speciale d'investigazione in un rapporto del 4 agosto 1919, in MI 57. Dallo stesso documento siamo informati della presenza alla riunione di Bruno Filippi (favorevole all'intesa tra le varie tendenze anarchiche) e del fatto che "a capo del movimento anarchico in Milano vi è un certo Bianchi Ambrogio, marito di un'ortolana abitante in corso Buenos Aires, che nel 1898 riparò in Svizzera perché seriamente coinvolto nei moti di quell'epoca. Il Bianchi attualmente vive e agisce nell'ombra ma non tralascia di prendere parte a quasi tutte le riunioni anarchiche, ed è uno dei maggiori fautori della vaticinata repubblica in Italia".
(399) La riunione durante la quale avvenne un nuovo scontro tra le due tendenze si svolse il 5 agosto 1919 nella sede dell'Usi. Vi parteciparono "una settantina di persone", alle quali Carlo Molaschi per i comunisti e Dante Pagliai per gli individualisti esposero i rispettivi punti di vista. Secondo uno dei due rapporti inviati dal prefetto, in tale occasione sarebbe stata accettata dai presenti la proposta di istituire i gruppi rionali; "e scopo dei gruppi rionali sarebbe quello di prendere accordi per un'eventuale azione contro la borghesia e contro l'attuale regime, e più specialmente di conoscere personalmente e bene ogni singolo anarchico per poter eliminare quelli che dovessero venire sospettati quali spie". (Telespressi Pesce a min. int., 8 e 13 agosto 1919, ìbid.)
(400) Carlo Coletti.
(401) Telespr. Pesce a min. int., 14 agosto 1919, ibid.
(402) "Da fonte attendibilissima viene assicurato che gli anarchici di Milano sono in grande attività. Spesso si riuniscono, ora in piccoli gruppi ora in gruppi numerosi, tanto in pubblici esercizi, ove fingono di incontrarsi per coincidenza, quanto in luoghi all'aperto, avendo cura di cambiare sempre i luoghi stessi per evitare di attirare su di loro l'attenzione delle autorità." (Rapp. ufficio spec. d'investigaz. al dir. gen. P.S., 5 agosto 1919, in MI 57.)
(403) Telespr. Pesce a min. int.., 15 agosto 1919, ibid.
(404) Telespr. Pesce a min. int., 16 agosto 1919, ibid.
(405) Su quella del 18 agosto cfr. rapp. Pesce a min. int., 22 agosto 1919, ibid. Sulla conferenza di Vanelli del 22 agosto cfr. Avanti!, 22 e 23 agosto 1919, e fonogrammi ispettore gen. P.S. reggente questura (Gasti) a Pesce, 22 agosto 1919, ore 15,15 e 23,15, in FP 934.
(406) Riserv. Pesce a min. int., 28 agosto 1919, in MI 57.
(407) Telespr. Pesce a min. int., 19 agosto 1919, ibid.
(408) Lett. comand. legione carabinieri Milano a Pesce, 3 agosto 1919, in FP 934.
(409) Rapp. ufficio spec. d'investigaz. al dir. gen. P.S., 5 agosto 1919, ibid. Risulta dal documento che in questo periodo si erano infiltrati tra gli anarchici milanesi due "fiduciari" dell'ufficio speciale d'investigazione, uno dei quali era "sott'ufficiale", con l'incarico di seguire tutti i progetti degli anarchici e di riferire sui loto movimenti.
(410) G. Mariani, op. cit., p. 26.
(411) Ibid.
(412) Nota informativa sul fascio di combattimento di Milano e sulla associazione arditi e sui loro rapporti con socialisti e anarchici, 18 agosto 1919, riprodotta integralmente in R. Vivarelli, op. cit., pp. 588-93.
(413) Il decreto prefettizio n. 1380 del 3 agosto 1919 prevedeva pene severe, da tre mesi di carcere a due anni. Alla vigilia della data di scadenza (21 agosto) esso venne prorogato, su richiesta di Gasti, al 31 agosto.
(414) Corriere della Sera, 21 agosto 1919.
(415) Ibid.
(416) Nota informativa cit.
(417) Ibid.
(418) Telespr. Pesce a min. int., 11 settembre 1919, in MI 57.
(419) Il Secolo, 30 agosto 1919.
(420) Questa è la versione del Corriere della Sera (30 agosto 1919). Secondo Il Secolo (30 agosto 1919), più pittoresco, lo sconosciuto, attesa l'automobile all'angolo con via Viviani, le si era gettato contro "urlando e sghignazzando". Rincorsa la vettura per alcuni metri, aveva estratto da una tasca della giacca una bottiglietta e l'aveva tirata contro l'automobile.
(421) Ibid.
(1) (422) Ibid.

(423) Corriere della Sera, 1° e 12 settembre 1919.
(424) Il Secolo, 1° settembre 1919.
(425) Sarebbe morto, infatti, di lì a poco (2 ottobre 1919), a sessantaquattro anni, nella sua villa di Biumo Superiore. (Corriere della Sera, 3 ottobre 1919.)
(426) Corriere della Sera, 1° settembre 1919.
(427) Il Secolo, 1° settembre 1919.
(428) La mattina del 28 agosto. (A. RAIMONDI, Mezzo secolo di magistratura, Bergamo, S.E.S.A., 1951, p. 242.)
(429) Fu nell'estate del 1919 che in Italia si forgiò la locuzione "fronte interno": a indicare, scrisse Volontà (il 16 luglio 1919), "la linea di combattimento fra il governo e i suoi satelliti e complici da un lato e dal lato opposto i proletari e tutti quanti aspirano al socialismo, alla libertà, alla rivoluzione. Noi siamo il nemico intemo, contro cui ferve la guerra, più aspra e implacabile ancora di quando si temeva o fingeva di temere che la nostra opposizione giovasse al nemico esterno".
(430) Da "livragare". Il verbo, derivato dal cognome del ten. Dario Livraghi, un ufficiale italiano che in Eritrea si era reso responsabile di gravissimi atti di violenza contro gli indigeni, nel gergo politico della sinistra significava "uccidere", "distruggere", "annientare". Molto usata nel secondo decennio del secolo, questa parola cadde poi in disuso. Sulla sua genesi e diffusione cfr. E. SANGUINETI, Poesia italiana del Novecento, Torino, Einaudi, 1969, p. 222.
(431) Iconoclasta!, 15 settembre 1919. Poi raccolto in I grandi iconoclasti, cit., pp. 61-2.
(432) "Lo scoppio era tale che i nostri vetri tremarono, come se stessero per cadere, e tutta la casa ebbe una scossa come di terremoto. In Galleria, poi, e in via Ugo Foscolo fu una tale fuga di gente terrorizzata che vi furono più feriti per cadute per terra che dai frantumi di vetri spezzati." (Lett. Kuliscioff a Turati, 8 settembre 1919, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 129).
(433) Corriere della Sera, 8 settembre 1919.
(434) Ibid.
(435) Questa ricostruzione dei fatti si basa sulle versioni, tutto sommato abbastanza coincidenti, del Corriere della Sera, del Secolo e dell'Avanti!.
(436) Quattro furono i feriti, guaribili in pochi giorni, nella calca prodottasi in seguito all'esplosione. (Corriere della Sera, 8 settembre 1919.)
(437) Corriere della Sera, 8 settembre 1919.
(438) Il Secolo, 8 settembre 1919.
(439) Corriere della Sera, 8 settembre 1919.
(440) Ivi, 9 settembre 1919.
(441) Ibid. Cfr. anche Il Secolo, 9 settembre 1919.
(442) Avanti!, 9 settembre 1919.
(443) Il processo fu celebrato a metà dicembre del 1915. Cfr. A. Raimondi, op. cit., pp. 241-242.
(444) "Speravo in una rivoluzione popolare dopo la dichiarazione di guerra" disse Filippi "allora avrei agito." Il presidente gli chiese: "Siete stato voi a scrivere sulla rivoltella "Viva l'Anarchia''?". "Sì" rispose il ragazzo "perché doveva servire per una nobile causa..." "Che libri leggete?" domandò ancora Raimondi. "Spencer..." "Mi congratulo con voi." "Si congratuli con la natura che mi ha fatto così." (A. Raimondi, op. cit. p. 242).
(445) Il Secolo e Corriere della Sera, 9 settembre 1919.
(446) Avanti!, 9 settembre 1919.
(447) I grandi iconoclasti, cit., p. 7.
(448) V. Gozzoli, "Una faccia del prisma", in Iconoclasta!, 24 ottobre 1919.
(449) Ibid.
(450) Condannato dal tribunale di Milano, insieme al sindacalista Raffaele Sclaudi, per attentato alla libertà di lavoro (secondo l'accusa essi avevano, durante uno sciopero di parrucchieri, costretto con le minacce alcuni proprietari a chiudere i loro negozi), Bruno Filippi era stato rimesso in libertà il 23 maggio 1919. (Avanti!, 1 e 4 giugno 1919; Il Secolo e Corriere della Sera, 9 settembre 1919.)
(451) Ibid.
(452) G. Feroci, "Contro le santificazioni", in Iconoclasta!, 24 ottobre 1919.
(453) C. l'Ermite (C. Molaschi), "Anarchici e Futuristi", Ivi, 2 luglio 1919.
(454) Avanti!, 9 settembre 1919.
(455) Corriere della Sera, 9 settembre 1919. E in effetti era stato lui. (Interv. Perelli, 12 novembre 1974.)
(456) Corriere della Sera, 10 settembre 1919.
(457) Tutti tranne uno: Umberto Mincigrucci.
(458) Avanti!, 10 settembre 1919.
(459) Iconoclasta!, 24 ottobre 1919.
(460) Corriere della Sera, 11 settembre 1919.
(461) "La tragedia di Milano", in Il Libertario, 10 settembre 1919.
(462) Pierre, "L'atto", in Iconoclasta!, 24 ottobre 1919.
(463) Brutius (P. Bruzzi), "Da Emilio Henry a Bruno Filippi", ibid.
(464) L. Rafanelli, "Ribellione", ibid. Sulla Rafanelli cfr. P. C. Masini, "Le due Pasionarie dell'anarchia in Italia", in Storia Illustrata, n. 191, ottobre 1973, pp. 120-8; L. RAFANELLI, Una donna e Mussolini, introd. di P.C. Masini, Milano, Rizzoli, 1975; E. SANTARELLI, Il socialismo anarchico in Italia, Milano, Feltrinelli, 1973, p. 222; F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. IV, 1978, pp. 271-3.
(465) Ignotus, "Dinamismo anarchico", in Iconoclasta!, 24 ottobre 1919.
(466) I giornalisti, scrive Turati alla Kuliscioff il 25 febbraio 1919, "ridono della nostra politica, che non è che un gioco di burattini, e chi tira i fili sono i finanzieri, ed essi si prestano con il cinismo di vere prostitute. Si chiamano da se stessi vendi-penna". (F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., pp. 13-4.)
(467) "Olocausto ammonitore", in Volontà, 16 settembre 1919.
(468) Iconoclasta!, 24 ottobre 1919, che in un altro articolo (Anubi, "I carcerati di Milano") aggiunge: "Si dice che Guido Villa abbia fatte delle deposizioni colpose per sé e per qualche altro compagno". Ma "si può credere alle parole di un informe, nato da un alcoolico e da una pazza?". Più equilibrato il comunicato del comitato anarchico pro vittime politiche (Il Libertario, 23 ottobre 1919): Guido Villa "ha parlato molto, ma però non come venne riferito dalla stampa quotidiana locale. Accusò se stesso [e] il Perego di aver cooperato con Bruno Filippi alla preparazione di attentati, ma negò che altre persone facessero parte del complotto. (...) Nostra convinzione è che se il Villa fu un debole, qualcuno che è fuori del processo fu una spia. Interrogato il Villa da qualcuno di noi per... vie traverse, sostiene di esser stato costretto a confessare perché la questura ha rivelato lei, prima della sua confessione, i fatti avvenuti".
(469) Il Secolo, 13 luglio 1920.
(470) Interv. Perego, 14 aprile 1975.
(471) Il comm. Piero Ostalli, che "gli voleva bene come a un figlio" (Il Secolo, 13 luglio 1920) e che al processo testimoniò in sua difesa.
(472) Corriere della Sera, 11 settembre 1919.
(473) Il Secolo, 13 settembre 1919. "In vista dello sciopero generale internazionale del 20 e 21 luglio 1919" spiegò Villa al processo "proposi, associato al Filippi, l'esecuzione di diversi attentati che, se realizzati, sarebbero stati di incitamento alla massa operaia ad agire sul serio. Ma l'insuccesso dello sciopero internazionale e la rapida enorme preparazione del governo mi dissuasero dal tentare la realizzazione del piano, che aveva per scopo di far saltare le principali linee ferroviarie e la centrale elettrica di Pademo." (Umanità Nova, 14 luglio 1920.)
(474) Al processo, celebratosi il 13 luglio 1920, parlando con franchezza, sorridente e disinvolto, Guido Villa dirà: "Prima di entrare nel merito della causa devo dichiarare che sono anarchico e che non riconosco alcun diritto a questa corte di giudicarmi, perché la giustizia borghese rappresenta la reazione, che si oppone ad ogni progresso umano. Non intendo perciò difendermi dai delitti che mi imputate, perché non vi riconosco miei giudici. Assumo completa responsabilità dei miei atti, dei quali non mi dolgo. Vi esporrò brevemente le ragioni morali che mi hanno convinto e indotto a fate quello che ho fatto. Eccole: la guerra capitalistica è stata indubbiamente dannosissima per il proletariato. I segni sono evidenti e nessuno, neppure voi, li può negare o nascondere. Io credo che solamente la rivoluzione potrà cangiare il regime sociale, ed è per essa che nel luglio 1919 mi associai al compagno Bruno Filippi per tentare, a mezzo d'esplosioni di bombe, di far scoppiare una sommossa popolare che - estendendosi - distruggesse l'odierno regime borghese". La sua dichiarazione finirà così: "Sono anarchico e ho la sicurezza di avere agito con coscienza: non temo e non temerò affatto le conseguenze penali dei miei atti". (Umanità Nova, 14 luglio 1920.) Sul processo vedi anche (con molte inesattezze) A. Raimondi, op. cìt., pp. 242-5.
(475) Ivi, 15 settèmbre 1919.
(476) Interv. Perego, 14 aprile 1975.
(477) Umanità Nova, 14 luglio 1920. Aldo Perego, "la figura morale più bella di tutto il processo", "si lasciò trarre in arresto senza vacillare un istante sul piedistallo della sua idealità anarchica che affermò con sicurezza non comune". Dal carcere scrisse alla famiglia: "No, io non mi credo tanto colpevole quanto forse sembrerò a voi, e se anche lo fossi, lo devo non a me, ma alle idee che sinceramente professo e alle quali ho cercato di dare una valorizzazione pratica. No, non mi sento e sono sicuro di non essere un delinquente, perché una cosa è fare il male per il male, altro è fare il male con la speranza che ne esca un bene. Questa idea è tanto logica che l'avete avvalorata anche voi [i suoi genitori erano stati ferventi interventisti, N.d.A.] col fatto tremendo che ha sconvolto l'umanità: la guerra. Non aspettavate voialtri da questo gran male un gran bene? È questione di differente interpretazione del fatti, ma il valore in sé è uguale." (Il Libertario, 23 ottobre 1919; Iconoclasta!, 24 ottobre 1919.)
(478) Proprio da questi elementi la perizia psichiatrica dedusse "note di criminalità" che gli valsero la concessione della seminfermità mentale. (Umanità Nova, 14 luglio 1920.)
(479) Ibid. Scarse notizie biografiche su di lui in CPC 3852.
(480) Il Secolo, 13 settembre 1919.
(481) Ibid. Cfr. anche Umanità Nova, 14 luglio 1920.
(482) Interv. Perego, 14 aprile 1975.
(483) Ibid. Cfr. anche Il Secolo e Corriere della Sera, 13 settembre 1919.
(484) Questa bomba era molto simile, nel sistema di scoppio, a quelle che usarono, durante la Resistenza, numerosi gappisti, con l'unica differenza che i secondi chiudevano la provetta con un pezzetto di gomma ben teso, spesso ricavato da un preservativo. (Cfr. G. PESCE, Senza tregua. La guerra dei GAP, Milano, Feltrinelli, 1973, pp. 63-4.)
(485) "Forse" congettura oggi Perego "gli si ruppe il tubetto dell'acido mentre lo stava mettendo nella latta." (Interv. 14 aprile 1975.)
(486) Corriere della Sera, 15 settembre 1919.
(487) La sera del fatto, domenica, essendo "intuitivo" che si trattava di un attentato anarchico, la questura mandò un camion di agenti e di carabinieri "in un posto abitualmente frequentato da anarchici" per una prima retata. Ma, "stante l'ora tarda, di anarchici non ve n'erano. Si arrestarono così a casaccio degli innocui cittadini, i quali dovettero essere subito rilasciati". Il mattino dopo furono eseguite una serie di laboriose perquisizioni nelle case di quelli che potevano essere i maggiori esponenti del movimento anarchico milanese, perquisizioni che rimasero infruttuose. Quindi cominciarono gli arresti. Aldo Perego fu preso lunedì notte, la Zibardi e la Melli martedì, giovedì venne arrestato Villa, e solo dopo un altro paio di giorni i compagni del bar Roma. (Il Libertario, 23 ottobre 1919.)
(488) Ivi, 13 settembre 1919.
(489) Ibid.
(490) Corriere della Sera, 14 settembre 1919. "Tre compagne liberate dopo parecchi giorni di cella e di guardina" denunciava, appena costituitosi, il comitato anarchico pro vittime politiche "ci comunicano che contro la Maria Zibardi (...) vennero usate violenze onde indurla a confessare (...)." (Il Libertario, 2 ottobre 1919.) E ancora: "Contro la Zibardi venne adoperata ogni perfidia". (Umanità Nova, 7 luglio 1920.) Le autorità carcerarie erano accusate di averla tenuta per tre giorni legata a un letto di contenzione.
(491) Umanità Nova, 14 luglio 1920. Durante il processo fu esibito un biglietto della Zibardi alla Melli che risultava sequestrato in carcere. "Carissima Elena," c'era scritto "ora ti posso dire quello che so, perché tu ti metta al corrente. Aldo nella sua dichiarazione dice che le munizioni venivano da Bruno, e lui le prendeva da te. Ti raccomando: nega sempre che vinceremo. A S. Fedele ho visto la Nemesi ch'era stata chiamata dal commissario per farla scrivere. Ti raccomando, nega sempre, come ho negato e nego io. (...) Nega, che loro non hanno prove." (Il Secolo, 13 luglio 1920.) Nemesi era il nome della figlia di Elena Melli, una bimba di nove anni che, secondo gli anarchici, fu usata dalla polizia per esercitare indebite pressioni sulla madre. (Cfr. Il Libertario, 2 ottobre 1919.) Quanto al biglietto citato, la Zibardi dichiarò in tribunale di averlo scritto in un momento di crisi psicologica. (Umanità Nova, 14 luglio 1920.)
(492) CPC 3211. Durante l'ultimo anno di guerra era stata internata ad Arezzo, Cosenza e in altre località.
(493) Ivi, 14 settembre 1919.
(494) Il Secolo, 13 settembre 1919.
(495) Il Secolo, 13 luglio 1920. "Da quando siete anarchica?" le chiese Raimondi, presidente della corte d'assise. "Chi può precisarlo?" rispose l'imputata. "Anarchici si nasce." (Ibid.)
(496) Dove "ha sempre cercato di fare propaganda anarchica, specie fra militari," scrive la prefettura di Genova l'8 dicembre 1918 "tanto che venne internata in altro comune di quella provincia". (CPC 3211.)
(497) Col quale, secondo un giornale, s'intratteneva volentieri a discutere, specialmente di femminismo, perché il compagno era un antifemminista e sosteneva che bisognava tenere le donne all'oscuro di tutti quei progetti per i quali si poteva incorrere in qualche responsabilità. (Il Secolo, 30 luglio 1920.)
(498) Umanità Nova, 14 luglio 1920.
(499) "Sembra però che il Mariani" scrive Il Secolo (12 luglio 1920) "non accogliesse con molto entusiasmo le lettere incendiarie dell'amante, e allora essa replicava: "Ti sei incarognito? Maledizione a tutti i paesi nativi! Quando ti decidi a tornare fra i buoni e i volonterosi? Scuotiti dal letargo in cui vivi da un po' di tempo, perdio! Chi vuole il mio amore sa come deve agire: il dovere ci chiama"."
(500) Ibid.
(501) Il Libertario, 2 ottobre 1919.
(502) Perego a dodici anni, Villa a dieci.
(503) Erano: Giuseppe Mariani, il tipografo Guglielmo Penati di diciannove anni, il falegname Giuseppe Quattrini di quarantatré anni, il calzolaio Antonio De Cortes di vent'anni, il meccanico Antonio Scotto, di trentatré anni, il fotografo Carlo Coletti di diciannove anni (che fu rinviato al giudizio del pretore per omessa denuncia di pugnale) e Aurelio Tromba, Dante Pagliai, i fratelli Giuseppe, Antonino, Diego e Randolfo Vella, Leopoldo Franchi, Enrico Gaiani, Ettore Crasi e Pietro Gozzini. I primi otto furono scarcerati il 18 novembre 1919, dopo circa settanta giorni di prigione. (Avanti!, 20, 24 e 26 novembre 1919). Quelli di Coletti, Quattrini, Scottu, Pagliai e Randolfo Vella (con Molaschi, Senigalliesi e altri) sono i nomi che ricorrono più spesso nei rapporti della prefettura di Milano e dell'ufficio speciale d'investigazione di Roma nell'estate del 1919.
(504) A. G. CASANOVA, Storia popolare dell'Italia contemporanea, vol. IV, Bologna, Cappelli, 1971, p. 71.
(505) Telespr. Pesce a min. int., 19 settembre 1919, in MI 57. Il dispaccio aveva lo scopo di tranquillizzare il governo dal quale, nei giorni della "caccia all'anarchico", erano partiti per Milano allarmati telegrammi. "Notizie di varia fonte" aveva comunicato Quaranta il 13 settembre "segnalano una ripresa nella attività gruppi anarchici dai quali affermasi siano stati preordinati attentati terroristici da compiersi simultaneamente o successivamente in varie città." "Notizie provenienti estero" rincarava lo stesso Nitti il giorno dopo "confermano esistenza accordo tra comunisti e anarchici in recente riunione a Zurigo per attentati terroristici da compiere in Germania, Italia e Francia. Anarchici italiani avrebbero deciso sopprimere Casa Reale Savoia, uccidere Sua Maestà il Re, attentare alla vita S.E. Tittoni e altre personalità per promuovere movimento comunista." (I due dispacci in FP 934.)
(506) Il citato tel. di Pesce accenna infatti a una "privata riunione" di anarchici, svoltasi il 16 settembre, con la partecipazione di "una ventina" di militanti, durante la quale "si discusse sui recenti arresti di compagni e sulla raccolta di offerte iniziate per portare loro aiuto (...)". Fu in questa occasione, probabilmente, che venne fondato il comitato anarchico pro vittime politiche.
(507) Il Libertario, 2 ottobre 1919.
(508) Avanti!, 25 settembre 1919.
(509) Volontà, 1° ottobre 1919. Sull'impresa di Fiume il quindicinale anconetano tornerà un mese dopo (1° novembre 1919) e poi ancora in dicembre (10 dicembre 1919) con un articolo in cui, dopo aver definito D'Annunzio "il Denikin" delle classi dirigenti, scrive: "Fiume è oggi un campo trincerato della reazione contro la rivoluzione italiana. È lo schioppo che il brigante punta sul passeggero per intimargli "o la borsa o la vita"". Anticipando così il sintetico giudizio di Nenni: "Nel settembre del 1919 comincia, con la marcia su Fiume, l'agonia dello stato liberale italiano. In questo senso, il settembre del '19 può essere considerato il preludio dell'ottobre del 1922". (Op. cit., p. 37.)
(510) G. Mariani, op. cit., p. 27.
(511) Telespr. Pesce a min. int., 1° novembre 1919, in MI 57.
(512) Nella sgrammaticata trascrizione dell'ufficio politico della questura milanese esso dice: "Operai! Gli anarchici vi lanciano l'estremo appello alla RIvolta, ormai siamo troppo stanchi in tutti i modi, altri mezzi non vi sono [,] coloro i quali vi addormentano sono [degli] arrivisti e dei traditori [,] noi dobbiamo passare avanti a questa genia abbattendo tutti gli ostacoli, noi anarchici saremo precursori [,] l'avanguardia rossa dell'immInente rivoluzione... All'opera con le bombe e [con i] pugnali, diamo il colpo di grazia alla morente società". (Telespr. Pesce a min. int., 1° novembre 1919, in MI 57.)
(513) "CITTADINI, OPERAI, SOLDATI. In questi tempi luttuosi, in cui tutto sembra crollare, e il governo borghese corre ai ripari ripristinando la censura e la reazione, gli Anarchici vi rivolgono la parola sincera che sporga [recte: sgorga] dal loro cuore, e vi dicono: SVEGLIATEVI! INSORGETE... Difendete il vostro diritto di vivere senza l'incubo del triste domani, per voi e per la vostra famiglia. Non vedete il terribile ed impressionante fenomeno del costo della vita?... Non vedete che per voi operai non vi è né riso, né altri generi di prima necessità, mentre per i vostri affamatoRi vi sono i cibi più delicati e gustosi?... A voi la risposta; a noi Anarchici il promuovere l'azione che sarà terribile come l'odio che nutriamo per chi, dopo averci mandati al macello, ci fa soffrire e ci affama." (Ibid)
(514) Cfr. Il Partito Socialista Italiano nei suoi Congressi, vol. III: 1917-1926, a cura di F. Pedone, Milano, Edizioni Avanti!, 1963, pp. 45-103.
(515) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 194.
(516) Le categoriche affermazioni di Bordiga contro il riformismo e le scelte elettorali si trovano espresse ripetutamente nella stampa socialista. "Chiamare alle urne il proletariato" scrive Bordiga sul Soviet (16 giugno 1919) "equivale senz'altro a dichiarare che non vi è nessuna speranza di realizzare le aspirazioni rivoluzionarie e che la lotta dovrà svolgersi necessariamente entro l'ordine borghese." "La borghesia per vivere deve fare del riformismo" ribadisce sull'Avanti! (29 settembre 1919). "Per riuscirvi ha bisogno della partecipazione del proletariato alla democrazia parlamentare. La nostra astensione spezzerebbe di netto il gioco del governo attuale." Nel loro programma pubblicato sull'Avanti! i membri della frazione comunista astensionista avevano scritto di ritenere aperto il periodo storico della lotta rivoluzionaria tra borghesia e proletariato e divenuto ormai incompatibile l'invio di rappresentanti socialisti in parlamento.
Questo sarebbe un buon principio per una vera solidarietà rivoluzionaria proletaria, per un nostro accordo sul terreno dei fatti coi socialisti" commentò Volontà (16 agosto 1919) "(...) ma l'effetto buono di questo buon principio viene neutralizzato dalla rigidità scontrosa per cui questi socialisti, rivoluzionari nelle intenzioni, subordinano ogni possibilità rivoluzionaria ad una loro concezione dommatica ed esclusivista della rivoluzione, tutta loro particolare, che nel fatto rende impossibile proprio ciò che essi più vogliono.
"Questa frazione, ch'è minoranza nello stesso partito socialista e più minoranza ancora tra la classe operaia, se non vuol rimandare la rivoluzione al biblico anno 2000 bisogna che riconosca essere questa un fatto collettivo che esce dall'orbita d'un partito e non può essere subordinata a pregiudiziali teoriche troppo unilaterali, come quella, per esempio, che la conquista del potere politico anticipi e non di poco la conquista della ricchezza e renda quindi evidente il pericolo di uno stato tiranno altrettanto dell'attuale e creatore di nuovi privilegi e nuovi privilegiati."
(517) l.f., "Al Congresso Socialista", in Volontà, 16 ottobre 1919.
(518) "Socialisti e anarchici", ivi, 1° novembre 1919.
(519) N. de Bartolomeis, "Anarchici e socialisti", ivi, 16 novembre 1919. Per un altro lusinghiero giudizio sull'Ordine Nuovo vedi L. Fabbri, "Il movimento di idee in Italia nel 1920", Pagine Libertarie, 8 aprile 1922.
(520) Ben riassunte nell'art. "Socialisti e anarchici", raccolto in La cultura italiana nel '900 attraverso le riviste, vol. VI, L'Ordine Nuovo, a cura di P. Spriano, Torino, Einaudi, 1963, p. 281.
(521) "Noi siamo persuasi" scrive nell'aprile 1920 "che per la rivoluzione in Italia è necessaria la collaborazione tra socialisti e anarchici, collaborazione franca e leale di due forze politiche, basata su concreti problemi proletari." (A. GRAMSCI, L'Ordine Nuovo (1919-1920), Torino, Einaudi, 1954, p. 401.)
(522) "I marxisti o sedicenti tali, fra cui lo stesso Lenin, amano schernire gli anarchici come "piccoli-borghesi" (...)" scriverà Luigi Fabbri in La contro-rivoluzione preventiva (nota a p. 183). "Ma non è certo colpa degli anarchici se il processo di proletarizzazione delle classi medie previsto da Marx non si è avverato o se queste continuano ad esistere e pesare sulla vita pubblica, anche se v'è chi per apriorismo dottrinario vuole ignorarle!"
(523) N. de Bartolomeis, art. cit.
(524) "Dagli amici ci guardi Iddio!", in Volontà, 16 dicembre 1919.
(525) "La fiera è aperta", ivi, 16 ottobre 1919.
(526) Pubblicato integralmente in Volontà, 16 novembre 1919. Il manifesto è datato Ancona, 11 novembre 1919.
(527) "Gli anarchici e le elezioni", in Volontà, 16 ottobre 1919.
(528) Avanti!, 27 ottobre 1919.
(529) Ivi, 1° novembre 1919.
(530) Corriere della Sera, 1° novembre 1919.
(531) Dove per gli anarchici parlò [Francesco?] Ghezzi. (Avanti!, 3 novembre 1919.)
(532) Recata anche in questo caso da Ghezzi.
(533) Avanti!, 8 novembre 1919.
(534) Corriere della Sera, 8 novembre 1919.
(535) Lett. di E.V.A. all'Avanti!, 9 novembre 1919.
(536) Avanti!, 8 novembre 1919.
(537) Lett. di E.V.A. all'Avanti!, 9 novembre 1919.
(538) Nominato reggente la questura di Milano dopo la rimozione di Eula per i fatti dell'aprile 1919, Gasti aveva rafforzato le misure di ordine pubblico, intensificando il servizio dei pattuglioni notturni (istituiti dal suo predecessore) e togliendo dalla circolazione, secondo un giornale, un migliaio di "malviventi" in meno di un mese. Si era poi dedicato alla caccia ai disertori e alla repressione della prostituzione. Contemporaneamente aveva insistito presso il ministero perché fossero migliorate le condizioni economiche dei funzionari e degli agenti, sostituendo quelli che, secondo lui, avevano dimostrato di non essere all'altezza, e provvedendo a rimettere in ordine gli uffici. (Corriere della Sera, 13 maggio 1919.) Il 19 maggio Gasti aveva ceduto il posto di reggente a Ercole D'Alessandro, un ispettore generale che durante la guerra si era dedicato alla repressione dello spionaggio e del contrabbando lungo il confine svizzero (ivi, 19 maggio 1919), per riprenderlo l'8 agosto, quando D'Alessandro aveva chiesto di tornare a Roma (ivi, 8 e 11 agosto 1919). La sua nomina a questore di Milano era venuta il 19 settembre (Corriere della Sera, 19 settembre 1919).
(539) Fonogr. Gasti a Pesce, 7 novembre 1919, in FP 934, dove si trova anche un originale del manifesto sequestrato.
(540) "Il nuovo questore" scrisse allora l'Avanti! (21 settembre 1919) "ha ripetuto l'errore in cui sono spesso caduti i funzionari e i governanti, considerando pericolosa per l'ordine pubblico la denuncia di situazioni di disagio che erano di per sé sole, ed esse soltanto, una vera minaccia per l'ordine pubblico stesso. Ignorare le cause di malcontento popolare e dissimularle significa precisamente rendersi complici delle eventuali manifestazioni non pacifiche di questo malcontento."
(541) Avanti!, 10 novembre 1919.
(542) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 195.
(543) "Se anche una minoranza rivoluzionaria riuscisse con la violenza a impadronirsi del potere" scrive Gramsci la vigilia delle elezioni "questa minoranza sarebbe il giorno dopo rovesciata dal colpo di ritorno delle forze mercenarie del capitalismo..." E aggiunge: "La rivoluzione comunista è una necessità in Italia più per ragioni internazionali che per ragioni inerenti al processo di sviluppo dell'apparato di produzione nazionale. I riformisti e tutta la banda degli opportunisti hanno ragione quando dicono che in Italia non esistono condizioni obbiettive della rivoluzione: essi hanno ragione in quanto concepiscono l'Italia come un organismo indipendente dal resto del mondo...". (A. GRAMSCI, "I rivoluzionari e le elezioni", L'Ordine Nuovo, 15 novembre 1919.)
"Sicché" commenta Paolo Spriano "il suo giudizio può così definirsi: le condizioni internazionali per la rivoluzione sono positive; insufficienti quelle nazionali, visto che "la rivoluzione trova le grandi masse popolari italiane ancora informi, ancora polverizzate in un brulichio animalesco di individui senza disciplina e senza cultura, ubbidienti solo agli stimoli del ventre e delle passioni barbariche"." (La cultura italiana del '900 attraverso le riviste, vol. VI: L'Ordine nuovo (1919-1920) a cura di P. Spriano, Torino, Einaudi, 1963, p. 65.)
Pietro Nenni scriverà: "Le condizioni per la rivoluzione esistevano. Ciò che mancava era la preparazione rivoluzionaria". (Op. cit., p. 27.)
(544) Ibid.
(545) "Per la prima volta non vi fu nel 1919 alcun reclamo." (F. S. Nitti, prefaz. a E. Flores, op. cit., p. 23.) Cfr. anche G. Salvemini, op. cit., p. 487. Ma Nenni denuncia, pur comprendendone le cause sociali, "deplorevoli episodi di mutilati che non poterono parlare e di comizi ridotti in tornei di bastonate". (Op. cit., p. 50.)
(546) L'astensionismo elettorale aveva incontrato un certo favore anche tra i socialisti fin dall'estate del 1919, come attesta la Kuliscioff: "In vista della rivoluzione sovietista non ne vogliono più sapere delle elezioni e sono logici". (Lett. a Turati, 12 agosto 1919, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., pp. 114-5.)
(547) "Il responso della Sibilla", in Volontà, 1° dicembre 1919.
(548) G. Salvemini, op. cit., p. 488.
(549) Ivi, pp. 488-9.
(550) G. Salvemini, op. cit., p. 492.
(551) "Un discorso di sfida", in Volontà, 16 dicembre 1919.
(552) Il Secolo e Avanti!, 3 dicembre 1919.
(553) Il Secolo, 3 dicembre 1919.
(554) Avanti!, 3 dicembre 1919.
(555) Sull'odio dei proletari per gli ufficiali abbiamo anche la testimonianza di un grande scrittore americano, Ernest Hemingway, a Milano nell'autunno del 1918: "Quando avevamo finito con gli apparecchi [di fisioterapia], andavamo insieme qualche volta al caffè Cova, accanto alla Scala. Si faceva la strada più breve attraversando il quartiere comunista, poiché eravamo in quattro. La gente non ci poteva soffrire perché eravamo ufficiali e da una mescita di vino qualcuno gridava: "Abbasso gli ufficiali!'' mentre passavamo". (E. HEMINGWAY, "In paese straniero", da I quarantanove racconti, trad. it. G. Trevisani, Torino, Einaudi, 1955, pp. 276-7.)
(556) Il Secolo, 3 dicembre 1919.
(557) Avanti!, 3 dicembre 1919.
(558) Il Secolo, 3 dicembre 1919.
(559) Avanti!, 3 dicembre 1919. "Un oratore anarchico" scrive Il Secolo (3 dicembre 1919) "ha trovato modo di ottenere delle approvazioni proclamando la necessità di far revocare dal prefetto il decreto che limita la libertà di riunione ma ha poi provocato vivaci proteste quando ha affermato l'opportunità di agire con energia e con qualunque mezzo contro le autorità costituite per l'instaurazione di un regime comunistico."
(560) Avanti!, 4 dicembre 1919.
(561) "Vella, per gli anarchici,, pronuncia un violento discorso, che è applaudito." Poi, verso la fine del comizio, parleranno "altri oratori di parte anarchica". (Avanti!, 4 dicembre 1919.)
(562) Il Secolo, 4 dicembre 1919.
(563) Volontà, 16 dicembre 1919.
(564) Il Secolo, 4 dicembre 1919.
(565) Qui si ebbero gli incidenti più gravi. Il 3 dicembre centinaia di anarchici e di altri sovversivi, sventolando una bandiera sulla quale era scritto il nome di Spartaco, interruppero le comunicazioni ferroviarie, incendiarono la stazione, tagliarono i fili del telegrafo, liberarono i detenuti, svaligiarono alcune armerie e si scontrarono con la forza pubblica. Il bilancio fu di sei morti e decine di feriti. "Volli andare a vedere coi miei occhi" scrive Borghi "e constatai la solita situazione: accordo alla base, distacco netto tra le masse e i capi socialisti e sindacali." (Mezzo secolo cit., pp. 195-6.)
(566) "Dal parlamento alla piazza", in Volontà, 16 dicembre 1919.
(567) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 199.
(568) Su Malatesta e la Settimana Rossa cfr. L. LOTTI, La Settimana Rossa, Firenze, Le Monnier, 1965, e G. Cerrito, "I termini del disegno rivoluzionario di Errico Malatesta nel 1913-1914", relaz. tenuta al Convegno di studi sulla Settimana Rossa svoltosi a Forlì il 7 e 8 dicembre 1974, di prossima pubblicazione. Il profilo biografico più recente è quello che si trova in F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. III 1977, pp. 246-55.
(569) Il mandato di cattura era stato spiccato dalla corte d'assise di Ancona il 19 giugno 1914.
(570) Il 21 giugno 1914.
(571) Dove aveva soggiornato più volte, e in particolare dal 1900 ai 1913.
(572) Nel 1919 Malatesta abitava al 12 di Arthur Street, New Oxford Street, come risulta dalla sua carta intestata. Sulla sua attività in Inghilterra le notizie sono piuttosto scarse. "(...) di tutti i paesi dove sono stato l'Inghilterra è quello in cui più debole è stata la mia attività sovversiva; ma questo era perché il gran pubblico inglese è ancora refrattario alla propaganda anarchica, e perché, forestiero in un paese che è forse il più xenofobo del mondo, scarsa era l'influenza ch'io potevo esercitare." (Art. pubbl. da Umanità Nova, 23 settembre 1921, raccolto in E. Malatesta, Scritti, cit., vol. I, pp. 237-9.)
(573) La prima richiesta fu fatta nel 1916. (Cfr. L. FABBRI, La vida de Malatesta, prologo di D. Abad de Santillan, Barcelona, Ediciones "Tierra y Libertad", 1936, p. 173; dichiaraz. Malatesta alla corte d'assise di Milano, 27 luglio 1921, in E. Malatesta, Scritti, cit., vol. II, p. 298.)
(574) Della quale Malatesta si riteneva beneficiario. Non così le autorità italiane. "Malatesta non è beneficiato dalla recente amnistia perché questa è limitata ai delitti di competenza pretoriale, né dall'indulto, avendo riportato condanne fra cui una a 2 anni per associazione a delinquere". (Pref. Ancona a min. int., 10 aprile 1919, in CPC 2951.) Giusto un mese prima, il 10 marzo, era stato compilato nella capitale, dall'ufficio speciale d'investigazione, il testo del volantino per il "segnalamento di Errico Malatesta" del quale si fornivano, con la fotografia, ampi connotati: "Età anni 66, statura bassa, colorito olivastro pallido, capelli neri canizie, corporatura piccola, adiposità poca, occhi marroni piccoli infossati, naso gibboso (grosso), espressione fisionomica arcigna, sguardo vivace penetrante mobile, andatura lenta, voce (stridula), pronuncia difettosa dell'erre, calvizie parietale, fronte alta, sopraciglia folte, zigomi sporgenti, baffi spioventi castani canizie, barba folta lunga castana canizie, dorso curvo, spalle spioventi." (Ibid.)
(575) "Ma i poliziotti inglesi mi dicevano: "Sapete? È inutile che voi ci fate correre, perché noi potremmo arrestarvi, ma non vi arrestiamo, perché se vi arrestiamo dovremmo mandarvi in Italia e il governo italiano trova che voi state meglio in Inghilterra"." (Dichiaraz. Malatesta cit.)
(576) "La polizia lo sorvegliava e seguiva dovunque. Due o tre volte Malatesta riuscì a sottrarsi alla sorveglianza, a nascondersi, (...) e cercò d'imbarcarsi." (L. Fabbri, prefaz. a E. Malatesta, Scritti, cit., vol. I, p. 10.)
(577) Il console Faà di Bruno a min. int., 31 dicembre 1919, in CPC 2951.
(578) "Mi diressi a capitani di tutte le nazionalità, a parecchi detti anche e molto largamente il prezzo di trasporto, ma quando andavo per imbarcarmi mi restituivano il denaro e qualcuno mi diceva: "Sapete, la polizia ci ha detto che ci succederebbero seri guai se vi trasportassimo"." (E. Malatesta, Scritti, cit., vol. II, p. 298.) (578).[****"Io sono sempre qui prigioniero, ansioso di tornare in Italia" scriveva all'anarchico spezzino Pasquale Binazzi l'11 marzo 1919 "ma impossibilitato a farlo per mancanza di passaporto. Credo che però non potranno negarmi a lungo il diritto di venire a farmi processare." (Il Libertario, 20 marzo 1919.) E il 15 aprile, sempre a Binazzi: "Ma tu vedi in me un altro esempio che i governi, quando vi trovano la loro convenienza, si burlano della legge... peggio che se fossero anarchici. Possa la cosa servire di lezione ai legalitari!". (Ivi, 1° maggio 1919.)
(579) Il testo dell'interrogazione sull'Avanti!, 28 luglio 1919. Prima di allora, secondo un confidente dell'ufficio speciale d'investigazione, dei mezzi più acconci per far venire Malatesta in Italia, magari segretamente ("perché dalla sua venuta gli anarchici molto si attendono", in vista della rivoluzione che "ritengono imminente"), si era discusso tra le quinte del congresso anarchico di Firenze. "Fu deliberato di far giungere al Malatesta sollecitazioni a nome del congresso. Si dice pure di offrirgli il mezzo di essere sicuramente nascosto e sicuro, ove si decidesse a venire, e anche di questo s'incaricarono i compagni di Ancona i quali assicurano di aver prevenuto i desideri dei compagni, preparando all'agitatore un ricovero sicuro, in un paesetto nei dintorni di Ancona. Fu, in questa ristretta cerchia di capi e di fidati, confermato concordemente che la venuta del Malatesta in Italia sarebbe una vera manna per il partito - oltreché per la rivoluzione - in quanto egli è o sarebbe latore di forti aiuti finanziari del governo bolsceviko russo. Trapelò anche in queste conversazioni che egli riesce a fare scorrerie in Svizzera ove ha comunicazioni e colloqui con emissari russi bolsceviki." (Rapp. Ufficio spec. d'investigaz. a V.E. Orlando, 19 aprile 1919, in CPC 2951.)
(580) Dalla quale tuttavia, secondo il questore di Ancona, Malatesta doveva considerarsi beneficiato. (Cfr. rapp. 26 settembre 1919, ibid.) "Procuratori generali Ancona e Aquila hanno richiesto applicazione recente decreto amnistia Malatesta Errico. Corti appello non sonosi ancora pronunziate" telegrafa il prefetto di Ancona il 15 settembre. E il 24 informa il ministero che l'applicazione è stata decisa. (Ibid.)
(581) Augusto Masetti, l'anarchico che il 30 ottobre 1911, a Bologna, gridando "Viva l'anarchia!" sparò al suo colonnello. Su Augusto Masetti., cfr. F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. III, 1977, pp. 345-7.
(582) A. Borghi, Mezzo secolo cìt., pp. 199-200.
(583) "Errico Malatesta" vi si diceva tra l'altro "dopo due amnistie che non hanno liberato ancora tutte le vittime militari ma che hanno liberato già tutte le vittime politiche per reati non militari, e che hanno beneficiato anche molti parassiti per le frodi e le adulterazioni di derrate e di merci, che colpivano negli interessi e nella salute il pubblico consumatore; Errico Malatesta, uno dei padri del socialismo italiano, è il solo cittadino italiano a cui si nega il diritto di tornare in Italia!" (Il testo integrale dell'appello in Avanti!, 14 ottobre 1919, e Il Libertario, 16 ottobre 1919.) Apparentemente preoccupato dall'appello, Nitti telegrafa al prefetto di Bologna: "Giornale Avanti! pubblica che domenica 19 terrassi costà comizio protesta per invocare anche con mezzi violenti revoca divieto reingresso Regno Errico Malatesta. Pregasi informare giornali affinché edizione domattina essi diano notizia che Malatesta ha beneficiato ultima amnistia come a richiesta questo ministero hanno riconosciuto corti appello Ancona e Aquila e perciò presentemente nulla osta suo ritorno Italia quando egli voglia e manca ogni pretesto agitazione. Comunicato non deve lasciar trasparire provenienza ufficiosa." (17 ottobre 1919, CPC 2951.)
(584) Il Libertario, 23 ottobre 1919. Copia del telegr. col testo dell'o.d.g. inviato da Borghi a Nitti, in CFC 2951.
(585) Avanti!, 27 ottobre 1919.
(586) Ivi, 24 ottobre 1919.
(587) Ivi, 27 ottobre 1919.
(588) Ivi, 10 novembre 1919.
(589) Sull'episodio vedi A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 200.
(590) "Per la serietà e la maturità politica", in Volontà, 16 settembre 1919.
(591) "Contro le idolatrie e le esagerazioni", ivi, 1° dicembre 1919.
(592) Il passaporto gli fu concesso il 25 novembre 1919 dopo il nulla osta governativo del 22 novembre. (Cfr. lett. Malatesta, 27 novembre 1919, sull'Avanti!, 2 dicembre 1919.)
(593) Sull'episodio cfr. P.C. MASINI, Cafiero, Milano, Rizzoli, 1974, p. 250
(594) "Le autorità francesi m'impedirono di traversare la Francia; e la polizia inglese m'impediva d'imbarcarmi per l'Italia (...). E io non sapevo più come fare, essendomi falliti tutti i tentativi di partenza clandestina (...)." (Lett. Malatesta, 29 dicembre 1919, sull'Avanti!, 30 dicembre 1919, raccolta in E. Malatesta, Scritti, cit., vol. II, pp. 249-251.
(595) Avanti!, 21 dicembre 1919.
(596) Corriere della Sera, 17 dicembre 1919.
(597) Il testo dell'interrogaz. in Avanti!, 7 dicembre 1919.
(598) "Parecchi mesi or sono il Giulietti fu pregato da miei compagni anarchici, nonché da miei amici socialisti, di procurare coi mezzi suoi la mia venuta in Italia. Egli promise di farlo e stava per realizzare la cosa quando gli fu detto che non c'era più bisogno dell'opera sua: io avrei avuto il passaporto e sarei rientrato in Italia per la via regolare. Ma era un'illusione. Il governo italiano fu bensì costretto a darmi il passaporto per calmare l'agitazione popolare, ma cospirò coi governi francese e inglese per far sì che quel passaporto servisse a niente." (Lett. Malatesta, 29 dicembre 1919, cit.) A quanto ha scritto Renato Siglich (Souvarine) in un art. sull'Avvenire Anarchico (20 ottobre 1922), gli anarchici che per primi interessarono Giulietti alla sorte di Malatesta furono lui e Augusto Castrucci.
(599) Fu eletto deputato al parlamento del partito socialista per il collegio di Genova-Porto Maurizio nell'autunno 1919. (Vedi CFC 2457.)
(600) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 201.
(601) C. Rossi, Personaggi di ieri e di oggi, Milano, Ceschina, 1960, p. 306. Su Giuseppe Giulietti, cfr. F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. II, 1976, pp. 499-505.
(602) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 201. "Il Giulietti" si legge in un rapp. del ministero dell'interno "audace ed intelligente tipo di agitatore romagnolo (...), dopo essere riuscito ad aggruppare saldamente intorno a sé buona parte della gente di mare facendo loro ottenere cospicui miglioramenti nelle paghe e nel trattamento di lavoro, manovrando con abilità tra le competizioni affaristico-bancarie dei diversi gruppi di armatori, grazie a concessioni del Ministero della marina, col favore della massoneria (cui egli appartiene) è arrivato ora a costituirsi una posizione di prevalenza assoluta nei campo marittimo. Ormai il traffico marittimo è tutto concentrato nelle sue mani; egli s'è organizzato in modo da poter da un momento all'altro arrestare il movimento delle navi in tutti i porti d'Italia. Conscio della propria forza, ne approfitta per imporre la sua volontà agli armatori e al governo, e per strappar loro continui miglioramenti che lo accreditano sempre più fortemente fra gli equipaggi. Spavaldamente minaccia e s'impone, sia presso il governo centrale sia nelle capitanerie di porto." (Riservata al min. marina, 25 marzo 1919, in CPC 2457.)
(603) F. GERRA, L'impresa di Fiume, Milano, Longanesi, 1974, vol. I, p. 152.
(604) G. GIULIETTI, Pax Mundi, Napoli, Rispoli, s.d. [ma 1944], pp. 75-6.
(605) È un appellativo immeritato: Malatesta non aveva preso parte alla Comune di Parigi.
(606) G. Giulietti, op. cit., pp. 79-80.
(607) Ivi, p. 80.
(608) G. GIULIETTI, Pax Mundi, Napoli, Rispoli editore, s.d. Nella lett. all'Avanti! (2 dicembre 1919) Malatesta scrisse che non di Riccardo Giulietti si trattava ma di suo fratello Alfredo, e che egli non lo accompagnò in piroscafo ma, "temendo ch'io incontrassi degli ostacoli allo sbarco, si recò per via di terra ad aspettarmi a Taranto per rendermi anche là l'aiuto di cui potrei aver avuto bisogno". Anche Borghi (Mezzo secolo cit., p. 201) e Fabbri (prefaz. a E. Malatesta, Scritti, cit., vol. I, p. 10) fanno il nome di Alfredo. Della possibilità che Giulietti intendesse aiutare Malatesta a tornare in Italia il governo era stato informato alla fine di maggio dal prefetto di Genova: "Da confidenziali informazioni assunte risulterebbe essere molto probabile che capitano Giulietti sia in rapporti di buona relazione se non di amicizia coll'anarchico Malatesta. Non si crede che da Giulietti [parola incomprensibile] di sua iniziativa il proposito di far rientrare clandestinamente il Malatesta nel Regno, ma date le sue idee e tendenze genericamente rivoluzionarie uso Mussolini, si ritiene pure ammissibile che, richiesto di agevolare indirettamente manovre per sbarco Italia del Malatesta, possa esservi propenso, avvalendosi di qualche elemento di principio anarchico che certo non manca nella Federazione lavoratori del mare". (Tel. Poggi a min. int., 23 maggio 1919, in CPC 2951.)
(609) Telegrammi sottopref. Taranto (De Biase) a min. int., 24 dicembre 1919, ore 15,15 e 19,15, in CPC 2951.
(610) Cfr. lett. Malatesta, Avanti!, 2 dicembre 1919.
(611) Corriere della Sera, 26 dicembre 1919. Anche Borghi (Mezzo secolo cit., p. 201) scrive che Malatesta si era imbarcato a Cardiff su una nave da carico greca, sotto falso nome. Su una nave greca, in realtà, l'anarchico aveva cercato di imbarcarsi l'11 dicembre, ma all'ultimo momento, per le solite ragioni, il capitano si era rifiutato di prenderlo a bordo. (Cfr. Il Libertario, 18 dicembre 1919; Cronaca Sovversiva, 17 gennaio 1920.)
(612) G. Giulietti, op. cit., p. 81.
(613) Circol. min, int. ai prefetti di Genova, Livorno, Napoli, Palermo, Catania, Messina, Siracusa, Lecce, Bari, Ancona, Venezia, 26 dicembre 1919, in CPC 2951.
(614) A. Borghi, Mezzo secolo cit., pp. 200-1.
(615) Cronaca Sovversiva, 17 gennaio 1920.
(616) Avanti!, 28 dicembre 1919. L'anima di tutto questo fu Giulietti che, scrisse Poggi, "ha ospitato nella sua casa il noto Malatesta (...) e in suo onore promosse la (...) manifestazione di simpatia (...) organizzò il comizio e il corteo (...) sempre per festeggiare Malatesta che accompagnò alla stazione quando questi lasciò Genova (...)". (6 gennaio 1920, in CPC 2457.)
(617) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 201.
(618) G. Pannunzio, "Malatesta e il bolscevismo", in Avanti!, 31 dicembre 1919.
(619) "Senta: io ho una grande ripugnanza per le interviste, perché mi è sempre capitato che le mie parole, in buona o in mala fede, sono state sempre fraintese. Anche ultimamente, un giornalista italiano che a Londra venne a farmi visita ha poi narrato, a quanto ho saputo, il contrario di quel che io dissi..." (G. Pannunzio, "Malatesta e il bolscevismo", Avanti!, 31 dicembre 1919.) "Un certo Gino Calza-Beddo [recte: Calza Bedolo] (...)" precisava Volontà (1° gennaio 1920) "pretende aver intervistato Malatesta a Londra (...) di avergli sentito dir male del bolscevismo, e che Malatesta vorrebbe "portare il popolo al governo dello stato", e che la rivoluzione si farà senza troppo spargimento di sangue, e che se il popolo è immaturo per questa rivoluzione la rinvieremo a un altro momento... Come se la rivoluzione aspettasse le nostre decisioni per scoppiare, e potessimo rimandarla, come una festa campestre, a causa del cattivo tempo!"
(620) Durante lo sciopero generale dell'estate 1913. Fu un incontro molto cordiale da cui Malatesta ricavò l'impressione che Mussolini non fosse un vero rivoluzionario. (Cfr. E. GUARINO, "Con Errico Malatesta", Avanti!, 8 agosto 1913, e T. NANNI, Bolscevismo e fascismo, p. 177 e segg., cit. in R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario, cit., p. 173.)
(621) Il Popolo d'Italia, 27 dicembre 1919, cit. in G. Salvemini, op. cit., p. 509.
(622) Lett. Malatesta, Avanti!, 2 dicembre 1919.
(623) A. Borghi, Mezzo secolo cit., pp. 205-6.
(624) Avanti!, 30 dicembre 1919.
(625) Il cielo della quale venne improvvisato in tribuna, per consentire a Malatesta di salutare il proletariato torinese. (Avanti!, 30 dicembre 1919.)
(626) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 206.
(627) Avanti!, 30 dicembre 1919.
(628) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 206.
(629) Avanti!, 30 dicembre 1919.
(630) Vi arrivò alle 20 da Torino, dopo una sosta a Vercelli, dove si era incontrato con Luigi Galleani. (Telespr. Pesce a min. int., 31 dicembre 1919, in CPC 2951.)
(631) Stranamente, nel suo dispaccio, Pesce riferisce che Malatesta parlò "con voce stentorea". Aggiungendo però, contraddittoriamente, che il suo discorso fu "appena udito dai pochi vicini". (Ibid.)
(632) Cfr. P.C. MASINI, Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta (1862-1892), Milano, Rizzoli, 1969, pp. 105-128.
(633) Avanti!, 31 dicembre 1919.
(634) Corriere della Sera, 31 dicembre 1919; telespr. Pesce a min. int., 31 dicembre 1919, in CPC 2951.
(635) Che accusava il direttore dell'Avanti! di essere stato, nel 1902, una spìa a danno degli anarchici italiani emigrati negli Stati Uniti. (Sulla polemica Mussolini-Serrati e sui suoi precedenti cfr. U. FEDELI, Luigi Galleani. Quarant'anni di lotte rivoluzionarie, 1891-1931, Cesena, Edizioni "L'Antistato", 1956, pp. 119-131.)
(636) M. NETTLAU, Errico Malatesta. Vita e pensieri, New York, Casa ed. "Il Martello", 1921, p. 300.
(637) "A proposito di Malatesta", in Volontà, 1° gennaio 1920.
(638) Il Libertario, 8 gennaio 1920; Volontà, 16 gennaio 1920; raccolto in E. MALATESTA, Scritti, a cura di L. Fabbri, Ginevra, Edizioni del "Risveglio", 1934-36, vol. II, pp. 251-2.
(639) M. NETTLAU, Errico Malatesta. Vita e pensieri, New York, Casa ed. "Il Martello", 1921, pp. 300-1. "Uomini e donne accorrevano a frotte ad ascoltare Malatesta (...) con la speranza di trovare in lui il salvatore, il liberatore, il leader, un nuovo Garibaldi, il Lenin italiano. Ma egli non era Lenin, comunista; era Malatesta, anarchico. Secondo la sua dottrina anarchico-individualista [sic], chiunque si proclamava leader invece di rimanere umilmente in mezzo agli altri era colpevole del reato di dittatura. Egli era pronto a partecipare a qualsiasi tentativo rivoluzionario, ma mai come leader dei suoi compagni. Tutti gli uomini dovevano essere liberi e uguali, ed egli non si sentiva autorizzato a renderli schiavi dando loro degli ordini, neppure se erano per una rivoluzione. Più che lusingarsi egli si rattristava quando la gente mostrava di attendere da lui la sua guida, deplorevole residuo di quel rispetto per l'autorità che la diseducazione borghese aveva seminato nell'animo popolare." (G. Salvemini, op. cit., p. 505.)
(640) Volontà, 1° gennaio 1920.
(641) Lett. Giulietti a D'Annunzio, 5 gennaio 1920, riprodotta integralmente in G. D'ANNUNZIO, La penultima ventura. Scritti e discorsi fiumani, a cura di R. De Felice, Milano, Mondadori, 1974, p. LV.
(642) Malatesta, conferma Borghi (Mezzo secolo cit., p. 219), si consigliò "anche" con lui, e "precisamente negli ultimi giorni del 1919", sull'opportunità di partecipare alla discussione sulle proposte fiumane di Giulietti.
(643) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 219.
(644) G. Giulietti, op. cit., pp. 83-4.
(645) R. De Felice, introd. a G. D'ANNUNZIO, La penultima ventura. Scritti e discorsi fiumani, Milano, Mondadori, 1974, pp. XXVIII-XXIX. Secondo Umberto Foscanelli, che a Fiume fu segretario di Alceste De Ambris, tra i volontari c'erano veramente dei giovani anarchici. (U. FOSCANELLI, Gabriele D'Annunzio e l'ora sociale, Milano, Casa Editrice Carnaro, 1952, p. 119.)
(646) Lett. D'Annunzio a Giulietti, 6 gennaio 1920, in G. Giulietti, op. cit., pp. 84-86 (con riproduz. dell'autografo) e in F. Gerra, op. cit., vol. I, pp. 231-33.
(647) G. Giulietti, op. cit., pp. 83-4.
(648) Che cosa Giulietti pensasse di Malatesta appare chiaro da questo brano di un articolo di suo pugno apparso sul Lavoratore del mare, 1° aprile 1920 ("Rizzo-Malatesta-D'Annunzio", cit. nell'Avanti!, 11 aprile 1920):
"Al disopra di tutte le mezze figure politiche, insudicianti fra diverse gradazioni il quadro della politica italiana, Errico Malatesta campeggia per la sua sincerità, per il suo passato, per i suoi propositi di unire saldamente le forze dei lavoratori. La Federazione marinara non può aderire alle sue idee, perché, ripetiamo, è e deve essere apolitica. Ma mentre essa lotta aspramente per assicurare una migliore posizione e un pane più completo ai suoi iscritti, non può fare a meno, mantenendo sempre inalterata e completa la propria indipendenza, di segnalare e di ricordare agli equipaggi gli uomini che, per dirittura morale e per azioni compiute, insegnano alle generazioni del presente e dell'avvenire la via del dovere. Ed appunto perché non facciamo politica di partito, esprimiamo la nostra viva simpatia per uomini come Rizzo, D'Annunzio e Malatesta: tre tipi diversi, rappresentanti diverse idee, ma tutti e tre capaci - come lo hanno ripetutamente dimostrato - di gettare la vita sulla bilancia del destino per l'Idea che loro illumina la mente e riscalda il cuore. A uomini di siffatta specie presentiamo le armi!"
(649) G. Giulietti, op. cit., p. 87. Chiamato da un telegr. di Giulietti, Malatesta lascia improvvisamente Roma la sera del 12 gennaio, suscitando un certo allarme negli ambienti del ministero dell'interno, e alle 7,45 del 13 arriva a Genova-Brignole, dove sono ad attenderlo Alfredo e Riccardo Giulietti. Tutti insieme vanno a casa di Alfredo. "Da informazioni confidenziali" scrive Poggi lo stesso giorno "risulta che Giulietti Alfredo già da una quindicina di giorni compie continui viaggi in varie principali città Italia per scopi imprecisati e vi è ragione ritenere che sia un emissario lautamente pagato per prendere e stabilire accordi coi singoli capi politici estremi per movimento rivoluzionario che dovrebbe scoppiare breve scadenza". Fu probabilmente in tale occasione che Giuseppe Giulietti mise Malatesta al corrente della risposta di D'Annunzio. (Dispacci vari in CPC 2951.)
(650) Appunto manoscr. di un informatore siglato M.R., 2 gennaio 1920, ibid. Per Umanità Nova Giulietti sottoscrisse la somma, cospicua per quei tempi, di cinquantamila lire.
(651) G. Salvemini, op. cit., p. 503.
(652) "Uno sciopero come quello dei postali e come questo [dei ferrovieri], che paralizza tutta la vita nazionale, che tiene in ansia mortale migliaia di persone, che minaccia i rifornimenti e quindi minaccia la fame e la rivolta e le fucilazioni in intere regioni (...), che fa salire i prezzi e il cambio in un momento di tanta miseria, che ci demolisce all'estero, ecc. ecc." scrisse Turati alla Kuliscioff il 26 gennaio "non è uno sciopero qualunque (...) è un atto di ricatto brigantesco (...)" (F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 189.) Se questa fu la reazione di un socialista, sia pure riformista come Turati, si immagini quale dovette essere quella dei cosiddetti benpensanti e di tutte le forze politiche che si collocavano alla sua destra.
(653) Tel. pref. Firenze a min. int., 18 gennaio 1920; tel. comand. interinale divis. interna carabinieri (magg. Ribotta) a min. int., st. d.: entrambi in CPC 2951. "Ai proletari, alle organizzazioni rosse d'Italia in difesa di Malatesta", volantino dell'Usi, Bologna, 30 gennaio 1920.
(654) G. Giulietti, op. cit., p. 87.
(655) Lett. Turati alla Kuliscioff, 12 febbraio 1920, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 227.
(656) G. Giulietti, op. cit., p. 87.
(657) Fonogr. questore Roma al prefetto, 21 gennaio 1920, in CPC 2951. "(...) risulterebbe inoltre che il Malatesta non si occupa direttamente dello sciopero ferroviario" aggiunge Mori "ma si terrebbe pronto ad entrare in iscena se la cosa si complicasse e se le attuali agitazioni assumessero un carattere rivoluzionario." Sulla vita e la carriera di Cesare Mori, cfr. A. PETACCO, Il prefetto di ferro, Milano, Mondadori, 1978.
(658) G. Giulietti, op. cit., p. 87. Nicola Bombacci confermò questa versione in una lett. a Giulietti del 9 aprile 1942. (Ivi, pp. 87-88.)
(659) Fonogr. Mori al prefetto di Roma, 21 gennaio 1920, in CPC 2951. "Quell'ordine del giorno, con cui deliberarono di tornare al lavoro, è veramente kolossal" scrisse la Kuliscioff a Turati il 21 gennaio. "Smettono lo sciopero, perché vi si sono associati i ferrovieri. Logicamente anzi la partecipazione dei ferrovieri avrebbe dovuto rinforzare le loro posizioni, ma viceversa abbassano le armi, quando l'assalto allo Stato è rinforzato. Oh, che burloni!" (F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 180.) Secondo Flores, allora capogabinetto di Nitti, lo sciopero era stato "fiacco e incompleto" fin dal primo giorno. Mentre nell'Italia meridionale il personale era rimasto "quasi tutto al suo posto", l'astensione dal lavoro si era verificata "solo in parte dell'Italia centrale". Il governo vi aveva fatto fronte col personale rimasto e con "numerose squadre di personale volontario". Per questo lo sciopero era fallito. (E. Flores, op. cit., pp. 65-6.)
(660) E. Malatesta, "Vogliono dunque proprio che li trattiamo da poliziotti?", in Umanità Nova, 6 maggio 1920, raccolto in E. Malatesta, Scritti, cit., vol. I, pp. 67-8.
(661) A. Borghi, Mezzo secolo cit., pp. 219-20.
(662) Avanti!, 21 e 25 gennaio 1920. "(...) la maggioranza del paese è contraria a questo inconsulto movimento" scrisse Flores "e i socialisti non rivoluzionari lo riprovano apertamente, tanto che Turati, viaggiando in un treno da Roma a Milano, fa il simpatico gesto di contribuire a una sottoscrizione aperta tra i viaggiatori per rimunerare il personale assoldato in sostituzione degli scioperanti." (E. Flores, op. cit., pp. 66-7.) Il "simpatico gesto" di Turati indurrà un tal Piero di Foggia a spedirgli un vaglia di dieci lire perché si rifaccia della mancia data al crumiro, "più quindici centesimi per comprar[si] corda e sapone". Altre dieci lire cercherà di consegnargli, una domenica al ristorante, l'anarchico Sbrana: senza riuscirvi perché Turati le butterà per terra. (F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 191.) "In realtà si assicura che lo sciopero" scriveva Turati il 25 gennaio "doveva all'inizio avere carattere politico, dare occasione a uno sbarco di D'Annunzio ad Ancona, era insomma sotto la protezione di Giulietti e Malatesta (...)." (Ivi, p. 187.) E ne identificava le "tre fonti diverse": "gli iniziatori in parte furono i dirigenti del sindacato, che dovevano riabilitarsi di fronte alla massa che li accusava di non saper fare un movimento serio, di aver tradito il 24 giugno, ecc. ecc.; in parte furono gli anarchici alla Castrucci e alla Malatesta, che speravano di farne uscire un moto rivoluzionario, e speravano nell'aiuto di Giulietti, che, quando ebbe l'offa pei suoi marinai, li piantò in asso da quel furbo brigante che è; e queste sono le due parti che chiameremo politiche. (...) Vi è poi il movente economico, il solo che sia capito dalla massa, che si guarderebbe bene dal muoversi per una semplice affermazione ideale". (Lett. alla Kuliscioff, 26 gennaio 1920, ivi, p. 189.)
(663) G. Giulietti, op. cit., pp. 88-9.
(664) U. FOSCANELLI, Processo a D'Annunzio. (Parla la difesa), Firenze, Il Fauno ed., p. 75.
(665) M. G. SARFATTI, DUX, Milano, Mondadori, 1932, p. 229 e segg. "(...) i mesi immediatamente successivi allo scacco del novembre furono per Mussolini estremamente drammatici e (...) lo videro sull'orlo del completo fallimento politico e giornalistico." (R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario cit., pp. 580-1.) "Mussolini, che nel luglio precedente aveva posato a prima donna della rivoluzione, (...) saccheggiò durante quella campagna elettorale tutti i luoghi comuni del rivoluzionarismo, del repubblicanesimo, della democrazia, del laicismo, dell'antimilitarismo, del nazionalismo. Ma nuotava nell'aria, e non raccattò che qualche migliaio di voti. Alla fine del 1919 era un uomo finito (...)." (A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 195.) Sui rapporti tra D'Annunzio, Mussolini e Giulietti cfr. anche G. Gatti, " D'Annunzio, Mussolini ed il capitano Giulietti ", in Nuova Antologia , a 94, vol. 475, 1959, pp.87-98.
(666) R. DE FELICE, Mussolini il rivoluzionario, 1883-1920, Torino, Einaudi, 1965, p. 578. Sui rapporti tra D'Annunzio, Mussolini e Giulietti cfr. anche G. Gatti, "D'Annunzio, Mussolini ed il capitano Giulietti", in Nuova Antologia, a. 94, vol. 475, 1959, pp. 87-98.
(667) Cit. in R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario cit., p. 578.
(668) U. FOSCANELLI, Gabriele D'Annunzio e l'ora sociale, Milano, Casa Editrice Carnaro, 1952, pp. 119-20.
(669) La lett., s.d. [ma: aprile 1920?], è riprod. integralmente in R. Vivarelli, op. cit.,, pp. 596-99.
(670) Tel. prefetto Livorno (Gasperini) a min. int., 1° febbraio 1920, in CPC 2951.
(671) Questa è la versione dell'Avanti! (3 febbraio 1920). Il telegr. di Gaspermi, 2 febbraio 1920, n. 325, dice: "Malatesta arrestato stamane ore 6 da funzionario questa questura piccola stazione Tombolo mentre viaggiava diretto Bologna. Con automobile condotto Firenze dove sarà presentato quella autorità giudiziaria. Telegraferò suo arrivo colà". (CPC 2951.)
(672) Avanti!, 3 febbraio 1920. Tel. Gasperini a min. int., 2 febbraio 1920, n. 332, in CPC 2951.
(673) "(...) il governo si vendica dell'impotenza dimostrata di fronte all'azione diretta dei lavoratori [delle ferrovie] facendo annunciare dalle sue gazzette che Errico Malatesta è ricercato, perché grava su di lui un mandato di cattura per i fatti di Firenze." (Volantino dell'Usi bolognese, 30 gennaio 1920.) "Anche il mandato di cattura contro.Malatesta esiste, ma non lo si esegue, per timore di esasperare" assicurava Turati fin dal 26 gennaio in una lett. alla Kuliscioff. (F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 190.)
(674) Avanti! 31 gennaio 1920
(675) Relaz. questore Roma al prefetto, 15 gennaio 1920, in CPC 2951. Aggiunge Mori, con malcelato stupore, che l'arrivo di Malatesta nella capitale ha determinato "un intensissimo risveglio anarchico" e "una sbalorditiva affluenza di capi di organizzazioni operaie che offrono ad esso [Malatesta] la loro... sudditanza, ponendosi, chi esplicitamente e chi implicitamente, a sua disposizione", perché la "sola presenza" dell'agitatore in città "esercita una grande suggestione sulle masse romane". E conclude il proprio rapporto dicendosi sicuro che "Malatesta si illude e che una rivoluzione vera e propria a Roma non è possibile".
(676) Tra i giornali che, all'inizio del 1920, chiesero ripetutamente al governo l'arresto di Malatesta c'erano La Tribuna e Il Giornale d'Italia. Il secondo arrivò persino a denunciarlo, il 4 marzo, per un art. pubblicato su Umanità Nova. (Cfr. Volontà, 16 marzo 1920.)
(677) Ivi, 29 gennaio 1920.
(678) Ivi, 31 gennaio e 3 febbraio 1920.
(679) Ivi, 3 febbraio 1920.
(680) Tel. min. int. a pref. Firenze (De Fabritiis), 19 gennaio 1920, ore 13, in CPC 2951,
(681) Tel. De Fabritiis a min. int., 19 gennaio 1920, ore 18,50, ibid.
(682) Copia certif. penale Malatesta, 20 gennaio 1920, ibid.
(683) Cfr. tel. pref. Massa (Palmieri) a min. int., 1° febbraio 1920, e tel. pref. Genova (Poggi) a min. int., 1° febbraio 1920, ibid.
(684) Avanti!, 3 febbraio 1920.
(685) "Evidente diventa il trucco del governo; la polizia di Firenze aveva avuto ordine di suscitare qualche incidente, per aver modo di metter dentro Malatesta nell'imminenza dello sciopero ferroviario che... non si sapeva come poteva finire." (Volontà, 16 febbraio 1920.)
(686) Capogab. sottosegr. min. int. al dir. gen. P.S., 29 gennaio 1920, in CPC 2951.
(687) Avanti!, 3 febbraio 1920.
(688) Tel. Palmieri a min. int., 1" febbraio 1920, in CPC 2951.
(689) Tel. Poggi a min. int., 1° febbraio 1920, ibid.
(690) Lett. sottopref. Civitavecchia al dir. gen. P.S., 2 febbraio 1920, ibid.
(691) Tel. min. int. a pref. Livorno, 1 febbraio 1920, ore 20,35, n. 2205, ibid.
(692) Tel. min. int. a pref. Firenze, 1 febbraio 1920, ore 20,35, n. 2206, ibid.
(693) Tel. pref. Livorno (Gasperini) a min. int., 2 febbraio 1920, ore 18, ibid.
(694) Tel. pref. Firenze (De Fabritiis) a min. int., 2 febbraio 1920, ore 20,30, in CPC 2951: "Nota persona stata ora rimessa in libertà".
(695) Telegrammi Gasperini a min. int., nn. 333 e 336 del 2 febbraio 1920 e ore 5,30 del 3 febbraio 1920, ibid.
(696) Tel. Gasperini a min. int., 3 febbraio 1920, ore 11,45, ibid.
(697) Tel. Gasperini a min. int., 3 febbraio 1920, ore 19,30, ibid.
(698) Tel. pref. Perugia (Spirito) a min. int., 3 febbraio 1920, ibid.
(699) Tel. pref. Massa (Palmieri) a min. int., 3 febbraio 1920, ore 12,55, ibid
(700) Tel. pref. Pisa (Bardesono) a min. int., 3 febbraio 1920, ibid.
(701) Tel. Poggi a min. int., 4 febbraio 1920, ibid.
(702) Tel. Gasperini a min. int., n. 353, 4 febbraio 1920, ibid.
(703) Avanti!, 3 febbraio 1920. Cfr. anche nota capogab. sottosegr. min. int. a dir. gen. P.S., 4 febbraio 1920, in CPC 2951.
(704) Dir. gen. P.S. (Quaranta) al gab. sottosegr. int., 7 febbraio 1920, in CPC 2951.
(705) Avanti!, 3 febbraio 1920.
(706) P. ALATRI, Nitti, D'Annunzio e la questione adriatica, Milano, Feltrinelli, 1959, pp. 421-4.
(707) Anche se, come abbiamo visto, aveva subito sospettato che i contatti tra Giulietti e Malatesta potessero preludere a qualcosa di simile.
(708) Ma non quello di Malatesta. Cfr. "L'operetta nell'epopea - Come doveva scoppiare la rivoluzione", Il Popolo. d'Italia, 17 febbraio 1920.
(709) N. VALERI, Da Giolitti a Mussolini, Milano, Il Saggiatore, 1967, pp. 62 e segg.
(710) Tel. Pesce a min. int., 4 marzo 1920, in MI 3.
(711) Volontà, 16 marzo 1920.
(712) G. Mariani, op. cit., p. 29.
(713) G. Cerrito, introd. a E. MALATESTA, Scritti scelti, Roma, Savelli, 1973, p. 53.
(714) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 211.
(715) La circolare ministeriale che la ordina reca la data del 5 dicembre 1919 ed è indirizzata alle prefetture di Torino, Genova, Novara, Como, Alessandria, Pavia, Milano, Parma, Verona, Vicenza, Venezia, Brescia, Bergamo, Piacenza, Modena, Bologna, Ravenna, Rovigo, Forlì, Ancona, Pesaro, Perugia, Firenze, Pisa, Livorno, Arezzo, Siena, Grosseto, Massa e Carrara, Lucca, Napoli, Bari, Palermo. (In MI 79.)
(716) Nella provincia di Massa e Carrara, pur non potendo contare su mezzi rilevanti, il movimento anarchico esplica una "non trascurabile attività" e i suoi aderenti sono "circa tremila". Nella provincia di Pisa, ove gli anarchici sono "oltre 500", esso "si è alquanto accentuato", mentre a Piombino si calcola che vi siano "circa 1000 persone prettamente anarchiche". Per Brescia, Livorno e Ancona le cifre corrispondenti sarebbero rispettivamente di 500, 300 e 250 anarchici. (Ibid.)
(717) Telespr. Pesce a min. int., 16 dicembre 1919, in MI 79.
(718) Tel. Pesce a min. int., 18 dicembre 1919, in MI 57.
(719) Ibid.
(720) Tel. Pesce a min. int., 16 gennaio 1920, ore 18,45, in CPC 2951.
(721) Lett. Pesce a min. int., 17 gennaio 1920, ibid.
(722) Telespr. Pesce a min. int., 20 gennaio 1919 [recte: 1920], in MI 79.
(723) Min. int. (Quaranta) a Pesce, 31 gennaio 1920, ibid
(724) Datata Bologna, 7 febbraio 1920, apparve sull'Avanti! dell'11 febbraio 1920.
(725) CPC 3854. Su Perelli cfr. anche l'intervista di Susanna Merzek ("L'anarchico Perelli"), in La Repubblica, 5 ottobre 1978.
(726) Interv. Perelli, 10 maggio 1973.
(727) Ibid.
(728) Interv. Perelli, 12 novembre 1974.
(729) Luigi Fabbri, che non aveva nascosto il proprio scetticismo già di fronte alla costituzione dell'Usi, sollevò molte riserve anche sulla fondazione del quotidiano. Cesare Agostinelli, l'amministratore di Volontà, scrisse: "Nessuno, a meno che non sia un pazzo da legare, (...) potrà credere che si possano fra noi, di cui il novanta per cento è composto di miseri operai, pur vendendo anche la camicia, raccogliere le 600.000 lire indispensabili". (Volontà, 16 giugno 1919.) Contrari erano anche Virgilio Gozzoli (cfr. Iconoclasta!, 23 aprile 1919), che al dibattito sul quotidiano dedicò un intero numero del periodico di cui era redattore (Iconoclasta!, 27 luglio 1919), Leda Rafanelii (ibid.) e il romano Ettore Sottovia. Di tutt'altro avviso Malatesta, che nell'estate del 1919 così scriveva a Petit Jardin (Nella Giacomelli): "(...) io sono entusiasta del progettato quotidiano, e credo che coloro che ne hanno avuto l'idea e vi hanno persistito, malgrado la timidità o il misoneismo di tanti pur ottimi e devoti compagni, hanno reso alla causa un grande servigio. (...) Un quotidiano è un'arma di cui non possiamo più fare a meno senza condannarci alla parte di Cassandre inascoltate". (Lett. da Londra, 10 agosto 1919, in Il Libertario, 21 agosto 1919.) Su Agostinelli cfr. U. Fedeli, "Momenti e uomini del socialismo anarchico in Italia: 1896-1924", in Volontà, a. XIII, n. 10-11, ottobre-novembre 1960; F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. I, 1975, pp. 11-12. "Umanità Nova è il titolo del quotidiano anarchico in progetto, titolo mite, quasi evangelico, non intonato - qualcuno dice - al concitato respiro della società in. fermento, al tumultuoso avvicendarsi di eventi, al minaccioso delinearsi di azioni violente e di propositi audaci di quest'ora che viviamo. (...) All'estetica di un gesto supremamente sfidatore abbiamo sostituito la bellezza intrinseca e profonda d'una finalità chiara e incalunniabile." (Petit Jardin [N. Giacomelli
(730) Ibid.
(731) Interv. A. Micelli, 6 dicembre 1974.
(732) Interv. Perelli, 10 maggio 1973.
(733) Su Galleani cfr. P.C. Masini, "La giovinezza di Luigi Galleani", in Movimento Operaio, n.s., a. VI, n. 3, maggio-giugno 1954, pp. 445-58; M. Nejrotti, "Le prime esperienze politiche di L. Galleani, 1881-1891", in Anarchici e anarchia nel mondo contemporaneo, Atti del convegno promosso dalla Fondazione L. Einaudi (Torino, 5, 6, 7 dicembre 1969), Torino, Einaudi, 1971, pp. 208-16; U. Fedeli, Luigi Galleani. Quarant'anni di lotte rivoluzionarie, 1891-1931, Cesena, Edizioni "L'Antistato", 1956; F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. II, 1976, pp. 418-23.
(734) Cfr. L. Fabbri, prefaz. a E. Malatesta, Scritti, cit., vol. I, p. 9.
(735) Prevista inizialmente per novembre (1919), la pubblicazione di Umanità Nova fu più volte rinviata, per difficoltà tecniche, finanziarie e di altra natura. "Da alcuni mesi gli anarchici italiani si erano proposti di raccogliere con pubblica sottoscrizione i fondi necessari alla fondazione di un loro giornale quotidiano, Umanità Nova, per esporre alla luce del sole e... senza bombe le proprie teorie, la propria critica sugli avvenimenti del giorno e sui fenomeni di quest'ora storica" scrivono all''Avanti!, ai primi di novembre, "gli anarchici di Umanità Nova". "Come si vede, un'intenzione di propositi legittima, un programma di idee esposto pubblicamente a mezzo della propria stampa settimanale. Niente congiure, niente complotti, niente lavoro sotterraneo. Chiunque sapeva che con Umanità Nova si poteva corrispondere indirizzando alla Casella Postale 71, Milano. Da quattro mesi durava il lavoro di preparazione; fra qualche settimana avrebbe dovuto uscire, ed ecco che ad un tratto senza alcun motivo palese, senza una giustificazione, una ragione qualsiasi, l'autorità si impossessa della corrispondenza e dei valori che quotidianamente sono inviati alla Casella Postale (...), rimettendo, dopo ogni comodo spoglio, le lettere e il resto a posto, dopo cinque o sei giorni dal loro arrivo. (...) Orbene, siccome gli anarchici non son disposti a tollerare più oltre questa sconcia commedia (...), pongono questo semplice dilemma: "O la questura la smette di far man bassa sulla corrispondenza di Umanità Nova e rispetta il diritto alla libertà di pensiero, o altrimenti gli anarchici (...) organizzeranno una vivace e tangibile opera di ostruzionismo alle più importanti manifestazioni politiche, elettorali, sportive della borghesia". (...)" (Avanti!, 4 novembre 1919.) Confermano l'intercettazione, e la precisa denuncia degli anarchici, le note informative di novembre del prefetto di Milano sull'andamento della sottoscrizione, in MI 57.
(736) Si tratta, probabilmente, della visita che Malatesta fece al giornale il 1° gennaio 1920, di cui dà notizia il prefetto di Milano in un tel. al min. int. del 2 gennaio 1920 (in CPC 2951).
(737) Intervista Perelli, 10 maggio 1973.
(738) "Dovette troncare gli studi all'istituto tecnico Sommeiller perché arrestato nel 1916 per propaganda pacifista, di tipo anarchico." (La cultura italiana del '900 cit., p. 652.)
(739) Il settimanale anarchico La Protesta Umana si trasformò in quotidiano nel febbraio 1909, tornando alla periodicità originaria dopo soli 17 numeri. (Gir. L. Bettini, op. cit., vol. I, tomo 1, pp. 198-9.)
(740) "Dante Pagliai, cappellaio, nel 1919 aveva aperto un negozio in via Stoppani dove, in anticipo su molti altri del suo mestiere, effettuava riparazioni e rimodernamenti di cappelli. Era un uomo facondo, come quasi tutti i toscani. Era anche straordinariamente miope. Le lenti dei suoi occhiali avevano uno spessore non comune. Pagliai era sempre pronto ad aiutare quanti si rivolgevano a lui per aiuto. Entrando nella sua bottega, era facile trovarlo impegnato in discussioni politico-filosofiche. Come tutti gli anarchici d'allora, anche lui era convinto che le possibilità rivoluzionarie del popolo italiano fossero frenate dalla politica riformistica della Cgl e del Psi. Chi lo avesse giudicato dalla corporatura, robusta e più massiccia della media, avrebbe anche potuto immaginarlo come un uomo svelto di mano. Ma Pagliai non era di questa stoffa. Era un pacifista, nemico della violenza. Aveva un solo difetto: credeva di essere il detentore della verità." (Lettera di S. Biscaro all'a., 6 giugno 1977.)
(741) Interv. Quaglino, 21 luglio 1973. Notizie biografiche su Quaglino in La cultura cit., p. 652. Su Damiani cfr. U. FEDELI, Gigi Damiani. Note biografiche. Il suo posto nell'anarchismo, Cesena, Edizioni "L'Antistato", 1954. Su Ettore Molinari cfr. E. Santarelli, Il socialismo anarchico cit., p. 221. Su Luigi Molinari cfr. F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. III, 1977, pp. 510-2. Su Molaschi cfr. ivi, pp. 504-5. Su Nella Giacomelli cfr. P.C. Masini, "Le due Pasionarie...", cit.
(742) Questo editoriale non era altro che la circolare-programma scritta da Malatesta a Londra cinque mesi prima e pubblicata dal Libertario (9 ottobre 1919).
(743) La redazione, "I nostri propositi", in Umanità Nova, 26-27 febbraio 1920, raccolto in E. Malatesta, Scritti cit., vol. I, pp. 29-33.
(744) I periodici di Milano. Bibliografia e storia, Tomo II (1905-1926), a cura di F. Della Peruta, Milano, Feltrinelli, 1961, p. 236.
(745) I periodici di Milano. Bibliografia e storia. Tomo II (1903-1926), a cura di F. Della Peruta, Milano, Feltrinelli, 1961, p. 237. "(...) Umanità Nova, di cui non è uscito che il primo numero il giorno 27, è, se si possa giudicare da un numero solo, scialba, grigia, cattedratica e soprattutto noiosa." Così la Kuliscioff in una lett. a Turati, 1° marzo 1920, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p, 255, Si noti che V. CASTRONOVO, in La stampa italiana dall'Unità al fascismo, Bari, Laterza, 1973, non fa a Umanità Nova l'onore di una sola citazione. Avanti!, 27 febbraio 1920. Oltre che dall'organo del partito socialista, l'uscita del quotidiano anarchico fu salutata con entusiasmo da tutte le pubblicazioni libertarie. Particolarmente significativo, a tale proposito, il commento della Cronaca Sovversiva di Galleani e Schiavina, esponenti tra i più noti della tendenza antiorganizzatrice che non avevano nascosto le loro riserve davanti a quella "prova cimentosa": "Umanità Nova è uscita, è andata e va a ruba. Il che vuol dire che di un giornale non legato a conventicole né a reticenze poltrone e opportuniste c'era un gran bisogno pur fuori del campo nostro. E vuol dire soprattutto che l'aspettazione dei compagni ha trovato in Umanità Nova il suo pieno compimento. Noi ce ne rallegriamo mandando agli amici del quotidiano i nostri più fervidi auguri di lunga vita e di buona battaglia". (Cronaca Sovversiva, 28 febbraio 1920.)
(746) Avanti!, 27 febbraio 1920.
(747) Il Secolo, cit. in Volontà (16 marzo 1920), che aggiunge: "Parecchie volte vedemmo Errico Malatesta e altri uscire sulla strada per invitare alla calma e ricondurre entro il cortile quelli che schiamazzavano". Conferma il Corriere della Sera (cit. ibid.) che Malatesta "ammonì i suoi compagni di fede sulla inutilità e sul pericolo di scendere in piazza ora, perché impreparati".
(748) Ivi, 2 marzo 1920.
(749) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 207.
(750) Lett. Kuliscioff a Turati, 1° marzo 1920, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 256.
(751) Avanti!, 2 marzo 1920. Su Luigi Repossi cfr. F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. IV, 1978, pp. 335-8. Su Repossi e la sinistra socialista milanese vedi anche B. FORTICHIARI, Comunismo e revisionismo in Italia. Testimonianza di un militante rivoluzionario, a cura di L. Cortesi, Torino, Tennerello, 1978.
(752) "Già dalla domenica dopo pranzo, subito dopo che i tramvieri di Milano seppero del ferimento da parte dei carabinieri di un loro collega mentre lavorava, iniziarono lo sciopero. Il lunedì, 1° marzo, lo sciopero si estese a tutte le categorie." (Un trentennio di attività anarchica (1914-1945), Cesena, Edizioni "L'Antistato", 1953, p. 26.)
(753) Lett. Kuliscioff a Turati, 1° marzo 1920, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 256.
(754) Il 28 febbraio, a Sestri Ponente, gli operai metallurgici avevano occupato i cantieri, continuando a lavorare dopo che le direzioni degli stabilimenti, respinta la richiesta di pagamento di nove giornate di sospensione per mancanza di forza motrice, avevano abbandonato le fabbriche. Lo stesso giorno, a Torre Pellice e Pont Canavese, le fabbriche tessili della ditta Mazzonis erano state occupate dagli operai dopo 50 giorni di serrata padronale. (Cfr. Un trentennio cit., pp. 25-6.)
(755) "Nel pomeriggio di oggi fu tenuto un comizio alla Camera del lavoro per decidere in merito alla cessazione o meno dello sciopero. V'intervenne anche il Malatesta, che invitò gli operai a ritornare domani tranquillamente al lavoro per quindi insediarsi e impossessarsi degli stabilimenti, cacciandone dirigenti e proprietari. La proposta però non fu presa in considerazione." (Tel. Gasti a min. int., 1° marzo 1920, in CPC 2951.)
(756) "Al comizio di ieri alla Camera del lavoro il Bensi Giovanni, pur dichiarandosi favorevole alla presa di possesso delle fabbriche da parte del proletariato, accennò alle immancabili difficoltà dell'impresa, dappoiché non così facilmente la borghesia si farà spodestare dei suoi privilegi." (Tel. Gasti a min. int., 2 marzo 1920, ibid.)
(757) Avanti!, 2 marzo 1920.
(758) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 208.
(759) Avanti!, 2 marzo 1920. Così la Kuliscioff sul comizio di piazza Umanitaria: "Repossi fu fischiato via alle grida: "Medaglietta, pompiere!", e così Bensi, (...) che portavano un ordine del giorno (...) per la ripresa del lavoro stamattina. Gli anarchici e sindacalisti strepitavano, interrompevano e il comizio, a grande maggioranza, votò la proposta Borghi per la continuazione dello sciopero, la presa di possesso subito delle fabbriche e la liberazione del proletariato da qualsiasi monopolio dei partiti politici sul loro movimento rivoluzionario". (Lett. a Turati, 2 marzo 1920, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., pp. 258-9.)
(760) Ibid.
(761) Ibid.
(762) Avanti!, 3 marzo 1920. "Non ostante che il quotidiano Avanti! (...) dichiari cessato lo sciopero a Milano, questo continua compatto." (Un trentennio cit., p. 26.)
(763) Avanti!, 3 marzo 1920. "(...) molte squadre di anarchici e sindacalisti si misero a scorrazzare per la città, minacciarono i tramvieri, ruppero molti vetri di carrozze tramviarie, e le fecero rientrare tutte nei loro depositi. Si portarono poi agli stabilimenti Pirelli, Breda, Bianchi e altre grandi officine, forzando a uscire tutte le maestranze, anche là con rotture di vetri, minacce coi revolver, trascinando fuori gli operai sgomenti e riluttanti, esercitando in tutta la città atti di violenza e di teppismo anche sui transitanti in carrozza e automobili, derubandoli dei portafogli e bastonandoli fino a sangue." (Lett. Kuliscioff, che manca sovente della sana diffidenza del compagno per la stampa e i giornalisti borghesi dai quali ricava le sue informazioni, a Turati, cit.)
(764) Avanti!, 3 marzo 1920.
(765) "Disfattisti!" ribatterà Umanità Nova (4 marzo 1920) in polemica con l'Avanti!. "Sissignori, lo siamo stati durante la guerra, quando con tutte le nostre energie abbiamo cercato di aprire gli occhi al proletariato, perché vedesse il baratro nel quale l'aveva gettato la borghesia; lo siamo oggi quando diciamo ai lavoratori che è ora che studino i problemi dell'assetto economico, quando diciamo ai lavoratori che è ora che essi stessi creino nelle fabbriche gli organi appositi per rendere possibile, domani, la presa di possesso delle fabbriche stesse, quando opponiamo all'evangelico: "incrociate le braccia" il rivoluzionario: "occupate le fabbriche! "."
(766) Ibid.
(767) Lettere Kuliscioff a Turati, 1° e 2 marzo 1920, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., pp. 255 e 258.
(768) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 208.
(769) Ivi, pp. 208-9.
(770) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 209. Sull'atteggiamento dei socialisti in tale occasione la Kuliscioff offre un'altra testimonianza: "Stamattina in municipio accorsero gli organizzatori coi nostri cari rivoluzionari, tutti sgomenti che, grazie a essi medesimi, la piazza diventò anarchica (...). Che fare? Discussero a lungo, non conclusero nulla, e oggi alle 14 ebbero altra seduta. La questione che posero è se si dovesse o no andare oggi al comizio indetto dagli anarchici. Treves era propenso di andarci, se i Repossi coi Bensi sperano ancora di poter dominare le masse, altrimenti lasciare tutti nel loro brodo e stare a vedere che cosa ne nascerà. In altre parole proponeva la fuga, ciò che mi parve la peggiore delle soluzioni. Com'era prevedibile lo stato maggiore di Malatesta avrebbe preso in trappola quello di via San Damiano, e poi, come avversari, non possiamo neppure rallegrarci di cotesta tragica vendetta". (Lett. del 2 marzo 1920 cit.)
(771) Avanti!, 3 marzo 1920.
(772) Ebbero luogo il 7 marzo 1920, una domenica di nebbia e pioggia torrenziale. Nella piazza del cimitero monumentale, a nome degli anarchici e dei sindacalisti, parlò Virgilia d'Andrea. (Avanti!, 9 marzo 1920.)
(773) Avanti!, 3 marzo 1920. "Errico Malatesta e Borghi Armando oggi, in un comizio all'Arena, hanno mosso aspre critiche ai socialisti per la condotta tenuta nei riguardi degli avvenimenti odierni. Malatesta ha presentato due ordini del giorno, entrambi approvati, l'uno per la ripresa del lavoro dopo l'escarcerazione degli arrestati [tra i quali, secondo Un trentennio cìt., p. 26, gli anarchici dovevano essere molti] e i funerali delle vittime, l'altro per la presa di possesso delle fabbriche, appena possibile, da parte degli operai, che devono scacciarne i proprietari e i dirigenti, sostituendoli con consigli tecnici nominati dalla camera del lavoro." (Tel. Gasti a min. int., 2 marzo 1920, in CPC 2951.) "Le 5000 o più persone presenti" scrisse il giorno dopo la Kuliscioff a Turati "votarono la continuazione dello sciopero (...) e gli operai, anziché di prendere possesso subito delle fabbriche, tornarono oggi, quasi in totalità, al lavoro. (...) Meno male che la follia anarchica ha servito, almeno in questo momento, a far trionfare il buon senso. Certo è però che Malatesta e Borghi daranno filo da torcere ai nostri pseudo-rivoluzionari (...)." (Lett. 3 marzo 1920, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., pp. 260-1.)
(774) Ivi, 4 marzo 1920.
(775) Dove "il Barberis fu addirittura malmenato dagli anarchici, e Serrati potè appena pronunziare qualche parola". (Lett. Kuliscioff a Turati, 4 marzo 1920, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 263.)
(776) Olindo Malagodi, il direttore della Tribuna.
(777) Lett. Turati alla Kuliscioff, 4 marzo 1920, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 262.
(778) "I sindacalisti anarchici sono stati forti solo per la debolezza dei socialisti, perché i socialisti avevano perduto il contatto con le masse, e si dimostrarono inetti a dominare una grande folla in tumulto: - ma la forza dei sindacalisti anarchici è fittizia, perché essi non hanno una concezione realistica della storia, e vengono sommersi dalle energie elementari che riescono a scatenare!" Così Alfonso Leonetti sull'Ordine Nuovo (13 marzo 1920), che completa la sua cronaca con un corrosivo ritratto di Malatesta: "Errico Malatesta commuove per la sua immensa fanciullaggine. Egli ha una concezione rivoluzionaria che potrebbe chiamarsi massonica e populista. Sembra un bambino smarrito in una grande officina meccanica. Confonde una grande città industriale, che vive e può vivere solo per i superiori rapporti che legano una fabbrica a un'altra e legano la produzione alla banca, con un accampamento meridionale di contadini poveri, per i quali "espropriare" significa solo invadere un latifondo. Ha una fiducia messianica nelle forze elementari del popolo, anzi del popolino: crede che basti picchiare il martello perché si produca industrialmente. A vederlo parlare e muoversi nelle vie si ha l'impressione che all'improvviso una leva, un volante, un ingranaggio dell'immensa macchina che egli non conosce lo prenda e lo trascini stritolandolo. Per lui, è il "popolo" che deve tutto decidere. E chi è il "popolo"? Un centinaio di urloni che sostengono convinti e soddisfatti: "Noi siamo il popolo"".
La risposta degli anarchici, che ironizzarono soprattutto sulle accuse di "ambizione" e "desiderio sfrenato del potere", in Volontà, 1° aprile 1920.
(779) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 209. Per un interessante commento di parte anarchica cfr. P. Barbieri, "I fatti di Milano", Il Libertario, 5 marzo 1920. Anche in questa occasione la grande stampa tentò di addossare a Malatesta la responsabilità dei disordini. Di fronte al vero e proprio linciaggio giornalistico alcuni gruppi anarchici, esasperati, reagirono con un appello truculento - "(...) qualunque attentato alla libertà (...) del gagliardo lottatore (...) equivarrebbe (...) ad una dichiarazione di guerra cui seguirebbe immediatamente l'inizio delle ostilità (...)" - sul quale si appuntarono le ironie di Volontà, invocante come sempre un maggior senso della misura. (Il testo integrale dell'appello in Sorgiamo!, 2 aprile 1920, e Avvenire Anarchico, 26 marzo 1920.)
(780) Cfr. U. Terracini, "Le origini del fascismo", in 1945-1975. Italia. Fascismo antifascismo. Resistenza rinnovamento. Conversazioni promosse dal Consiglio regionale lombardo nel Trentennale della Liberazione, a cura di M. Fini, Milano, Feltrinelli, 1975, pp. 17-30.
(781) Istituita con RD. n. 1790 del 2 ottobre 1919 al posto del vecchio corpo delle guardie di città, la regia guardia per la pubblica sicurezza era all'esclusiva dipendenza del ministero dell'interno e doveva provvedere alla tutela dell'ordine pubblico nei centri maggiori. Nitti, ricorda il suo capogabinetto, era così affezionato alla sua creatura che ne ideò persino la divisa, esigendo che il nuovo corpo fosse armato di rivoltella e di moschetto, contro il parere del direttore generale della P.S., Quaranta, che riteneva sufficiente il manganello. Quanto alla vera funzione della guardia regia, il miglior riconoscimento viene dallo stesso Flores: "(...) sempre pronta, sempre vigile, sempre avveduta, seppe tener fronte a quel movimento comunista che nel 1920 sembrava esser pronto per la rivoluzione (...)". E ancora: "(...) avversò completamente il bolscevismo e ad essa, insieme all'arma dei carabinieri, è dovuto se da quel periodo così torbido non ebbero a risentirne le istituzioni". (E. Flores, op. cit., pp. 180, 181 e 183.)
Ha scritto Pietro Nenni: "Nitti riorganizzò la polizia e vi mise a capo un prefetto di vaste ambizioni; istituì la guardia regia con un organico di 377 ufficiali e 25.000 uomini di truppa e una spesa di 100 milioni; provvide a un nuovo ordinamento dell'arma dei carabinieri rinnovando i quadri e portando i militi a 160.000. Egli dette così il primo colpo d'arresto alla sommossa della piazza, eresse la prima diga sotto la quale (...) cominciò a scorrere il sangue degli operai". (Op. cit., p. 76.)
(782) Il 24 gennaio 1920 usciva sull'Avanti! un comunicato della redazione di Umanità Nova nel quale si spiegava che il quotidiano anarchico, il cui primo numero era previsto proprio per quel giorno, aveva dovuto rinviare le pubblicazioni. Tre settimane dopo, sempre sull'Avanti! (17 febbraio 1920), usciva un altro comunicato redazionale, firmato da Malatesta, nel quale si informavano i compagni, gli abbonati, il pubblico che "la causa per cui [Umanità Nova ] non ha potuto iniziare le sue pubblicazioni è che non ha ancora ottenuto dalla Commissione ministeriale distribuzione carta l'assegnazione chiesta dal 18 gennaio u.s., né ha potuto procurarsene in via privata". Uscito finalmente il quotidiano anarchico, Volontà (16 marzo 1920) scriveva: "Se non fosse ad esso lesinata la carta, sappiamo che per ordinazioni che piovono da ogni parte Umanità Nova diventerebbe uno dei quotidiani più diffusi d'Italia".
(783) Il 5 febbraio 1920, a Bologna, Malatesta (all'oscuro delle disposizioni date dal governo per il suo rilascio) disse che "l'art. 246 (...) è stato cancellato di fatto dal C.P. italiano. Il governo, incapace di resistere ai ferrovieri (...), cedette di fronte a questi, e capitolò dinanzi alla volontà recisa del proletariato italiano, pronto a qualsiasi azione pur di ottenere la scarcerazione di esso Malatesta (...). Però, aggiunse, quella stessa azione che è stata fatta per ottenere la mia liberazione occorre sia fatta per chiunque, sia pure il più umile dei proletari (...)". (Tel. pref. Bologna a min. int., 6 febbraio 1920, in CPC 2951.)
(784) Tel. pref. Firenze a min. int., 21 febbraio 1920, in CPC 2951.
(785) Cfr. estratto sentenza 19 aprile 1920 trasm. dal pref. Bologna a min. int. il 17 giugno 1920 e tel. pref. Bologna a min. int., 20 febbraio 1920, ibid. La sentenza di rinvio alla corte d'assise (pubbl. integralmente in Umanità Nova, 6 giugno 1920) sarà notificata a Malatesta ai primi di giugno.
(786) Avanti!, 21 febbraio 1920. "Malatesta ha perfettamente ragione" commenta il giornale socialista. Fino a prova contraria egli è "un libero cittadino" e ha tutto il diritto di reclamare che alle sue calcagna non vi siano, a ogni passo, "quattro o sei brutti ceffi che non l'abbandonano un minuto". L'assidua presenza di questi angeli custodi sta diventando "una vera forma di persecuzione politica (...)". Secondo il prefetto di Milano (tel. a min. int., 21 febbraio 1920, in MI 79), Malatesta protestò pubblicamente contro il trattamento al quale era sottoposto dalla polizia anche durante una conferenza svoltasi alla casa del popolo la sera del 20 febbraio. (Cfr. Avanti!, 19 e 22 febbraio 1920; tel. Gasti a min. int., 21 febbraio 1920, in CPC 2951.)
(787) Circolare min. int. a prefetti, 24 febbraio 1920, in MI 79.
(788) Telespr. Gasti a min. int., 17 marzo 1920, in CPC 2951.
(789) Tel. pref. Lucca (Lualdi) a min. int., 8 marzo 1920, ibid.
(790) Lett. Kuliscioff a Turati, 15 marzo 1920, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 285. "Il prefetto Pesce sarà mandato a Palermo, e a Milano verrà Flores" la informa Turati lo stesso giorno. "Con ciò sarebbe data soddisfazione ai nostri (...)." (Ivi, pp. 283-4.)
(791) Telespr. Pesce a min. int., 15 marzo 1920, in MI 66.
(792) "(...) il corteo d'oggi fu veramente impressionante. È difficile valutare il numero di una folla sterminata, ma potevano essere 50-60.000 persone (...)." (Lett. Kuliscioff a Turati, 21 marzo 1920, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 298).
(793) Avanti!, 23 marzo 1920.
(794) Umanità Nova, 26 marzo 1920.
(795) Tel. pref. Firenze a min. int., 28 marzo 1920, in CPC 2951. Il 2 aprile 1920 De Fabritiis informava il governo che la polizia e i carabinieri di Pontassieve avevano puntualmente denunciato all'autorità giudiziaria, ai sensi degli arti. 246 e 247 C.P., Errico Malatesta e Mario Baldini, calzolaio aretino, i quali, nel comizio tenuto in quella cittadina, "incitarono con discorsi violenti le masse alla rivoluzione per abbattere la monarchia, il governo e il regime borghese, a far uso delle armi contro i carabinieri e le guardie, a non osservare le leggi e i provvedimenti delle autorità, le quali si sorreggono soltanto perché il popolo si mostra umile". (Lett. a min. int., ibid.)
(796) Tel. pref. Arezzo (Giannoni) a min. int., 27 marzo 1920, in CPC 2951.
(797) Telespr. Pesce a min. int., 1° aprile 1920, in MI 79.
(798) M. R., Trieste, 29 marzo 1920, ibid.
(799) Rapp. Gasti a min. int., 16 aprile 1920, ibid.
(800) Avanti!, 6 aprile 1920. "Il trasloco del Pesce" commenta il giornale socialista "non sorprende nessuno. Egli aveva fatto l'impossibile per mettere in evidenza la sua scempiaggine e la sua incapacità (...) Le sue due "gaffes" maggiori, quella della istituzione della famosa guardia bianca e quella della violenza contro il sindaco Caldara, avevano reso impossibile ogni ulteriore sua permanenza a Milano." Nel capoluogo lombardo, in febbraio, si era infatti costituito, d'accordo con la prefettura, una specie di corpo volontario ausiliario per coadiuvare la forza pubblica nel mantenimento dell'ordine. (Cfr. R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario cil., p. 609.)
(801) Telespr. Pesce a min. int., 5 aprile 1920, in MI 66.
(802) G. Bosio, La grande paura. Settembre 1920: L'occupazione delle fabbriche, Roma, Samonà e Savelli, 1970, p. 22 (testimon. di Battista Santhià); La cultura italiana..., vol. VI: L'Ordine Nuovo, cit., pp. 79 e segg.
(803) Circol. min. int. ai prefetti, 7 aprile 1920, in MI 79 (H 1).
(804) Avanti!, 10 aprile 1920.
(805) Umanità Nova, 13 aprile 1920.
(806) Telespr. Pesce a min. int., 13 aprile 1920, in MI 79.
(807) Umanità Nova, 11 aprile 1920.
(808) Umanità Nova, 11 aprile 1920. Corrado Quaglino "si sarebbe soffermato a descrivere a foschi colori il militarismo (...) Consigliò quindi tutti quelli che dovessero essere chiamati alle armi a disertare, affermando che la rivoluzione sarebbe già un fatto compiuto se tutti si fossero comportati in tal guisa". (Tel. Flores a min. int., 19 aprile 1920, in MI 79.)
(809) "A mezzo tuo faccio noto al proletariato cosa sta preparando la cricca militaresca, mentre esso dorme. Nella caserma del 7° fanteria si stanno disponendo reticolati nel cortile e gli ufficiali istruiscono i soldati all'uso della mitraglia, con dei fari misteriosi e con parole significanti. Un soldato." (Umanità Nova, 15 aprile 1920.)
(810) Circol. min. int. a prefetti Torino, Milano, Genova, Forlì, Firenze, Bologna, Ancona, Ravenna, Livorno, Pisa, Massa, Parma, Napoli, Bari, 19 aprile 920, in MI 79.
(811) V. NITTI, L'opera di Nitti, p. 165, cit. in G. Salvemini, op. cit., p. 502.
(812) Corriere della Sera, 21 marzo 1920, cit. in Umanità Nova, 26 marzo 1920.
(813) Umanità Nova, 19 aprile 1920; Un trentennio di attività anarchica (1914-1945), Cesena, Edizioni "L'Antistato", 1953, p. 28.
(814) Circol. min. int. a prefetti, 21 aprile 1920, in MI 79.
(815) Tel. Flores a min. int., 23 aprile 1920, in MI 79. Erano, per intenderci, le stesse forze che avevano formato il cosiddetto comitato di organizzazione civile: un gruppo di distinti cittadini milanesi che, in caso di sciopero, avrebbero dovuto sostituirsi ai lavoratori delle varie categorie nel ruolo di crumiri volontari. Senonché, a dispetto delle copiose iscrizioni avvenute sotto l'impulso della "naturale reazione di sdegno" suscitata dagli scioperi di gennaio, alle lezioni (per imparare a guidare una locomotiva, un tram, una carrozza) si erano presentate, secondo La Perseveranza, solo un'ottantina di signore e signorine e qualche studente sfaccendato.
(816) F. S. Nitti, prefaz. a E. Flores, op. cit., p. 30.
(817) Il nuovo prefetto, scrive l'Avanti.! (16 maggio 1920), "è in cerca dei "sobillatori" rivoluzionari", e a tale scopo ha inviato, verso la metà del mese, una circolare agli industriali "per richiedere i nomi di questi pericolosissimi elementi". E la questura? "(...) da qualche tempo a questa parte" scrive lo stesso giornale il 20 maggio, "il questore di Milano si è dato a un'opera di aperta violazione di quelle libertà che sono si è dato a un'opera di aperta violazione di quelle libertà che sono consentite dalle stesse leggi in nome delle quali il corno. Gasti dovrebbe agire. Ieri proibiva un pacifico corteo di falegnami scioperanti e non contento di ciò faceva arrestare diversi di quei nostri compagni (...) Sempre ieri (...) proibiva l'affissione di un manifesto della Lega proletaria (...) solo perché in esso vi era qualche frase pepata contro il governo e la borghesia patriottarda".
(818) P. Spriano, introd. a La cultura..., vol. VI: L'Ordine Nuovo, cit., pp. 79-80.
(819) Ivi, p. 83.
(820) In Liguria, per esempio. Cfr. G. Bianco, "L'attività degli anarchici nel biennio rosso (1919-1920)", in II movimento operaio e socialista in Liguria, a. VII, n. 2, aprile-giugno 1961, pp. 143-45.
(821) Umanità Nova, 25 aprile 1920.
(822) Volontà, 1° maggio 1920.
(823) Ibid. Sulle origini e sulla storia del Primo Maggio cfr. M. MASSARA, C. SCHIRINZI, M. SIOLI, Storia del Primo Maggio, Milano, Longanesi, 1978.
(824) Un trentennio cit., p. 30; P. Spriano, introd. a La cultura italiana del '900 cit., p. 83. "A Torino è proclamato, per i fatti luttuosi, lo sciopero generale, che, contro gli ordini dei capi delle organizzazioni, dura quattro giorni, tra continue violenze alle quali partecipano molti anarchici." (E. Flores, op. cit., p. 76.)
(825) Umanità Nova, 4 maggio 1920.
(826) Ivi, 26 maggio 1920.
(827) Tel. pref. Bologna (D'Adamo) a min. int., 3 gennaio 1920, ore 23, in CPC 2951. Sul grande comizio bolognese cfr. anche Avanti!; 6 gennaio 1920.
(828) Espr. pref. Forlì a min. int., 6 gennaio 1920, in CPC 2951. Nel luglio 1919, in una lunga lettera da Londra a Luigi Fabbri, Malatesta aveva esposto le sue idee su una possibile rivoluzione italiana. "Mi diceva in essa doversi iniziare il movimento "in tono minore", elevandolo man mano" ricorda Luigi Fabbri "e intanto lavorare intelligentemente sul terreno pratico, allacciando relazioni, prendendo contatto con altre forze rivoluzionarie, preparando i mezzi materiali, ecc." Tornato in Italia, il fermento che vi trovò gli fece credere che l'ora della rivoluzione fosse scoccata. "Non si trattava più di preparare il terreno, che era già pronto. Bisognava invece fare quello che si poteva al più presto, perché la rivoluzione era già in cammino, assai più vicina ch'egli non pensasse quando mi scriveva da Londra." Fabbri allora fu del suo parere. E solo più tardi doveva angosciosamente domandarsi se non si fossero sbagliati tutt'e due nel valutare il carattere rivoluzionario dell'impressionante entusiasmo popolare con cui era stato accolto il ritorno di Malatesta in Italia. (E. Malatesta, Scritti, cit., vol. I, pp. 9-12.)
(829) Espr. pref. Forlì a min. int., 9 gennaio 1920, in CPC 2951.
(830) Tel. pref. Ancona (Bladier) a min. int., 9 gennaio 1920, ibid.
(831) Tel. pref. Firenze (De Fabritiis) a min. int., 18 gennaio 1920, ibid.
(832) Telespr. pref. Livorno (Gasperini) a min. int., n. 353, 4 febbraio 1920, ibid.
(833) Telespr. pref. Bologna (D'Adamo) a min. int., 6 febbraio 1920, ibid.
(834) Telespr. Gasti a min. int., 24 febbraio 1920, ibid.
(835) Telespr. pref. Pavia a min. int., 15 marzo 1920, ibid.
(836) Tel. pref. Vicenza (De Pieri) a min. int., 5 aprile 1920, ibid.
(837) Tel. Bladier a min. int., 4 gennaio 1920, in MI 79.
(838) Telespressi Pesce a min. int., 4 e 5 aprile 1920, in MI 79.
(839) Tel. Pesce a min. int., 5 aprile 1920, ibid.
(840) Mentre in un anno, dal marzo 1919 al marzo 1920, 175 proletari erano stati uccisi dal piombo regio e 330 feriti. (Un trentennio cit., p. 30.)
(841) "La classe operaia passa adesso un brutto quarto d'ora di contagio anarchico" scriverà la Kuliscioff verso la metà di agosto. "Ormai l'Avanti! è quasi boicottato, e gli operai non leggono che l'Umanità Nova, che mi dicono superi ora la tiratura delle centomila copie. Lo affermano i frequentatori della camera del lavoro e i viaggiatori nei tram del mattino, ove non si trovano più operai senza l'Umanità Nova in mano. Gli articoli del Malatesta contro la dittatura di qualsiasi governo, fosse anche comunista, distaccano dal massimalismo, ma sono qualche cosa di peggio, perché un'esaltazione dei "buoni" istinti del popolo, che, a rivoluzione compiuta, saprà regolare da sé la produzione e la distribuzione." (Lett. a Turati, 16 agosto 1920, in F. Turati, A. Kuliscioff, op. cit., p. 386.)
(842) Quello di non concedere la carta era un metodo di cui Nitti si servì più di una volta, tra il 1919 e il 1920. "Si pubblicano parecchi giornali in Dalmazia tutti folli ed eccitanti a follie" scriveva il 16 aprile 1920 al ministro del commercio. "Chi dà la carta? Ti prego approfondire subito questo fatto e impedire che un solo chilogrammo di carta sia mandato ora a Fiume o in Dalmazia." (Cit. in N. VALERI, Da Giolitti a Mussolini, Milano, Il Saggiatore, 1967, p. 97.)
(843) Umanità Nova, 1° e 6 maggio 1920.
(844) Secondo la denuncia, "entrando a parlare dei metodi da seguire per una rivoluzione vittoriosa", Malatesta "consigliò i rivoluzionari ad acquistare armi, a prendere di sorpresa, o d'assalto, i depositi governativi", dicendo agli astanti: "Voi che avete fatto la guerra [le] sapete benissimo manovrare". Per aggiungere subito dopo: "Appena si inizia un moto rivoluzionario, seguite l'esempio del governo. Quando [il] governo teme qualche rivolta sequestra i sovversivi più in vista. Ebbene, voi fate altrettanto: sequestrate il prefetto, il commissario, ecc.". (Pref. Genova a min. Int., 31 maggio 1920, in CFC 2951.)
(845) Espr. Flores a min. int., 6 maggio 1920, in MI 66. Su Giorgetti cfr. Nostasiode (G. Giorgetti), Come divenni onesto, Milano, 1921 (dattiloscr. Inedito).
(846) Il volantino originale in MI 66.
(847) Telespr. Flores a min. int., 11 maggio 1920, ibid.
(848) Umanità Nova, 25 maggio 1920.
(849) Simplicio (L. Damiani), "Lettera... perduta", Umanità Nova, 25 maggio 1920. Nella sede di Umanità Nova c'erano, in effetti, delle armi: sei rivoltelle regolarmente denunciate dallo stesso Malatesta più di un mese prima, detenute "a scopo di difesa personale". (Espr. Gasti a Flores, 17 aprile 1920, in FP 934.)
(850) Ivi, 21 maggio 1920. Altre notizie di perquisizioni, ivi, 1, 6, 8, 12 e 25 maggio e 3 e 4 giugno 1920.
(851) Ivi, 26 aprile 1920.
(852) Umanità Nova non era proprio sola. Il decreto che fissava il prezzo dei giornali a 4 soldi non era stato applicato a Genova, dove i giornali continuavano a vendersi a 2 soldi, e in parte a Roma, dove Il Giornale del Popolo e L'Epoca facevano altrettanto. (Cfr. L'Epoca, 14 maggio 1920, cit. in Umanità Nova, 16 maggio 1920.)
(853) Ivi, 12 maggio 1920.
(854) g.d., "Mezzi onesti", ivi, 14 maggio 1920.
(855) g. d., "Mezzi onesti", Umanità Nova, 14 maggio 1920. Per questo gli anarchici avevano scartato fin dal principio l'idea di finanziare il giornale anche con le inserzioni pubblicitarie. "Noi riteniamo immorale (...) che un organo sovversivo consideri mezzi onesti i proventi delle inserzioni a cui hanno interesse istituti borghesi. E la immoralità è duplice, poiché si estende tanto a chi dà come a chi riceve." (Ibid.)
(856) Umanità Nova, 20 maggio 1920. La campagna contro la stampa anarchica non era evidentemente circoscritta alla sola Umanità Nova. Negli stessi giorni, a Torino, Luigi Galleani e Pietro Rayneri, rispettivamente direttore e gerente della Cronaca Sovversiva, venivano incriminati per un articolo antimilitarista. Sarebbero stati poi condannati a diversi mesi di carcere. (Or. Un trentennio cit., p. 30; L. Bettini, op. cit., tomo 1 p. 289.)
(857) C. Quaglino, "La giustizia borghese difende i crimini militareschi", ivi, 26 maggio 1920.
(858) Avanti!, 25 maggio 1920. "L'anarchico Vella disse non essere più il caso di fare affidamento sull'azione del gruppo parlamentare socialista, ma di essere giunto il momento di agire e di trincerarsi su di un unico fronte rivoluzionario." (Telespr. Flores a min. ìnt., 27 maggio 1920, in MI 66.)
(859) Umanità Nova, 26 maggio 1920. Secondo l'Avanti! (25 maggio 1920), a emettere "qualche fischio" furono solo "due o tre pazzoidi". "In quanto ai fischi a D'Aragona, essi non sono stati tali da far tacere il segretario della C.G.d.L.; ma l'energica e generale insurrezione dell'assemblea contro ì 4 o 5 incoscienti - sconfessati dallo stesso segretario dell'Usi - ha fatto sì che per un buon quarto d'ora la sala è stata in tumulto." (Ivi, 26 maggio 1920.) Ma la versione del prefetto conferma quella del quotidiano anarchico: "L'on. D'Aragona non potè parlare a causa dei fischi e delle grida da parte del gruppo sindacalista anarchico, che provocò, anche, un pugilato". (Telespr. Flores a min. int., 27 maggio 1920, in MI 66.) Secondo Damiani, tuttavia, non erano stati solo gli anarchici a fischiare, ma anche molti socialisti. (Simplicio, "Rettifica quasi necessaria", Umanità Nova, 27 maggio 1920.)
(860) Avanti!, 25 maggio 1920.
(861) Umanità Nova, 26 maggio 1920.
(862) Telespr. Flores a min. int., 27 maggio 1920, in MI 66.
(863) Ibid.
(864) "Giovane colto e intelligente, svolse attivissima propaganda delie idee libertarie sia con scritti, sia a mezzo di discorsi violenti e incendiari, e notevolissimo fu il contributo reazionario [siamo in pieno regime fascista, leggi dunque: "rivoluzionario"] ch'egli apportò nelle file del sovversivismo estremista locale." (Rapp. pref. Milano al C.P.C., 21 ottobre 1929, in CFC 3748.) Parrini era nato a Perugia l'11 febbraio 1898.
(865) Interv. Perelli, 10 maggio 1973.
(866) Ibid.
(867) Umanità Nova, 27 marzo e 2 aprile 1920.
(868) P. Parrini, "Rilievi d'uno scarcerato provvisoriamente", ivi, 11 giugno 1920.
(869) Ibid.
(870) C. l'è. (C. Molaschi), "Sistemi", ivi, 28 maggio 1920.
(871) Ibid.
(872) Umanità Nova, 28 maggio 1920. Molti anarchici e sindacalisti furono arrestati negli stessi giorni a Modena e Torino. (Cfr. Umanità Nova, 1° e 3 giugno 1920.)
(873) Umanità Nova, 30 maggio 1920.
(874) Ivi, 1° giugno 1920.
(875) "Vi furono discorsi molto violenti contro pretesa reazione governo." (Telespr. Flores a min. int., 2 giugno 1920, in MI 79.)
(876) Umanità Nova, 2 giugno 1920. "Un agente investigativo che era in quei pressi venne scoperto e disarmato riportando lievi contusioni." (Telespr. Flores a min. int., 2 giugno 1920, in MI 79.)
(877) Lo stesso giorno del comizio di protesta per l'arresto e l'espulsione di Péricat il ministero dell'interno trasmetteva al prefetto di Torino alcune notizie di fonte confidenziale sui nuovi metodi propagandistici che la sezione socialista torinese avrebbe deciso di adottare "per l'energico intervento dell'anarchico Errico Malatesta"; "1° Iniziare la propaganda fra guardie regie e carabinieri (...); 2° Trovare il mezzo perché tutto il personale degli uffici civili e militari, comunali e amministrativi, divengano [sic] federati e organizzati, onde essere più facile al comitato d'agitazione di impartire ordini e comandarli (...); 3° Riuscire a federare tutti questi impiegati e operai, provocare uno sciopero generale, nel cui caso tutti questi nuovi organizzati dovrebbero rifiutare qualunque ordine governativo, onde paralizzare completamente tutti i servizi pubblici e (...) amministrativi; 4° (...) tenere verso la classe ferrovieri un atteggiamento più preciso e più concentrato, aftinché nessuno faccia il crumiraggio, militari del genio compresi, in caso di uno sciopero decisivo; 5° (...) istituire delle squadre volontarie che, mediante speciali premi, dovranno procurare al partito immense quantità di armi e munizioni; 6° Tali armi potranno essere regolarmente e straordinariamente pagate, per mezzo di soldati ed ex soldati, i quali darebbero precise indicazioni anche per rubarle; 7° Il materiale bellico che i ferrovieri sapessero essere diretto in Polonia o altrove, sequestrarlo e trafugarlo durante la notte, e condurlo in lontane località, avvertendo contemporaneamente il comandante di dette squadre, perché possa recarsi a prenderne possesso; 8° (...) non iniziare un altro movimento come quello ultimamente fallito, se prima non siano in mano degli organizzatori socialisti almeno una ventina di piccoli cannoncini e un centinaio di mitragliatrici. (...) ". (Min. int. a pref. Torino, 31 maggio 1920, in CPC 2951.) Tra l'1 e il 2 giugno si perquisiscono le case di una decina di sovversivi, tra i quali Ricciotti Longhi, Guglielmo Penati, Michele Abbiati e Mario Perelli. (Cfr. Umanità Nova, 3 e 4 giugno 1920.)
(878) Telespr. Flores a min. int., 2 giugno 1920, in MI 79.
(879) Telespr. Flores a min. int., 3 giugno 1920, ibid.
(880) Simplicio (L. Damiani), "Perquisizioni", Umanità Nova, 3 giugno 1920.
(881) h. (C. Molaschi?), "La reazione vincerà?", ibid.
(882) Umanità Nova, 4 giugno 1920.
(883) Ivi, 6 giugno 1920.
(884) Umanità Nova, 5 giugno 1920. L'"intelligente" bomba di via Monte di Pietà era una bomba inesplosa che secondo gli anarchici doveva essere stata provocatoriamente piazzata da qualche emissario della questura.
(885) Ivi, 8 giugno 1920.
(886) Ivi, 5 giugno 1920.
(887) G. Mariani, op. cit., pp. 27-8.
(888) Ivi, p. 28.
(889) A. G. Casanova, op. cit., vol. IV, p. 120.
(890) Per l'Usi e per gli anarchici parlò Borghi, dichiarandosi solidale nell'agitazione col partito socialista e incitando i presenti a scavalcare il parlamento col ricorso all'azione diretta. (Umanità Nova, 9 giugno 1920.)
(891) Umanità Nova, 9 giugno 1920.
(892) Ibid. Per questa versione dei fatti Umanità Nova fu immediatamente denunciata al procuratore del re dal comando del corpo d'armata. (Ivi, 12 giugno 1920; Corriere della Sera, 11 giugno 1920.)
(893) Ibid.
(894) Ivi, 10 giugno 1920.
(895) Umanità Nova, 11 giugno 1920. "Ieri sera alle 23 un gruppo anarchico si recò Galleria e provocò un gruppo di fascisti. Dopo reciproche ingiurie furono scambiati diversi colpi di rivoltella. Pronto intervento della forza pubblica evitò più gravi incidenti. Unico ferito lievemente un innocuo cittadino che si trovava a passare." (Tel. Flores a min. int., 10 giugno 1920, in MI 79.)
(896) Ivi, 12 giugno 1920.
(897) Avanti!, 12 giugno 1920; Umanità Nova, 13 giugno 1920.
(898) Umanità Nova, 13 giugno 1920.
(899) Ibid.
(900) Umanità Nova, 13 giugno 1920. È sicuramente in seguito a questi ultimi episodi di fraternizzazione tra soldati e lavoratori, sminuiti dalla stampa borghese ma reali, che il comandante della divisione militare territoriale di Milano, maggior generale Rocca, invia il 13 giugno a una trentina di comandi subalterni una "riservata personale" in cui, dopo aver rilevato "una sensibile intensificazione della propaganda sovversiva fra le truppe" in tutto il territorio del regno, invita tutti i comandi a intervenire più efficacemente "con un'assidua e più intensa sorveglianza sui propri dipendenti e con una più amorevole assistenza al soldato". Per fare una "efficace e oculata contropropaganda" non basterà "seguire lo stato d'animo della truppa", ma "sarà utile valersi dell'opera di fiduciari [leggi:"spie"] (...) intelligenti e di provata fedeltà. (...) Sarà così possibile conoscere esattamente la portata e la modalità di esecuzione del programma rivoluzionario, allo scopo di prevenire ogni insano tentativo mirante all'inquinamento dell'esercito e di neutralizzare l'azione di esso, garantendosi da dolorose esperienze". (Umanità Nova, 16 giugno 1920.)
(901) Ibid.
(902) Avrebbero dovuto parlarvi, sul tema: "Verso l'anarchia", Borghi e Sanculotto [Ugo Fortunati?]. (Cfr. Umanità Nova, 12 giugno 1920; fonogrammi Gasti a Flores, 11 giugno 1920, in FP 934.)
(903) Ibid.
(904) Tel. Flores a min. int., 17 giugno 1920, in CPC 2951.
(905) Umanità Nova, 15 giugno 1920.
(906) Sulla fondazione della Fai e sul convegno anarchico lombardo del 30 maggio 1920, cfr. Umanità Nova, 29 maggio 1920 e 1° giugno 1920. Telegrammi Flores a min. int., 1° e 5 giugno 1920, in MI 79.
(907) Umanità Nova, 16 e 17 giugno 1920.
(908) Avanti!, 18 giugno 1920. Cfr. anche Umanità Nova, st. d.
(909) Avanti!, 18 giugno 1920. Ecco la versione di Flores nei tre successivi telegrammi spediti al ministero dell'interno: "Per questa sera è indetto comizio anarchico con interventi socialisti per protestare contro la reazione e a favore vittime politiche. Poiché incidenti avvenuti nelle sere scorse hanno provato che gli anarchici vanno al comizio sempre armati, oltre ai consueti servizi di vigilanza ho disposto speciali servizi per far perquisire preventivamente tutte le persone sospette che si recheranno comizio". (n. 8173, ore 16,45.) "Soltanto ora fuori termini legge giunse avviso questura che comizio anarchico di questa sera (...) sarebbe stato pubblico. In conformità istruzioni in vigore trattandosi di comizio anarchico ho disposto che sia vietato (...)," (n. 8191, ora di partenza 18,15.) "Servizio predisposto per impedire comizio anarchico (...) è perfettamente riuscito. Forza pubblica ha bloccato località mantenendo (...) osservanza al divieto. Circa 200 persone fra anarchici e massimalisti che intendevano intervenire furono allontanate. Molte vennero perquisite. Si procedette a undici arresti. Otto fra gli arrestati furono trovati in possesso rivoltelle cariche e pugnali e saranno denunciate, stato arresto, autorità giudiziaria." (Ora arrivo Roma 1,25.) (Tutti in MI 79.) I nomi degli otto denunciati in Umanità Nova, 18 giugno 1920. Secondo i numerosi fonogrammi da lui inviati quel giorno al prefetto, Gasti avrebbe saputo del comizio solo alle 16,55, leggendo Umanità Nova. Alle 17,10, fuori termini, sarebbe arrivata in questura la prescritta dichiarazione di pubblico comizio (che però risultava spedita con lettera raccomandata impostata il giorno prima); e Gasti ne informò il prefetto dichiarandosi convinto della necessità di vietare il comizio. Prese poi le disposizioni necessarie, mettendo il vicecommissatio Rizzo a fare le perquisizioni nel corso di Porta Romana, bloccando la circolazione dei tram e schierando nei punti strategici quasi millecinquecento uomini tra carabinieri, agenti investigativi, guardie regie, soldati di fanteria e cavalleggeri (FP 934).
(910) Umanità Nova, 18 giugno 1920.
(911) Flores a Giolitti, 18 giugno 1920, in MI 54. "Riepilogando," concludeva il rapporto "io credo che nel momento attuale nessun movimento rivoluzionario organico sia in preparazione da parte del partito socialista e che, se pure dovesse esso aver luogo, si troverebbe ancora sufficiente forza di resistenza negli altri partiti, i quali forse di fronte al comune pericolo starebbero uniti. Più probabile è, invece, qualche movimento isolato e di sorpresa, capeggiato da estremisti e da anarchici, e in tal caso occorre fare affidamento più sulla forza pubblica che sull'opera della cittadinanza (...) Tali movimenti parziali non porterebbero, però, mai a una vera rivoluzione e sarebbe facile superarli."
(912) Avanti!, 20 giugno 1920.
(913) Ibid.
(914) Umanità Nova, 20 giugno 1920.
(915) Per i quali parlò, ancora una volta, Parrini.
(916) Avanti!, 22 giugno 1920.
(917) Telegrammi Flores a min. int., nn. 435 e 8528, 21 giugno 1920, in MI 66; Umanità Nova, 22 giugno 1920. "La versione del Corriere della Sera" scrive all'Avanti! (23 giugno 1920) il lettore Angelo Bentivoglio, "è in gran parte falsa. (...) Il Corriere della Sera afferma che gli adunati in piazza Missori erano in gran parte degli ex bersaglieri; non è affatto vero. I cinquanta figli di papà erano in gran parte studenti, ufficialetti e qualche ardito (...) Il Corriere afferma che i primi a sparare furono i giovani socialisti e gli anarchici, invece le cose si svolsero nel modo seguente. Mentre i nostri compagni erano attorno al monumento di Missori il gruppo fascista si allontanava in corteo, assai meschino, di sessanta ragazzi in tutto, dirigendosi verso la caserma a S. Celso, ove tentarono una dimostrazione. Non essendo questa riuscita, fecero ritorno, e non più accompagnati dai carabinieri e guardie regie come nell'andata, ma soli e disposti a tre e quattro per volta silenziosamente. Anzi uno di essi, giunto all'altezza del teatro estivo [l'Eldorado, in corso Italia], fece per intonare l'inno degli arditi, ma un tenente degli alpini, di statura assai alta ed elegantemente vestito, gli intimò di tacere e disse anche queste testuali parole: "Non cantate, ma tenete le rivoltelle alla mano." Vidi i fascisti levare in buon numero delle rivoltelle e giunti all'angolo del palazzo che fa angolo con il corso [di Porta] Romana e Italia, mentre alcuni nostri compagni gridavano dando avviso che arrivavano i fascisti, scaricare le rivoltelle verso piazza Missori."
(918) Ibid.
(919) Umanità Nova, 22 giugno 1920.
(920) Indetto dalla Fal, il comizio avrebbe dovuto svolgersi nel cortile delle scuole del corso di Porta Romana. Questa volta la dichiarazione era stata presentata nei termini di legge, il 20 giugno, da Tarcisio Robbiati a nome del gruppo comunista anarchico, ma Gasti lo aveva vietato egualmente. Quella sera tutta la zona fu presidiata, i tram furono fatti fermare e la polizia arrestò un centinaio di sovversivi. Quando l'on. Repossi andò in questura a protestare, Gasti rispose chiedendo rinforzi. Degli arrestati, quasi tutti rimessi in libertà durante la notte, sei furono trattenuti per porto abusivo d'arma. (Fonogrammi Gasti a Flores, 20, 21 e 22 giugno 1920, in FP 934. Cfr. anche Umanità Nova, 23 giugno 1920.)
(921) Umanità Nova, 23 giugno 1920. "La verità" scrive Simplicio (L. Damiani) "è che il commendator Gasti vieta i comizi anarchici perché si trova a Milano. Alla Spezia, in Lunigiana, in Toscana, nel Bolognese, nella Romagna tutta, nelle Marche, nel Valdamo, egli li consentirebbe come li hanno consentiti molti questurini assai più belli e più energici di lui. Il commendator Gasti fa l'eroe e il rappresentante del governo forte, a Milano, perché si trova a Milano; in una città, cioè, dove gli anarchici non hanno largo seguito, e dove non possono neppure chiedere alla massa proletaria un atto di collettiva solidarietà per non creare nuovi dissensi nella famiglia proletaria." (Umanità Nova, 23 giugno 1920.)
(922) Tel. Flores a min. int., n. 8609, 22 giugno 1920, in MI 79. Cfr. anche relaz. Flores sui "Disordini avvenuti il 22 giugno", 25 giugno 1920, ibid.: "(...) fin dal mattino io avevo avuto informazioni che gli anarchici e gli estremisti vi si sarebbero recati [al comizio] con intenzione di creare disordini."
(923) G. Mariani, op. cit., p. 27.
(924) ACS, Min. giustizia e affari culto, Dir. gen. istituti prevenzione e pena, Detenuti sovversivi, fascia person. n. 54, b. B-2.
(925) Interv. Repaci, 28 aprile 1974. Su Leonida Repaci cfr. F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. IV, 1978, pp. 332-4.
(926) C. Molaschi in Pagine Libertarie, 28 giugno 1922, p. 264.
(927) Il Secolo, 20 maggio 1922.
(928) C. Molaschi in Pagine Libertarie, 28 giugno 1922, pp. 264-5.
(929) G. Mariani, op. cit., p. 30.
(930) Ibid.
(931) Umanità Nova, 16 giugno 1920.
(932) Lo stesso Flores, non sospetto di partigianeria verso i camerieri, avrebbe scritto nelle sue memorie: "Mi convinsi allora della fondatezza delle richieste degli operai, che di fronte agli inverosimili lucri dei padroni trovavansi in condizioni veramente pietose." (Op. cit., pp. 198-9.)
(933) G. Mariani, op. cit., p. 30.
(934) Relaz. Flores sui "Disordini avvenuti il 22 giugno", 25 giugno 1920, in MI 79.
(935) Ibid.
(936) Umanità Nova, 24 giugno 1920.
(937) Ibid.
(938) Avanti!, 23 giugno 1920.
(939) Ibid.
(940) Che Flores, nella relaz. sui "Disordini avvenuti il 22 giugno", 25 giugno 1920, in MI 79, valutò in circa trentamila persone.
(941) Relaz. Flores cit.
(942) Avanti!, 23 giugno 1920.
(943) Tel. Flores a Giolitti, 22 giugno 1920, ore 22,30, in MI 79.
(944) Relaz. Flores cit.
(945) Ibid.
(946) Avanti!, 23 giugno 1920.
(947) G. Mariani, op. cit., pp. 30-1.
(948) Relaz. Flores cit.
(949) Avanti!, 23 giugno 1920.
(950) G. Mariani, o£, cit., p. 31.
(951) Relaz. Flores cit.
(952) Avanti!, 23 giugno 1920.
(953) G. Mariani, op. cit., p. 31.
(954) Umanità Nova, 24 giugno 1920.
(955) Relaz. Flores cit.
(956) G. Mariani, op. cit., p. 31.
(957) Relaz. Flores cit.
(958) L'operaio tornitore Riccardo Bassi, di venticinque anni, raccolto dall'on. Agostini all'angolo di via S. Vincenzino col cuore spaccato da una rivoltellata.
(959) Avanti!, 23 giugno 1920.
(960) Umanità Nova, 24 giugno 1920.
(961) Ibid.
(962) Avanti!, 24 giugno 1920.
(963) Relaz. Flores sui "Disordini avvenuti il 22 giugno", 25 giugno 1920, in MI 79. Secondo il prefetto, i carabinieri, a Porta Venezia, avevano fatto uso delle armi perché erano stati "ricevuti a colpi di rivoltella" e "circondati". Tuttavia non ci fu tra loro alcun ferito. (Ibid.)
(964) Ibid.
(965) Relaz. Flores sui "Disordini avvenuti il 22 giugno", 25 giugno 1920, in MI 79.
(966) Avanti!, 24 giugno 1920.
(967) "Gli operai hanno scioperato malgrado l'invito dei loro organismi a recarsi al lavoro. È il risultato di uno stato d'animo di esasperazione in molta parte della massa. Le organizzazioni devono ora impiegare tutti i loro sforzi a ricondurre nell'orbita della disciplina sindacale queste masse." (Avanti!, 24 giugno 1920.)
(968) Relaz. Flores cit.
(969) Umanità Nova, 27 giugno 1920. L'annuncio sarà ripreso e pubblicato dall'Avanti! il 13 luglio. Solo allora il prefetto dispone "pronte indagini" dalie quali risulterà che: "Effettivamente l'avviso (...) fu affisso nell'interno dell'istituto tecnico, era scritto a matita bleu su di un foglio volante ed era stato appiccicato sommariamente al muro. Stette affisso fino alla sera del 23 giugno e poi scomparve. Non è stato possibile identificare né chi fu l'ideatore né chi fu l'affiggitore di detto foglio. Assicuro che la questura per nulla entra in detta ispirazione e che nessuno studente si presentò in questura per assumere servizio volontario". (Lett. Flores a min. int., 17 luglio 1920, in MI 79.)
(970) Avanti!, 24 giugno 1920.
(971) Ibid.
(972) Relaz. Flores cit.
(973) Ibid.
(974) L'operaio socialista Alfredo Cappelli di diciannove anni.
(975) Secondo i giornali i feriti furono tre, uno dei quali, Francesco Bonini, ex guardia di finanza, raggiunto da un colpo di moschetto del vicebrigadiere e arrestato come uno dei presunti uccisori, morì sei giorni dopo nell'infermeria del carcere di San Vittore. (Avanti!, 30 giugno 1920.)
(976) Relaz. Flores sui "Disordini avvenuti il 22 giugno", 25 giugno 1920, in MI 79. Secondo testimoni oculari presentatisi spontaneamente alla redazione di Umanità Nova, il vicebrigadiere Ugolini, invitato a lasciare la vettura, avrebbe detto: "Invece di scendere dalla carrozza vi ammazzo tutti o mi faccio ammazzare", (Umanità Nova, 25 giugno 1920.)
(977) Avanti!, 24 giugno 1920. Cfr. anche Umanità Nova, st. d.
(978) Il Corriere della Sera di quel giorno (23 giugno 1920) scrisse infatti che gli anarchici avevano sfondato le saracinesche di un negozio di mode in corso Buenos Aires per saccheggiarlo. Ma il negozio, faceva notare l'Avanti! tre giorni dopo a riprova del fatto che la stampa borghese aveva dato dei disordini una versione falsificata, non soltanto non era stato saccheggiato ma aveva ancora le saracinesche intatte.
(979) Intercettaz. telef., 23 giugno 1920, ore 10,50, in MI 79.
(980) Intercettaz. telef., 23 giugno 1920, ore 19,25, ibid.
(981) Il comizio fu poi annullato. Cfr. tel. Flores a min. int., 24 giugno 1920, n. 8706, ora part. 11,45, in MI 79.
(982) Tel. Flores a min. int. 23 giugno 1920, ore 19,30 ibid.
(983) Tel. Flores a min. int., 27 giugno 1920, n. 8824, ibid.
(984) Relaz. Flores cit.
(985) Ibid.
(986) Relaz. Flores sui "Disordini avvenuti il 22 giugno", 25 giugno 1920, ibid. "Parecchi ferrovieri" scrisse Umanità Nova (26 giugno 1920) "ci tengono a dichiarare che essi e la massa dei loro compagni non avrebbero voluto riprendere il lavoro se non dopo i funerali delle vittime, e cedettero solo per evitare discussioni spiacevoli in un momento così luttuoso."
(987) 
(988) Relaz. Flores sui "Disordini avvenuti il 22 giugno", 25 giugno 1920, in MI 79. Cfr. anche tel. Flores a min. int., 24 giugno 1920, n. 8706, ibid.
(989) Umanità Nova, 26 giugno 1920.
(990) Relaz. Flores cit.
(991) Ibid.
(992) Oltre a Borghi furono arrestati, tra gli altri, Quaglino, "mentre tranquillamente assisteva, in piazza San Fedele, al movimento dei grandi apparati di forza" (Avanti!, 24 giugno 1920), Panini, Fedeli, Bruzzi, Biscaro, Gaetano Abbiati, Riccardo Asperges, Diego e Attilio Vella. (Cfr. Umanità Nova, 25, 26, 29 giugno e 1° e 2 luglio 1920.) Sul modo in cui gli arresti vennero eseguiti ecco la testimonianza di Parrini all'uscita da San Vittore: "Io, assieme al compagno ferroviere Scotti, fui arrestato con Armando Borghi: eravamo impegnati a parlare a Sesto San Giovanni, dove (...) i nostri compagni avevano indetto (...) un comizio. Cercammo invano un'automobile spingendoci da piazza del Duomo lungo la via Manzoni (...) Informati poi casualmente che al centro avvenivano conflitti, girammo sui tacchi, dirigendoci immediatamente verso il luogo in cui intuivamo avvenissero gli urti; ma allo sbocco di via Dante fummo circondati, perquisiti, arrestati e condotti (...) in guardina". (Umanità Nova, 1° luglio 1920.)
(993) Umanità Nova, 29 giugno 1920. Sul "caso Ugolini" e il suo penoso strascico di innocenti condannati cfr. Charles L'Ermite (C. Molaschi), "Calvario", in Pagine Libertarie, 5 dicembre 1921, pp. 193-4.
(994) Umanità Nova, 26 giugno 1920.
(995) Lett. anonima a Giolitti, 25 giugno 1920, originale in MI 79.
(996) Lett. anonima a Giolitti, 26 giugno 1920, originale ibid.
(997) Copia lett., 23 giugno 1920, ibid.
(998) Lett. anonima, 26 giugno 1920, ibid.
(999) L'attività di Flores a Milano fu interrotta da Giolitti il 21 agosto 1920. "Ritornato a casa" scrisse Flores nelle sue memorie, parlando di se stesso in terza persona, "nessuno volle dirgli le ragioni del provvedimento preso a suo carico, ma il governo per dimostrare che nessuna ragione di servizio lo aveva giustificato conferì allo stesso prefetto le funzioni di commissario per gli aleggi nella capitale, dimostrandogli così come continuasse ad avere in lui la maggiore fiducia." (E. Flores, op. cit., p. 147.)
(1000) L'originale della lett. in CPC 2951. L'odio per Malatesta, e il desiderio di toglierlo di mezzo, arrivarono a un punto tale che un mitomane, celandosi dietro lo pseudonimo "La Sfida", scrisse quell'estate al direttore della Tribuna: "Egregio Direttore, nell'articolo, pubblicato dal suo stimato giornale, riguardo agli assalti alle polveriere, è detto fra l'altro che Malatesta è scomparso misteriosamente. Io le dirò di più: Malatesta è scomparso... per sempre. I combattenti della regione di Napoli avevano deliberato di sopprimerlo, con ordine del giorno, pubblicato anche dal giornale Il Mattino di Napoli. Alcuni arditi di diverse città italiane nello scorso mese si radunarono a Pesaro, di dove seguirono il noto rivoluzionario. Il Malatesta fu rapito di notte e condotto a Ravenna, ove venne fucilato alla schiena, in località sita due chilometri al di fuori della stazione ferroviaria, lungo la strada ferrata. È sepolto nella stessa località presso un fossato bagnato da un piccolo ruscello." (Ibid.)
(1001) Non passava giorno, d'altronde, senza che i soliti "sicari dei pescicani" promettessero minacciosamente una visita agli uffici di Umanità Nova. E questa minatoria assiduità fu all'origine di un bizzarro incidente avvenuto verso la fine del mese, quando alcuni compagni di Malatesta, scambiando un agente del servizio di pedinamento per un fascista dalle brutte intenzioni, gli tolsero la rivoltella e la consegnarono a due vigili urbani. (Cfr. Umanità Nova, 1° luglio 1920 e tei. Flores a min. int., 30 giugno 1920, in MI 79.)
(1002) Tra i quali Borghi, Damiani, Quattrini, Molaschi e Mario Conti in rappresentanza degli anarchici bresciani. (Tel. Flores a min. int., 1 giugno 1920, n. 6916, in MI 79.)
(1003) "L'opinione negativa di Malatesta su questi organismi, nei quali Gramsci e con lui diversi anarchici vedevano gli istituti fondamentali della futura società socialista e gli elementi chiave della rivoluzione fatta dal basso, nasceva dalla tesi dell'impossibile sviluppo rivoluzionario dei medesimi in regime borghese, e perciò dalla constatazione del prevalere all'interno dei consigli di tendenze settorialistiche e corporative e di istanze autosufficienti di sapore operaistico." (G. CERRITO, introd. a E. MALATESTA, Scritti scelti, Roma, Savelli, 1973, pp. 54-5.) Sui consigli di fabbrica cfr. P. C. MASINI, Anarchici e comunisti nel movimento dei consigli a Torino. (Primo dopoguerra rosso 1919-1920), Torino, a cura del Gruppo "Barriera di Milano", 1951, che in appendice contiene la relaz. sui consigli di fabbrica e d'azienda presentata da Maurizio Garino al congresso di Bologna.
(1004) Tel. Flores a min. int., 5 giugno 1920, n. 7138, in MI 79.
(1005) L'elenco completo delle centottantatré località venne pubblicato dal settimanale anarchico imolese Sorgiamo! il 10 luglio 1920. Secondo il prefetto di Bologna, i delegati anarchici presenti al congresso erano "circa 150". (Cfr. rapp. al min. int., 7 luglio 1920, in MI 80.) U.A.I., Programma anarchico accettato del Congresso dell'U.AI. in Bologna, 1-2 luglio 1920, Bologna, Commissione di corrispondenza dell'U.A.I., 1920. La fortuna del Programma in campo anarchico è stata immensa. Difficile dire quante ristampe ne siano state fatte fino a oggi.
(1006) G. Bosio, op. cit., p. 53.
(1007) Ivi, p. 54.
(1008) U.A.L, Il Congresso Nazionale. Bologna, 1-2-3-4 luglio 1920. Il fronte unico rivoluzionario. Relazione sui rapporti del movimento anarchico con le altre forze sovversive e rivoluzionarie, Bologna, Cooperativa Tipografica Proletaria, 1920, cit. in G. Bosio, op. cit., p. 64. Non essendo riusciti a rintracciare questo documento, s'intende che i brani citati sono tutti ripresi dal libro di Bosio.
(1009) Ibid.
(1010) G. Cerrito, introd. a E. Malatesta, Scritti scelti, cit., p. 53.
(1011) "Il Congresso anarchico di Bologna dell'agosto [sic] 1920 ha una enorme risonanza, e ad esso in un certo senso si rivolgono le speranze di tutti coloro che sperano in un mutamento radicale della situazione. Nonostante i riformismi facciano di tutto per boicottare il congresso, riuscendo a impedire che vi partecipi una delegazione socialista e del sindacato, da esso nasce un'indicazione preziosa per tutta la sinistra: il programma di costituire un Fronte Unico di tutti i movimenti realmente rivoluzionari, a prescindere dalle distinzioni di partito, per strappare definitivamente in quel momento cruciale la direzione delle masse ai capi del sindacato." (G. MAIONE, Il biennio rosso. Autonomia e spontaneità operaia nel 1919-1920, Bologna, Il Mulino, 1975, pp. 226-7.)
(1012) Lett. anonima a Giolitti, s.d., in MI 80.
(1013) Tel. Flores a min. int., 8 luglio 1920, in MI 79. Cfr. anche Umanità Nova, 10 luglio 1920. Anche questo divieto ha un retroscena. Fu lo stesso Borghi, il 7 luglio, a presentare la dichiarazione di pubblico comizio, una dichiarazione "subdola e dissimulata" di cui la questura rilasciava regolare ricevuta. Lo stesso giorno e il giorno seguente venivano diffusi clandestinamente dei volantini dai quali risultava che il comizio dichiarato da Borghi era indetto dalla Fal e dal gruppo anarchico milanese, come attestazione di solidarietà con i "terroristi". Uno di questi volantini veniva pubblicato da Umanità Nova l'8 luglio. A questo punto Gasti vietava il comizio "a norma delle disposizioni ministeriali vigenti". Gli anarchici, avvertiti, non uscivano di casa e nella rete del servizio d'ordine predisposto dalla questura restavano impigliate solo tre persone. (Cfr. fonogrammi Gasti a Flores, 8 luglio 1920, in FP 934.)
(1014) Tel. Flores a min. int., n. 9433, 10 luglio 1920, in MI 80
(1015) Relaz. Flores a min. int., 19 luglio 1920, in MI 79.
(1016) Umanità Nova, 27 giugno 1920.
(1017) Umanità Nova, 10 agosto 1920. Sul Cova esiste una curiosa testimonianza dello scrittore americano Ernest Hemingway, che lo aveva frequentato nell'autunno del 1918. Esso era allora "un ambiente ricco, caldo e non troppo sfarzosamente illuminato", pieno di ragazze e di giornali illustrati. Le ragazze erano "molto patriottiche". "Scoprii allora che le persone più patriottiche in Italia erano le ragazze dei caffè, e credo che ancora lo siano." ("In paese straniero", cit., pp. 277-8.)
(1018) In un profilo tratteggiato dopo il processo del Diana, nell'estate del 1922, così Molaschi descriveva Rizzo: "È giovane: trentacinque anni. Nacque in un paese dela Sicilia (...) Il suo aspetto fisico (...) non è antipatico. Malgrado la sua giovane età, è quasi completamente calvo. Veste sempre con eleganza che gli dà una certa distinzione. La sua voce non ha nulla dell'autoritario; parla a voce bassa, in un italiano corretto, a frasi brevi con intervalli di silenzio tra una frase e l'altra. Esordì la sua carriera scoprendo a Milano una associazione di borsaioli che accalappiava i merli per mezzo della pederastia. (...) Questo primo successo fece comprendere ai suoi superiori che egli avrebbe fatto molto cammino e allora venne mandato al fronte per scoprire lo spionaggio nemico e, forse, per farne lui stesso a favore dell'Italia. A guerra finita ritornò a Milano (...) È certo che il vice commissario Rizzo, per gli anarchici, è un nemico formidabile. Egli non trascura arma alcuna, anche la più perfida, pur di (...) far condannare. Ha saputo organizzare una tale rete di spionaggio che sorprende i più esperti e più pessimisti militanti. (...) Egli è psicologo di forte intuito; sa indovinare il carattere del soggetto che deve diventare sua vittima. Sa che fra gli anarchici vi sono dei vanitosi e quando qualcuno di questi vanitosi gli capita a tiro lo solletica in modo diabolico: "Lei che è tanto intelligente, lei che è tanto altruista, lei che è così generoso... Oh, se tutti gli anarchici fossero come lei sarebbe bello ragionare...". I pesciolini abboccano, montano in cattedra e cantano in tutti i toni. Penserà poi lui a ordinare i discorsi (...) in modo da mandare in galera il tenore (...) Arte diabolica. Dire che Rizzo è un incapace e un impotente sarebbe un gravissimo errore. Egli è il poliziotto perfetto che conosce a fondo il suo mestiere, che non indietreggia dinnanzi ad alcuna difficoltà e ad alcuna ribalderia". (Pagine Libertarie, a. II, n. 8-9, 28 giugno 1922, pp. 251-2.)
(1019) Ivi, 11 agosto 1920.
(1020) Ivi, 12 agosto 1920.
(1021) Ivi, 11 agosto 1920.
(1022) Corriere della Sera, 21 dicembre 1921.
(1023) Ibid.
(1024) Il Secolo, 21 dicembre 1921.
(1025) Umanità Nova, 24 agosto 1920.
(1026) Ibid.
(1027) Lett. T. Gobbi, Umanità Nova, 24 agosto 1920.
(1028) Umanità Nova, 26 agosto 1920.
(1029) Tarcisio Robbiati, 23 anni, impiegato; Siro Mascherpa, 18 anni, meccanico; Angelo Legnani, 23 anni, meccanico; Achille Checchi, 23 anni, verniciatore; Alfredo Brocchieri, 23 anni, meccanico; Umberto Galbiati, 21 anni, meccanico; Pietro Sini, 21 anni, meccanico; Ottorino Marchetti, 19 anni, meccanico; Pietro Marelli, 20 anni, meccanico; Giovanni [recte: Giuseppe] Pederneschi, 22 anni, giornalaio; Mario Cazzaniga, 20 anni, piazzista; Maria Pellegrini, 17 anni, dattilografa; Olga Bianchi, 19 anni, commessa. (Gfr. Umanità Nova, 19 agosto 1920.)
(1030) Ivi, 26 agosto 1920.
(1031) Ivi, 31 agosto 1920.
(1032) CPC 2951.
(1033) Ibid.
(1034) In tale occasione Malatesta avrebbe detto: "Ognuno si prepari per proprio conto, le occasioni sono facili, un conflitto, uno sciopero o altro può essere il segnale". (Tel. Lusignoli a min. int., [?] agosto 1920, in MI 66.)
(1035) Umanità Nova, 31 agosto 1920.
(1036) Il 28 agosto, festeggiando il suo primo semestre di vita, Umanità Nova si rallegrava per i "risultati più che trionfali" ottenuti in così breve tempo. Dopo aver constatato l'esito brillante delle varie sottoscrizioni, il giornale concludeva che il successo dell'iniziativa presa dal "partito dei più poveri, dei meno organizzati, dei meno favoriti dalle circostanze", era "la dimostrazione più eloquente" che il movimento anarchico era "un movimento di masse", rispecchiante una vasta corrente della vita pubblica, di cui amici e nemici avrebbero dovuto tener conto. (Umanità Nova, 28 agosto 1920.)
(1037) Sul processo, di fonte anarchica, ivi, 20 ottobre e 20, 21, 22, 23, 24 e 25 dicembre 1921. Su Rimoldi cfr. anche Umanità Nova, 28 dicembre 1921.
(1038) Umanità Nova, 21 dicembre 1921.
(1039) G. Mariani, op. cit., p. 32.
(1040) Corriere della Sera, 18 dicembre 1921.
(1041) G. Mariani, op. cit., p. 32.
(1042) Ivi, pp. 32-33.
(1043) G. Mariani, op. cit., p. 33. "Ma se si andasse a dire a Rizzo che incolpando gli anarchici del bar al Carrobbio dell'attentato del Cova ha preso una cantonata e ha dato prova di incapacità, egli risponderebbe di aver le prove che i lanciatori di queste bombe non furono Mariani e Aguggini; Mariani e Aguggini si incolparono per parodiare Henry, il lanciatore della bomba al caffè Terminus, che per salvare altri compagni addossò a se stesso la responsabilità di attentati non commessi. Mariani e Aguggini avevano commesso un "delitto" [la strage del Diana] che li avrebbe fatti condannare al massimo delle pene possibili. Quindi, anche assumendosi altre responsabilità, non incorrevano in maggior condanna. Così ragiona, ancor oggi, Rizzo." (C. Molaschi, Pagine Libertarie, cit., 251-2.)
(1044) Nella Giacomelli era il consigliere delegato della società proprietaria del giornale. Il dissenso fu provocato dall'offerta della Giacomelli a Perelli di una percentuale sui crediti da recuperare, offerta che Perelli ritenne incompatibile con l'ideologia anarchica. Sulle dimissioni di Perelli cfr. Umanità Nova, 8 agosto 1920.
(1045) Interv. Perelli, 10 maggio 1973.
(1046) Umanità Nova, 1° settembre 1920.
(1047) Interv. Perelli, 10 maggio 1973.
(1048) L'anarchico Bertolotti, ucciso a ventidue anni dallo scoppio di una bomba caduta accidentalmente da un carrello. (Cfr. Umanità Nova, 16 settembre 1920.
(1049) Interv. Quaglino, 21 luglio 1973.
(1050) Interv. Perelli, 10 maggio 1973.
(1051) "L'opinione di Fabbri (Da un articolo del settembre 1920)", in Umanità Nova, settembre 1954, suppl. al n. 39, pp. 8-9.
(1052) Umanità Nova, 3 settembre 1920, cit. in G. Bosio, op. cit., p. 57.
(1053) Interv. Quaglino, 21 luglio 1973.
(1054) Interv. Perelli, 12 novembre 1974.
(1055) Interv. Quaglino, 21 luglio 1973.
(1056) E. Malatesta, Scritti, cit., vol. I, p. 17.
(1057) Interv. Perelli, 12 novembre 1974.
(1058) G. Bosio, op. cit., p. 57.
(1059) Umanità Nova, 4 settembre 1920, cit. in S. ARCANGELI, Errico Malatesta e il comunismo anarchico italiano, Milano, Jaca Book, 1972, p. 133.
(1060) G. Bosio, op. cit., p. 57.
(1061) Ivi, pp. 57-8.
(1062) Fabbriche. "L'Occupazione": 34 anni fa. Supplemento al n. 29 di Umanità Nova, Roma, settembre 1954, p. 13. "Garino non poteva penetrare nei retroscena segreti e loioleschi di Colombino. La solennità della proposta e dell'occasione lo convinsero a sostenere anche lui questo punto di vista. Molti altri aderirono. Quindi la decisione estrema fu rimandata. Se il convegno avesse insistito nell'occupazione immediata, tutti avrebbero detto che l'Unione sindacale era formata da gente intrattabile, maniaca della scissione." (A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 249.)
(1063) Umanità Nova, 7 settembre 1920, cit. in S. Arcangeli, op. cit., p. 133
(1064) G. Bosio, op. cit., p. 53.
(1065) Ivi, p. 57.
(1066) Ivi, p. 59.
(1067) Interv. Perelli, 10 maggio 1973.
(1068) S. Arcangeli, op. cit., p. 132.
(1069) Umanità Nova, 8 settembre 1920.
(1070) G. Bosio, op. cit., p. 59.
(1071) Un trentennio cit., pp. 41-2. Il manifesto, non firmato, secondo Fabbri era stato scritto da Malatesta. Vedilo, completo, in Umanità Nova, 10 settembre 1920, raccolto in E. Malatesta, Scritti, cit., vol. I, pp. 154-5.
(1072) Furono invitati a partecipare alla riunione anche la direzione del partito socialista e il gruppo parlamentare socialista; e a puro titolo consultivo, senza diritto di voto, i rappresentanti dei ferrovieri, dei marittimi, dei portuali, degli impiegati statali e dei postelegrafonici (tutte organizzazioni non confederate).
(1073) Ibid.
(1074) Umanità Nova, 11 settembre 1920.
(1075) "Voi avete" diceva il 14 settembre alle maestranze degli stabilimenti metallurgici Levi e Bologna "iniziata la rivoluzione in Italia. Le passate rivoluzioni avevano cangiato il governo, senza che l'assetto sociale borghese venisse distrutto. Oggi invece gli operai si sono impadroniti dei mezzi di produzione, e per questo fatto nuovo essi hanno iniziato la vera rivoluzione. I padroni, se vorranno mangiare, dovranno lavorare come voi e con voi; il governo è impotente a fermare colla forza bruta la vostra marcia. (...) Malgrado le decisioni dei "pompieri", la causa della rivoluzione non è ancora perduta (...)." (Umanità Nova, 16 settembre 1920.) "Se le circostanze v'imporranno di lasciare malgrado tutto le officine" disse il 20 settembre agli operai e alle operaie della Fibra Vulcanizzata di viale Monza "lasciatele con questo sentimento: che per il momento, per l'inettitudine dei vostri dirigenti, siete stati sconfitti, ma che presto riprenderete la lotta, e allora non sarà per ottenere delle concessioni che si risolvono in una mistificazione ma per espropriare definitivamente i vostri sfruttatori (...)." ("Tutto non è finito!", ivi, 22 settembre 1920, raccolto in E. Malatesta, Scritti, cit., vol. I, pp. 164-5.)
(1076) Interv. Perelli, 12 novembre 1974.
(1077) Ibid.
(1078) Ibid.
(1079) Ibid.
(1080) G. Cerrito, introd. a E. Malatesta, Scritti scelti, cit, p. 55.
(1081) L. Fabbri, La contro-rivoluzione preventiva, cit., pp. 175-6.
(1082) Ivi, p. 177.
(1083) Ivi, p. 178.
(1084) Già il 30 settembre, a pochi giorni dall'inizio della restituzione delle fabbriche ai rispettivi proprietari, E guardasigilli Fera, redarguito al senato per la sua "inerzia", rispose: "Procedimenti penali sono stati iniziati dappertutto. A Milano sono già in corso 14 processi per le occupazioni". (Un trentennio cit., p. 45.)
(1085) L. Fabbri, La controrivoluzione cit., p. 178; G. Cerrito, introd. a E. Malatesta, Scritti scelti, cit. "L'occupazione delle fabbriche e delle terre"scrisse Malatesta nel 1924 "era perfettamente nella nostra linea programmatica. Noi facemmo tutto quello che potevamo, coi giornali e con la nostra azione personale nelle fabbriche, perché il movimento si intensificasse e si generalizzasse e avvertimmo, purtroppo buoni profeti, gli operai di quello che sarebbe successo loro se avessero, abbandonato le fabbriche, aiutammo a preparare la resistenza armata, prospettammo la possibilità di fare la rivoluzione quasi senza colpo ferire se solamente si fosse mostrata la decisione di adoperare le armi che si erano accumulate. Non riuscimmo, e il movimento fallì perché noi eravamo troppo pochi e le masse troppo poco preparate. Quando D'Aragona e Giolitti concertarono la burla del controllo operaio, coll'acquiescenza del partito socialista, che allora era diretto dai comunisti, noi gridammo al tradimento e ci prodigammo nelle fabbriche per mettere in guardia gli operai contro l'inganno iniquo. Ma appena fu diramato l'ordine della Confederazione di uscire dalle fabbriche, gli operai docilmente ubbidirono all'ordine quantunque disponessero di possenti mezzi militari per la resistenza. La paura in ciascuna fabbrica di restare soli a combattere e le difficoltà di assicurare l'alimentazione dei vari presidii indussero tutti alla resa, malgrado l'opposizione dei singoli anarchici sparsi per le fabbriche. Confederazione e partito socialista, comunisti compresi, si misero contro e tutto doveva finire con la vittoria dei padroni." (Pensiero e volontà, 1° aprile 1924, cit. in S. ARCANGELI, Errico Malatesta e il comunismo anarchico italiano, Milano, Jaca Book, 1972, p. 134.)
(1086) G. Mariani, op. cit., p. 34.
(1087) Ivi, p. 36.
(1088) Ibid.
(1089) Ivi, pp. 37-8.
(1090) Ivi, pp. 38-9.
(1091) Ivi, pp. 39-40.
(1092) "Lettre ouverte au camarade Serrati", novembre 1920, Internationale Communiste, n. 14, p. 2689, cit. in G. MAIONE, Il biennio rosso. Autonomia e spontaneità operaia nel 1919-1920, Bologna, Il Mulino, 1975, p. 283.
(1093) Cit. in P. SPRIANO, Storia del Partito Comunista Italiano, vol. I, Da Bordiga a Gramsci, Torino, Einaudi, 1967, p. 77.
(1094) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 247; Umanità Nova, 19 settembre 1920.
(1095) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 252; Umanità Nova, 21 settembre 1920.
(1096) A. Borghi, ibid.; Umanità Nova, 14 ottobre 1920.
(1097) Umanità Nova, 14 ottobre 1920.
(1098) Nato ad Ancona nel 1869, Lusignoli fu prima segretario comunale a Bari poi segretario generale del comune di Roma. Nel 1916, ottenuta la nomina a prefetto, lasciò il posto di segretario generale del comune per quello di presidente della commissione amministrativa degli ospedali di Roma, ove rimase fino al 1920, quando fu mandato da Giolitti a reggere la prefettura di Milano. Qui, ricorda velenosamente Flores (che non poteva nutrire molta simpatia per chi gli aveva soffiato la poltrona), "amministrativamente non si occupò di nulla, lasciando fare al vice prefetto (...); politicamente seguì l'indirizzo di Giolitti contrario a ogni dilagare della propaganda socialista, indirizzo che era consono al carattere autoritario e conservatore del Lusignoli, (...) Come funzionario" conclude Flores "non fu che un mediocre segretario comunale e le cariche di prefetto e di consigliere di stato, conseguite a furia di intrighi e per colpi di fortuna, vennero da lui esercitate con la stessa mentalità. Come uomo politico non fu accolto in alcun partito, quando voleva correre l'alea delle elezioni politiche, e nominato senatore [nel 1921] si servì della tribuna parlamentare solo per invelenire contro il governo (...) Ebbe solo un alto concetto di se stesso e il suo errore più grave fu quello di ritenersi un grande uomo mentre non era che una mediocrità". (E. Flores, 1926 [?], in F. Cordova, "Alcuni ricordi inediti d'un prefetto dell'età liberale", in Storia Contemporanea, a. V, n. 2, giugno 1974, pp. 340-1.)
(1099) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 252.
(1100) A. Borghi, ibid.; Un trentennio cit., p. 46.
(1101) Umanità Nova, 14 ottobre 1920.
(1102) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 253.
(1103) Telespr. Lusignoli a min. int., 6 ottobre 1920, su un incontro degli aderenti alla frazione riformista socialista svoltosi il 30 settembre e il 1° ottobre 1920 nelle scuole elementari del corso di Porta Romana, in MI 66.
(1104) Da "La presa e la resa delle fabbriche", in V. D'ANDREA, Tormento, Paris, "La Fraternelle", 1929, pp. 74-5.
(1105) Pref. Bologna (Visconti) a min. int., 10 ottobre 1920, in MI 88A/2.
(1106) Tel. Visconti a min. int., 3 ottobre 1920, n. 20078, in UC 20.
(1107) Tel. Visconti a min. int., 4 ottobre 1920, n. 20132, ibid.
(1108) Telespr. Lusignoli a min. int., 9 ottobre 1920, in MI 88A/2.
(1109) All'agitazione pro vittime politiche e per la Russia rivoluzionaria si erano impegnati a Bologna, durante un convegno indetto dal Sindacato ferrovieri e svoltosi il 28 e 29 agosto, l'Uai, il partito socialista, l'Usi, la Cgl, il Sindacato ferrovieri, la Film, la Federazione lavoratori dei porti, la Lega proletaria mutilati, ecc. (Cfr. Un trentennio cit., pp. 39, 40 e 46.)
(1110) Ibid.
(1111) Tel. Visconti a min. int., 7 ottobre 1920, n. 20646, in UC 20.
(1112) Dir. gen. PS (Vigliani) ai prefetti, 2 ottobre 1920, in CPC 2951.
(1113) Circol. min. int. ai prefetti, 9 ottobre 1920, in FP 934.
(1114) Tel. Visconti a min. int., 10 ottobre 1920, n. 21146, in UC 20.
(1115) Tel. Visconti a min. int., 11 ottobre 1920, n. 21532, ibid.
(1116) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 253.
(1117) Borghi scrive (Mezzo secolo cit., p. 253) che il suo arresto fu eseguito il 13 ottobre. Gasti lascia intendere che ebbe luogo la sera del 12. (Cfr. tel. Gasti a dir. gen. PS, spedito da Milano il 12 ottobre 1920, ore 21, n. 21780, in UC 20.) Quel mattino era stato nuovamente arrestato a Milano anche il "pericolosissimo" anarchico comunista spagnolo Angel Pestana. Reduce dalla Russia, dove quell'estate aveva partecipato al congresso della Terza Internazionale e si era incontrato con Borghi, ricercato dalle autorità del suo paese per reati di stampa e di opinione, fu prontamente espulso dall'Italia. (Cfr. fonogr. Gasti a Lusignoli, 12 ottobre 1920, in FP 934.)
(1118) Riservata Lusignoli a min. int., 12 ottobre 1920, n. 12992, in MI 88A/2.
(1119) Telespr. Lusignoli a min. int., 12 ottobre 1920, n. 12995, ibid.
(1120) Un trentennio cit., p. 46.
(1121) Umanità Nova, 13 ottobre 1920.
(1122) La sera prima, con un fonogr. a Lusignoli, Gasti aveva chiesto un rinforzo di duemila soldati di fanteria, duecento soldati di cavalleria e 7 autoblindate. (FP 934.)
(1123) In due di essi parlarono, per gli anarchici, Parrini e Francesco Porcelli. (Umanità Nova, 16 ottobre 1920.)
(1124) Ivi, 16 ottobre 1920. Cfr. anche fonogr. Gasti a Lusignoli, 14 ottobre 1920, in FP 934.
(1125) La manifestazione "era anche anarchica" rimbeccherà Umanità Nova (16 ottobre 1920), "ma anche socialista, e fu soprattutto proletaria, perché le centinaia di migliaia di lavoratori che hanno affollato i comizi di ieri non erano, no, purtroppo, tutti anarchici (...)".
(1126) È interessante notare che nel rapp. di Gasti sugli incidenti di piazza Duomo Lusignoli cambiò sempre, o fece cambiare da qualcuno, la parola "fascisti" in "studenti". (Cfr. rapp. Gasti, 14 ottobre 1920, in FP 934.)
(1127) Rapp. Gasti, cit. I funerali del conte Morganti si svolsero il 19 ottobre, con la partecipazione di trecento persone e due bandiere, una dei fasci di combattimento e l'altra dell'associazione nazionalista. (Cfr. fonogr. Gasti a Lusignoli, 19 ottobre 1920, ibid.) Altri gravi incidenti ebbero luogo, il 14 ottobre, a Brescia, dove la guardia regia sparò sulla folla uccidendo un dimostrante; a Bologna, dove gli scontri tra i dimostranti e la forza pubblica dopo un comizio al quale era intervenuto anche Malatesta si conclusero con un pesante bilancio di morti e feriti; e a Trieste, dove i fascisti, con l'aperta connivenza delle forze dell'ordine, distrussero il giornale socialista Il Lavoratore. (Cfr. telegr. corrispondente da Brescia di Umanità Nova, sequestrato e mai consegnato al giornale, ibid.; Umanità Nova, 16 e 17 ottobre 1920; Un trentennio cit., pp. 46-7.)
(1128) G. Mariani, op. cit., p. 41.
(1129) Ivi, pp. 41-2.
(1130) Tel. Lusignoli a min. int., 14 ottobre 1920, n. 13113, in MI 66.
(1131) Tel. Lusignoli a min. int., 16 ottobre 1920, n. 22524, in UC 20.
(1132) G. Mariani, op. cit., p. 43.
(1133) Interv. Quaglino, 21 luglio 1973.
(1134) G. Mariani, op. cit., pp. 42-3.
(1135) Fonogr. Gasti a Lusignoli, 15 ottobre 1920, in FP 934. Tra gli arrestati, secondo Umanità Nova (16 ottobre 1920), c'erano Silvio Biscaro, Emilio Spinaci e Corrado Bertoni dell'Usi.
(1136) "Portarono via anche me" ricorda Perelli "e anche altri, fuori del giornale. E poi scelsero i loro uomini: quelli che volevano tener dentro per colpire il movimento. Malatesta... Evidentemente non conoscevano il valore di Damiani, e lo lasciarono fuori. Lasciarono fuori Frigerio. Lasciarono fuori Porcelli. Però tennero Quaglino, e Borghi, che era il capo dell'Usi. Solamente i capi. Più Quaglino, col quale la questura aveva una vecchia ruggine. Gli altri di Umanità Nova testimoniarono in mio favore: è un impiegato, è stato un impiegato del giornale e nient'altro. Così venni fuori con gli altri. Malatesta restò dentro e non ci fu pressione che riuscisse a sviluppare un sentimento di solidarietà tra gli aderenti al partito socialista. Era pericoloso per tutti, ma specialmente per il partito socialista, dopo la batosta delle fabbriche, assumere una posizione radicale... No, presero le cose alla leggera. Gli faranno il processo, dicevano, lo tireranno fuori." (Interv. 10 maggio 1973.)
(1137) Umanità Nova, 16 ottobre 1920.
(1138) Vedi il telegr. sequestrato in FP 934.
(1139) Umanità Nova, 17 ottobre 1920.
(1140) Ibid.
(1141) Fonogr. Gasti a Lusignoli, 15 ottobre 1920, in FP 934.
(1142) Tel. Lusignoli a min. int., 15 ottobre 1920, n. 22272, in UC 20.
(1143) Fonogr. Gasti a Lusignoli, 15 ottobre 1920, in FP 934.
(1144) Tel. Lusignoli a min. int., 16 ottobre 1920, n. 22524, in UC 20.
(1145) Fonogr. Gasti a Lusignoli, 16 ottobre 1920, ore 19,15, in FP 934.
(1146) Tel. Lusignoli a Corradini, 16 ottobre 1920, n. 22445, in UC 20.
(1147) Umanità Nova, 17 ottobre 1920.
(1148) Ibid.
(1149) Telegr. Lusignoli a min. int., 16 ottobre 1920, n. 22524, in UC 20.
(1150) Tel. Lusignoli a Giolitti, 17 ottobre 1920, n. 22530, ibid.
(1151) Tel. pref. Bologna (Visconti) a min. int., 17 ottobre 1920, ore 11,45, n. 22548, ibid.
(1152) Tel. Visconti a Lusignoli, 17 ottobre 1920, part. ore 3,30 arr. ore 9,30, in FP 934.
(1153) Tel. Visconti a min. int., n. 22548, cit.
(1154) Il Secolo, 18 ottobre 1920; Umanità Nova, 19 ottobre 1920; Un trentennio cit., p. 47.
(1155) A. Borghi, Mezzo secolo cit., pp. 253-4.
(1156) Il Secolo, 18 ottobre 1920.
(1157) Fonogr. Gasti a Lusignoli, 17 ottobre 1920, ore 15, in FP 934. Men tre nella conferenza stampa non vi aveva fatto cenno, nella denuncia a carico di Malatesta, Pagliai, Frigerio, Quaglino, Porcelli, Perelli (detenuti) e Damiani (latitante) Gasti scriveva che i sette anarchici si erano resi responsabili di "cospirazione (iniziata nel gennaio di quest'anno ma tuttora attiva e permanente) contro i poteri dello stato", adducendo come "elementi specifici di prova" cinquantacinque tra articoli, vignette, avvisi e appelli pubblicati da Umanità Nova nei circa duecento numeri usciti fino ad allora, dai quali "balzano evidenti, senza bisogno di altra documentazione, le reità del Malatesta e dei suoi correi". In base a tali articoli il questore denunciava Malatesta e i suoi compagni, oltre che per cospirazione, anche per "correità negli atti terroristici commessi da anarchici in Milano"; per "eccitamento alla detenzione di armi"; per "apologia di reato"; per "istigazione a delinquere"; e infine per "vilipendio all'esercito". (Cfr. denuncia al proc. gen. del re, 17 ottobre 1920, in CPC 2951.) La denuncia fu trasmessa dal prefetto al ministero dell'interno il 23 ottobre.
(1158) Tel. Lusignoli a Corradini, 17 ottobre 1920, n. 22571, in UC 20. Corradini, lo stesso giorno, aveva nuovamente invitato tutti i prefetti del regno a esplicare un'"energica azione" contro gli anarchici, sottolineando la necessità di eseguire perquisizioni domiciliari per mettere sotto sequestro "armi corrispondenza opuscoli sovversivi" e di intensificare la vigilanza sui capi allo scopo di "raccogliere prove per azione delittuosa esercitata nei recenti fatti". L'originale del dispaccio reca, curiosamente, le seguenti righe cancellate: "Non dovranno essere permessi comizi ai quali possa intervenire Malatesta poiché suoi discorsi sono sempre seguiti da violenze. Naturalmente ad eventuale arresto Malatesta non dovrà farsi luogo se non a seguito mandato cattura autorità giudiziaria". È possibile che Corradini avesse appena scritto queste righe quando ricevette la notizia dell'arresto dell'agitatore. (Tel. n. 23527, in MI 88A/2.)
(1159) Fonogr. Gasti a Lusignoli, 17 ottobre 1920, ore 20,20, in FP 934.
(1160) Circolare min. int. (Vigliarli) ai prefetti, 17 ottobre 1920, ore 20,30, n. 23533, in MI 88A/2.
(1161) Umanità Nova, 20 ottobre 1920.
(1162) Tel. Visconti a min. int., 18 ottobre 1920, ore 10,45, n. 22600, in UC 20.
(1163) Umanità Nova, 20 ottobre 1920; Un trentennio cit., p. 47.
(1164) Fonogr. Gasti a Lusignoli, 18 ottobre 1920, ore 23, in FP 934.
(1165) Fonogr. Gasti a Lusignoli, 19 ottobre 1920, ore 16, ibid.
(1166) Che all'origine di tutto questo ci fosse la paura di un colpo di stato dannunziano è provato dal telegr. che lo stesso 17 ottobre Lusignoli inviava a Giolitti: "(...) D'Annunzio è deciso a marciare nell'interno se un moto bolscevico si effettuasse, ritenendo in tal caso che il governo non saprebbe fronteggiare opera per debolezza e per avversione, né usare dei mezzi estremi di repressione. Egli in ciò è d'accordo con vari generali ed ex generali, con ammiraglio Millo, con qualche sottosegretario di stato, con molti deputati (Federzoni, Susi, De Martino, Meschiari, ecc.) e un piano organico deve essere stato già preparato". (Óre 16, n. 22563, in UG 20.) Per togliere a D'Annunzio ogni pretesto e ogni occasione di intervento diventava imperativo restaurare l'ordine interno. Lo stesso giorno Lusignoli si incontrava col magg. Reina, l'ex segretario di D'Annunzio a Fiume, il quale si diceva "sicuro che se governo non ripristinerà quanto prima autorità stato" i generali, gli ufficiali, i fascisti e i nazionalisti si sarebbero raccolti intorno a D'Annunzio "per provvedere a quella che è ritenuta la salvezza". (Tel. Lusignoli a Giolitti, 17 ottobre 1920, ore 20, n. 22577, ibid.)
(1167) Umanità Nova, 19 ottobre 1920.
(1168) Ibid.
(1169) Ivi, 20 ottobre 1920.
(1170) Allo sciopero di Carrara, che ebbe luogo il 19 ottobre, parteciparono i lavoratori del marmo, i muratori e i tramvieri. Gli esercizi pubblici rimasero quasi tutti aperti. L'ordine fu "perfettissimo". (Cfr. tel. pref. Massa - De Berardinis - al dir. gen. P.S., 19 ottobre 1920, ore 12, in CPC 2951.)
(1171) Ivi, 21 ottobre 1920.
(1172) Ivi, 22 ottobre 1920, ripubbl. in forma corretta ivi, 29 ottobre.
(1173) Ivi, 19 ottobre 1920.
(1174) Ivi, 28 ottobre 1920.
(1175) Ibid.
(1176) Ivi, 23 ottobre 1920. La lett. è datata 20 ottobre.
(1177) Ibid.
(1178) Vedilo ivi, 24 ottobre 1920.
(1179) Ivi, 27 ottobre 1920.
(1180) Ivi, 28 ottobre 1920.
(1181) Ivi, 24 ottobre 1920.
(1182) Ivi, 31 ottobre 1920.
(1183) Ivi, 21 ottobre 1920.
(1184) Ivi, 20 ottobre 1920.
(1185) Ivi, 21 ottobre 1920.
(1186) Ivi, 20 ottobre 1920.
(1187) Ivi, 21 ottobre 1920.
(1188) Il 19 ottobre Lusignoli informa la capitale che l'ordigno esplosivo rinvenuto sotto una finestra dell'Hotel Cavour era avvolto in alcuni giornali tra cui l'Avanti! e Umanità Nova. (Espr. in MI 79.) Il 21 ottobre annuncia un possibile ammutinamento di detenuti nel carcere di San Vittore e una serie di attentati terroristici progettati dagli anarchici contro le sedi del Popolo d'Italia, dei fasci di combattimento, del periodico antibolscevico I nemici d'Italia, della questura e della prefettura. (I due telespressi ibid.)
(1189) In mezzo alla quale, per complottistica velenosità, si distingue La Perseveranza. (Cfr. Umanità Nova, 21 ottobre 1920.)
(1190) Il testo della circolare nella denuncia di Gasti a carico di Borghi e Virgilia d'Andrea, 23 ottobre 1920, in CPC 2951.
(1191) Umanità Nova, 23 ottobre 1920. L'elenco degli arrestati, trasmesso dal prefetto di Bologna al ministero dell'interno il 22 ottobre, comprendeva tra gli altri Clodoveo Bonazzi, Alberto Meschi, Aliprando Giovannetti, Mario Baldini e Giuseppe Di Vittorio, oltre alla stessa Virgilia d'Andrea. (In MI 80.) Su Bonazzi, Meschi e Di Vittorio cfr. F. Andreucci, T. Detti, op. cit., ad nomen.
(1192) Umanità Nova, 23 ottobre 1920.
(1193) Ivi, 28 ottobre 1920.
(1194) Ivi, 29 ottobre 1920.
(1195) Ivi, 28 ottobre 1920.
(1196) Sulla data della traduzione a Milano di Virgilia d'Andrea c'è contraddizione negli stessi documenti della questura. Mentre nella citata denuncia a suo carico, datata 23 ottobre, Gasti la fa risalire a "ieri", in un fonogr. a Lusignoli ne segnala l'arrivo a Milano "col treno delle 14" del 25 ottobre. (In FP 934.) È dunque assai probabile che la denuncia sia stata stesa il 26 ottobre e poi retrodatata al 23.
(1197) Attilio Fellini, arrestato il 29 luglio, fu condannato a tre mesi. Per entrambi il P.M. aveva chiesto quattro mesi di prigione. "La ragione della condanna contro Borghi" commentava Umanità Nova (22 ottobre 1920) "non va certo ricercata nella parola "fessi" pronunciata (...) ma nella volontà del governo di togliere (...) dalla circolazione i sovversivi più attivi e più conosciuti."
(1198) Ivi, 21 ottobre 1920.
(1199) Ivi, 24 ottobre 1920.
(1200) Ivi, 22 ottobre 1920.
(1201) Ivi, 23 ottobre 1920.
(1202) Ivi, 26 ottobre 1920.
(1203) Fonogr. Gasti a Lusignoli, 25 ottobre 1920, in FP 934. Cfr. anche telespr. Lusignoli a min. int., 26 ottobre 1920, in MI 79. Altre perquisizioni e arresti erano stati eseguiti il giorno prima (24 ottobre) nella sede dell'Usi milanese e nell'abitazione di un sindacalista assente (Corrado Bertoni). (Cfr. Umanità Nova, 26 ottobre 1920.) Contemporaneamente, a Padova, furono arrestati gli anarchici ivi convenuti per partecipare al convegno regionale del Veneto. Quindici di essi rimasero in carcere per diversi giorni. (Un trentennio cit., pp. 47-8.)
(1204) L'elenco dei documenti sequestrati in casa di Malatesta è allegato alla denuncia a suo carico del 17 ottobre 1920. Cfr. anche tel. 29 ottobre 1920 con cui Lusignoli prega il min. int. di far svolgere indagini a Brooklyn. (n. 24275 in UC 20.) Su Vittorio Biotto cfr. L. BETTINI, Bibliografia dell'anarchismo, poi. I, tomo 2: Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati all'estero (1872-1971), Firenze, cp editrice, 1976, p. 181.
(1205) Ivi, 2, 3 e 12 novembre 1920.
(1206) Ivi, 21 ottobre 1920.
(1207) Interv. Perelli, 10 maggio 1973.
(1208) L'invito sarà accolto e al primo comizio socialista, la sera dei 29 ottobre, tra anarchici e socialisti voleranno parole grosse e persino qualche randellata. Alle riprovazioni dell'Avanti! (le botte erano toccate a un militante socialista) Umanità Nova (31 ottobre 1920) risponderà ricordando ai socialisti che "in questa ultima quindicina il loro atteggiamento a nostro riguardo non è stato come la necessità lo richiedeva. Il rancore o dissidio nostro è nato da questo fatto: cioè dalla delusione provata per la loro mancata solidarietà".
(1209) Umanità Nova, 27 ottobre 1920.
(1210) Tel. Lusignoli a Giolitti, 5 novembre 1920, ore 0,15, in UC 20. M Umanità Nova, 27 ottobre 1920.
(1211) Questa notìzia era falsa e sarebbe stata poi smentita. Cfr. Umanità Nova, 28 ottobre 1920.
(1212) Cfr. ivi, 27 e 28 ottobre 1920.
(1213) Ivi, 29 e 30 ottobre 1920.
(1214) Ivi, 30 ottobre 1920.
(1215) Fonogr. Gasti a Lusignoli, 28 ottobre 1920, in FP 934.
(1216) Umanità Nova, 2 novembre 1920.
(1217) Cfr. telespr. Visconti a min. int., 4 novembre 1920, in MI 80.
(1218) L'Italia, 2 novembre 1920, cit. in Umanità Nova, 3 novembre 1920.
(1219) Umanità Nova, 31 ottobre 1920.
(1220) Copia lett. Umberto [recte: Roberto] Rizza ad Armando Picchiti, 26 ottobre 1920, alleg. a rapp. Visconti, 30 ottobre 1920, in MI 80.
(1221) Umanità Nova, 29 ottobre 1920. Una circolare "Per il mezzo milione a Umanità Nova" (s. d., ma registrata il 12 novembre 1920 dall'uff. prot. della dir. gen. P.S.) dice tra l'altro: "Non è vanità di pochi né bisogno di lusso letterario che ci spinge a voler migliorato questo nostro foglio di battaglia. È la necessità della contingenza ed è anche la preveggenza pel domani. (...) L'anarchismo ha superato il periodo della preparazione per entrare in quello della realizzazione. Non più difesa, ma offesa. L'anarchico non è più l'individuo sperduto in un mare di ostilità e di persecuzioni, ma è la forza cosciente che deve imporsi e farsi temere". (In F 1.) Il 10 novembre 1920 anche la Federazione comunista anarchica del Lazio, aderente alla Uai, lancia un appello ai lavoratori per migliorare e irrobustire "il quotidiano eroico". Il volantino originale ibid.
(1222) Umanità Nova, 12 novembre 1920.
(1223) Ivi, 18 dicembre 1920.
(1224) Ivi, 22 gennaio 1921.
(1225) Ivi, 18 febbraio 1921.
(1226) Ivi, 8 marzo 1921.
(1227) Umanità Nova, 20 marzo 1921. La sottoscrizione ordinaria per Umanità Nova era arrivata a lire 78.954,45 (ivi, 23 marzo 1921), mentre a tutto il 1920 la stessa sottoscrizione ordinaria aveva fatto registrare il totale di lire 327.729,56 (ivi, 7 gennaio 1921).
(1228) Telespr. Lusignoli a min. int., 3 novembre 1920, in MI 66. Basato sulle informazioni del questore, fonogrammi 28 e 30 ottobre, dove si avverte che anarchici e sindacalisti, "vistisi completamente isolati", cercherebbero di promuovere agitazioni. (In FP 934.)
(1229) Telespr. Lusignoli a min. int., 3 novembre 1920, in MI 66.
(1230) In effetti anche sul caso Malatesta i socialisti si mossero poco e tardi. Alla Camera, verso la metà di novembre, quando alcuni dei loro deputati lo invitarono a spiegare il motivo per cui l'agitatore era in prigione, Giolitti si trincerò dietro la scusa del segreto istruttorio e tutto finì lì. (Cfr. Umanità Nova, 19 novembre 1920.) Poco dopo, a un'interrogazione dell'on. Agostini fu risposto che in occasione della ventata reazionaria di ottobre il contegno delle autorità milanesi era stato improntato alla massima correttezza e al rispetto di tutte le formazioni politiche; e anche, falsamente, che il sequestro di Umanità Nova era stato ordinato perché quel giornale conteneva un articolo esortante alla ribellione. (Ivi, 28 novembre 1920.) Quasi un mese dopo fu l'on. Modigliani a chiedere se era mai possibile che si arrestassero, per un presunto reato di stampa, tutti i redattori di un giornale e magari, per istigazione, tutti i sovvenzionatori. Ma ancora una volta il governo eluse la domanda. (Ivi, 19 dicembre 1920.) Infine, in febbraio, l'on. Buffoni interrogò il ministro di grazia e giustizia per conoscere i motivi della prolungata detenzione di Borghi e Malatesta (ivi, 10 febbraio 1921) e il sottosegretario Dello Sbarba, precisando i capì d'accusa, rispose che la loro gravità faceva sì che le indagini non potessero avere breve durata (ivi, 18 febbraio 1921). Converrà ricordare che furono poi tutti assolti in tribunale.
(1231) G. Giulietti, op. cit., p. 94.
(1232) Cit. in Umanità Nova, 3 novembre 1920.
(1233) La prima delle quali gli anarchici cercarono di confutare spronando compagni e simpatizzanti a telegrafare a Giolitti per chiedere la liberazione di Malatesta (ivi, 11 novembre 1920), poi raccogliendo le copie di questi telegrammi e pubblicandole sul quotidiano (ivi, 21 novembre 1920), e infine inviando l'elenco delle adesioni al Manchester Guardian con una lettera (ivi, 5 dicembre 1920) che il quotidiano d'oltre Manica, con fair play tutto britannico, si guardò bene dal pubblicare (ivi, 19 dicembre 1920).
(1234) G. Giulietti, op. cit., pp. 94-5.
(1235) In un mese e mezzo di lavoro, tra ottobre e novembre, l'ispettore Gandino visitò Firenze, Bologna, Milano, Torino, Alessandria, Genova, La Spezia, Massa Carrara, Pisa, Lucca, Livorno, Ancona, Piacenza, Mantova, Padova, Arezzo, Perugia, Forlì e Ravenna, cercando ovunque di ricollegare la presenza di Malatesta a eventuali disordini e violazioni dell'ordine pubblico, in modo da potergliene attribuire la responsabilità. Gandino scoprì che fino a quel momento l'autorità giudiziaria aveva temporeggiato, ritenendo "non opportuno pubblico dibattito" sulla colpevolezza di Malatesta in un paese "in permanente agitazione". E soprattutto si adoperò per sottrarre il processo alla magistratura bolognese, la quale non osava procedere "per poco affidamento che davano giurie sinora giudicanti", e assegnarlo invece a quella di Milano, che sembrava garantire la condanna desiderata dal governo. (Rapporti vari in CPC 2951.)
(1236) Denuncia Gasti, 17 ottobre 1920, ibid., alla quale il questore fece seguire rapporti suppletivi datati 3 novembre e 10 e 27 dicembre 1920 contenenti il frutto dell'inchiesta Gandino: note e copie di note e rapporti di questure, prefetture e comandi dei carabinieri di una ventina di città italiane, oltre ai cenni biografici di alcuni degli imputati principali. (Tutti in CPC 2951.)
(1237) Denuncia Gasti a carico di Borghi e Virgilia D'Andrea, 23 ottobre 1920, in CPC 2951.
(1238) Ibid.
(1239) Ibid.
(1240) Ibid.
(1241) Umanità Nova, 6 novembre 1920.
(1242) Ibid.
(1243) Ibid.
(1244) Umanità Nova, 11 novembre 1920.
(1245) Ibid.
(1246) "Al momento in cui Malatesta è stato arrestato si preparava il congresso nazionale anarchico da tenersi a Torino o a Bologna, ove il Malatesta stesso cercava di attirare le parti estremiste della Liguria, del Piemonte e dell'Italia centrale. Il Malatesta non nascondeva lo scopo della sua instancabile attività, e nell'ultima riunione di Bologna lasciò chiaramente comprendere che era suo desiderio, non appena i fiduciari gli avessero trasmesso notizie precise sulle condizioni delle masse operaie delle singole regioni del regno, di iniziare il movimento rivoluzionario (...) L'Unione sindacale italiana avrebbe dovuto iniziare una vasta agitazione con gli elementi più opportuni, preferendo i lanieri, i minatori, i lavoratori dei porti e delle cave, i ferrovieri secondari e infine i metallurgici. Il partito anarchico avrebbe fatto finta di disinteressarsi (...) dell'agitazione allo scopo di spingere la Confederazione del lavoro a entrare nella lotta. Riuscito il piano, il Malatesta sarebbe intervenuto con le forze anarchiche, di cui farebbero parte gruppi di terroristi, giovani dai sedici ai venticinque anni, scelti dal Malatesta stesso, dipendenti da un comitato segreto da lui stesso presieduto. Il Malatesta, in caso di mancata riuscita della lotta che avrebbe dovuto ingaggiare l'Unione sindacale italiana, non avrebbe disarmato e avrebbe continuato instancabilmente la preparazione, scatenando moti insurrezionali seguiti da atti di terrorismo. E avrebbe fissato l'attenzione dei fiduciari sul periodo che lui ritiene di maggiore crisi economica, e cioè nel gennaio 1921 o al più tardi nel febbraio successivo." (Telespr. Lusignoli a min. int., 8 novembre 1920, in MI 88A/1.)
(1247) Fonogr. Gasti a Lusignoli, 12 novembre 1920, in FP 934.
(1248) Umanità Nova, 13 novembre 1920. Dagli articoli del quotidiano parrebbe che Perelli fosse scarcerato prima degli altri, forse il 3 novembre. (Cfr. anche ivi, 5 novembre 1920.)
(1249) Fonogr. Gasti a Lusignoli, 18 novembre 1920, ibid.
(1250) Umanità Nova, 18 e 20 novembre 1920.
(1251) Umanità Nova, 1° dicembre 1920. Il colloquio si svolse domenica 28 novembre.
(1252) Cfr. fonogr. Gasti a Lusignoli, 30 novembre 1920, in FP 934, e Umanità Nova, 2 dicembre 1920.
(1253) Umanità Nova, 16 dicembre 1920.
(1254) Ivi, 5 febbraio 1921.
(1255) CPC 2951; Umanità Nova, 28 novembre 1920.
(1256) Fonogr. Gasti a Lusignoli, 2 dicembre 1920, in FP 934; telespr. Lusignoli a min. int., 3 dicembre 1920, in CPC 2951; Umanità Nova, 4 dicembre 1920.
(1257) Cit. in Umanità Nova, 5 dicembre 1920.
(1258) Ivi, 7 dicembre 1920.
(1259) Ivi, 8 dicembre 1920.
(1260) Ivi, 14 dicembre 1920.
(1261) Cfr. Umanità Nova, 25 dicembre 1920.
(1262) Ivi, 24 dicembre 1920.
(1263) Il Secolo, cit. in Umanità Nova, 11 dicembre 1920. Ma si tratta di timidissimi accenni, perché tutta la stampa italiana continua a osservare, compatta, la consegna del silenzio.
(1264) Cfr. Umanità Nova, 14 gennaio 1921.
(1265) Riprod. ivi, 6 gennaio 1921.
(1266) Ripubbl. ivi, 19 gennaio 1921.
(1267) Ivi, 28 gennaio 1921.
(1268) Ivi, 2 febbraio 1921.
(1269) Umanità Nova, 8 febbraio 1921. In novembre si era già indagato sull'acquisto della carta per il giornale. "(...) il giornale Umanità Nova si è servito, per l'acquisto della carta, del noto sovversivo Molinari prof. Ettore, (...) anarchico biografato (...)" informava il prefetto. "Il Molinari si presentò nel febbraio u.s., insieme col Malatesta, alla cartiera Binda e ottenne, senza dichiarare lo scopo cui era destinata, una partita di carta per la somma di L. 5.172,25. La cartiera Binda, accortasi, in seguito, che la merce serviva alla pubblicazione di Umanità Nova, si rifiutò di fornire altra merce e si lagnò col professor Molinari dei mezzi dal medesimo adoperati per avere la fornitura della carta. Il cav. Donzelli Beniamino, direttore della predetta cartiera, ebbe, in seguito, un carteggio col ministero del commercio, dal quale fu autorizzato a fornire la carta a Umanità Nova. Detto giornale così, a parecchie riprese, ritirò dalla cartiera anzi cennata, dal 14 al 30 agosto c.a., carta pel valore complessivo di L. 34.674,25 (...)." (Lusignoli a min. int., 25 novembre 1920, in F 1.)
(1270) Ripubbl. in Umanità Nova, 18 febbraio 1921.
(1271) Ivi, 5 febbraio 1921.
(1272) Petit-Jardin (N. Giacomelli), Il giudice Cappone, ovverosia: Le farse della Giustizia, Milano, Libreria di Umanità Nova, 1921, passim.
(1273) P. C Masini, "Le due Pasionarie dell'anarchia in Italia", cit.
(1274) Umanità Nova, 18 febbraio 1921.
(1275) Ivi, 19 febbraio 1921.
(1276) Ivi, 24 febbraio 1921.
(1277) Ivi, 27 febbraio 1921.
(1278) Ibid.
(1279) Petit-Jardin (N. Giacomelli), Il giudice Cappone cit., pp. 60-62.
(1280) Ivi, p. 62.
(1281) Ivi, p. 63.
(1282) G. D'Annunzio, op. cit., pp. 407 e 542.
(1283) Ivi, pp. 441 e 543.
(1284) Ivi, p. 440.
(1285) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p, 220. A Vella, che gli aveva chiesto, stupito: "Lei per il comunismo?", D'Annunzio precisò: "Nessuna meraviglia, poiché tutta la mia cultura è anarchica, e poiché in me è radicata la convinzione che, dopo quest'ultima guerra, la storia scioglierà un novello volo verso un audacissimo progresso". "Ma il suo sbarco a Fiume" ribatté l'anarchico "più che comunista e internazionalista lo rivela ultranazionalista." Al che D'Annunzio esclamò con un sorriso: "È mia intenzione di fare di questa città un'isola spirituale dalla quale possa irradiare un'azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse. Io ho bisogno di non essere calunniato da voi sovversivi; poi vedrete che la mia opera non è nazionalista." (Umanità Nova, 9 giugno 1920, cit. in G. D'Annunzio, op. cit., p. XLIX.)
(1286) Umanità Nova, 9 giugno 1920. L'asprezza del commentatore non ruppe definitivamente i rapporti tra gli anarchici e il poeta, che perdurarono dopo il "Natale di sangue". Il 24 novembre 1921 D'Annunzio inviava un articolo a Umanità Nova, che lo pubblicò con la seguente introduzione: "È di Gabriele D'Annunzio, che ha conquistato col suo genio letterario, poi col suo valore militare, e quindi con la sua politica avventurosa e fantastica, tale notorietà e influenza da poter essere in certe possibili circostanze una forza determinante nella storia d'Italia e del mondo". Secondo Borghi, il commento era di Malatesta, che aggiungeva: "Se D'Annunzio vuol essere un uomo dell'avvenire, se vuole utilizzare per il progresso le sue doti eminenti e la sua influenza su una parte della gioventù, deve abbandonare tutte le sue vane fisime medievali e mettersi francamente coi lavoratori contro i parassiti, con l'Internazionale contro i pregiudizi e le rivalità". (Umanità Nova, 24 novembre 1921.) E ancora nel 1922, quando D'Annunzio sembrava disposto a prendere posizione contro il fascismo, Malatesta cercò di sondare in un artìcolo le intenzioni della "sfinge di Gardone". Dopo aver osservato che molti, in quel momento, guardavano a D'Annunzio come a un possibile salvatore della patria, il vecchio agitatore scriveva: "Noi certamente non siamo tra questi. Noi non crediamo ai "salvatori", e quando vi credessimo li cercheremmo altrove che tra i poeti. Ma noi sappiamo apprezzare le forze che agiscono nella vita sociale, e specialmente le forze morali che in ultima analisi sono le più efficaci di tutte. E apprezziamo in D'Annunzio una forza morale capace di molto bene o di molto male. E perciò vorremmo sapere quello che egli realmente vuole, in che senso intende esercitare la sua influenza, e scriviamo questa nota nella vaga speranza ch'egli s'induca a parlar chiaro". Nell'attesa, Malatesta così precisava il suo pensiero: "Oggi l'Italia è in crisi: crisi di regime politico ed economico. D'Annunzio è, o potrebbe essere, un fattore determinante nello svolgersi dei prossimi avvenimenti. Occorre sapere se egli è per o contro la monarchia; se è per la lotta parlamentare o per la lotta diretta; se è per lo stato accentrato o per lo stato federativo o per l'abolizione dello stato; se è per l'espropriazione dei detentori della ricchezza pubblica o per una forma qualsiasi, attenuata o no, di capitalismo, se è per la rivoluzione o per la conservazione o per la reazione, se è per l'insurrezione o per l' eroica pazienza"". (Umanità Nova, 17 giugno 1922, raccolto in E. Malatesta, Scritti, cit., vol. II, pp. 82-3.)
(1287) Lett. Giulietti al Sindacato ferrovieri, 26 dicembre 1920, cit. in G. D'Annunzio, op. cit., pp. LXXVI-LXXVII.
(1288) Il Secolo, 31 dicembre 1920.
(1289) Ivi, 21 luglio 1921.
(1290) Ivi, 31 dicembre 1920.
(1291) Il Popolo d'Italia, 1° gennaio 1921.
(1292) Ivi, 4 gennaio 1921.
(1293) Umanità Nova, 1° gennaio 1921. "Vi è un abisso troppo profondo fra i principi autoritari e dittatoriali di D'Annunzio e i principi libertari degli anarchici" ribadirà lo stesso giornale il 2 gennaio. "È assurdo il pensare che degli ufficiali del regio esercito o che della gente abituata a vivere del lavoro altrui si adatti a diventar "rivoluzionaria'' a profitto della classe lavoratrice."
(1294) Ivi, 6 gennaio 1921.
(1295) Ivi, 5 gennaio 1921.
(1296) Ivi, 9 gennaio 1921.
(1297) Umanità Nova, 14 gennaio 1921.
(1298) Il Popolo d'Italia, 13 gennaio 1921.
(1299) Il Secolo, 21 luglio 1921.
(1300) Ibid.
(1301) Il Secolo, 22 luglio 1921. "Disse l'ottimo giovane: "Signori giurati, qui mi si muove un'accusa che può anche essere disonorante. Mi si dice che io ho complottato contro la sicurezza dello stato. Orbene precisiamo. Io non ho inteso mai colpire lo stato (...) I miei rapporti con gli anarchici furono rapporti puramente letterari. Siccome avevo pensato di dare la maggior ampiezza possibile alle discussioni d'idee sul mio giornale Testa di Ferro, così avvenne che qualche anarchico mi inviasse degli scritti assai sgrammaticati, scritti che io pubblicai nel mio giornale postillandoli. Io però non conosco alcuno di questi individui..."." (Pagine Libertarie, 5 agosto 1921, pp. 51-2.)
Sul "rivoluzionarismo" di Mario Carli cfr. Il Principe, settimanale da lui fondato e diretto (con E. Settimelli), dove egli formula un programma di. sostegno alla monarchia (il cosiddetto "neo-monarchismo"), cerca l'uomo forte, si dichiara contro la democrazia (l'"antitesi dell'eroico"), per l'abolizione del suffragio universale e per il ripristino della pena di morte.
(1302) Ivi, 22 luglio 1921.
(1303) Lett. D'Annunzio in L'Ordine Nuovo, 22 luglio 1921. Raccolta in G. D'Annunzio, op. cit.,, pp. 5234. Poco più di quattro mesi prima, durante il convegno nazionale degli arditi svoltosi a Milano il 13 marzo 1921, con la partecipazione di Mussolini, era sorta una vivace discussione sulla "linea" di D'Annunzio e dei suoi legionari rispetto a quella dell'Associazione arditi. Alla fine di tale discussione "tutti si trovarono d'accordo nel lamentare e deplorare l'opera di alcuni individui già appartenenti all'organizzazione fiumana. Il Bolzon [riferì] che attorno a D'Annunzio dopo l'impresa di Fiume si è raccolto un nucleo creando una situazione non solo antifascista e contro l'associazione, ma addirittura comunista, socialista e internazionalista (...) Il Coletti osservò che gli arditi e i fascisti vengono accusati di tradimento proprio da quelli che pretendono di essere esponenti dei legionari sempre accolti come fratelli; Foschini segnalò come tra le file dei legionari si fosse infiltrato il "serpentello del comunismo" (...)". (Nota di Lusignoli a min. int., 21 marzo 1921, in ACS, Min. int., Dir. gen. P.S., Div. aff. gen. e ris., 1922, busta 58.)
(1304) Secondo la stampa dell'epoca, il delatore fu un certo Francesco Bertagni, arrestato e prosciolto in istruttoria. Questo Bertagni, che durante il processo non si mosse da Bengasi, dov'era espatriato, era un ex fascista, ex legionario fiumano e, secondo il Corriere della Sera (22 luglio 1921), "l'ispiratore di tutto il piano".
(1305) Interv. Perelli, 10 maggio 1973.
(1306) Umanità Nova, 14 gennaio 1921.
(1307) Ivi, 15 gennaio 1921.
(1308) Ibid.
(1309) Ivi, 19 gennaio 1921.
(1310) Ivi, 21 gennaio 1921.
(1311) Ivi, 16 gennaio 1921.
(1312) Ivi, 19 gennaio 1921.
(1313) Cfr. Umanità Nova, 11, 13, 20, 23 febbraio e 3 marzo 1921.
(1314) Prosciolto dall'accusa di essere appartenuto a "bande armate" dopo cinque mesi di carcere preventivo, Binazzi non era stato rimesso in libertà. L'imputazione di complicità nel "complotto" di Milano era servita come pretesto per tenerlo ancora in carcere. (Cfr. Umanità Nova, 18 febbraio 1921; Un trentennio cit., p. 51.)
(1315) MI 88A/2.
(1316) Umanità Nova, 23 gennaio 1921.
(1317) Ivi, 27 gennaio 1921.
(1318) Ibid. Cfr. anche L'Ordine Nuovo, 26 gennaio 1921.
(1319) Lusignoli a min. int., 1 febbraio 1921, in MI 88B/1. Dal 29 gennaio 1921 questa fu la sede, oltre che del bisettimanale Il Comunista, organo centrale del P.C.d'I. (cfr. L'Ordine Nuovo, 10 febbraio 1921), della Federazione provinciale comunista, della Sezione comunista e del Fascio giovanile (ivi, 30 gennaio 1921). Ai comunisti, per accordi con i socialisti, furono assegnati altri due circoli, tra i quali quello di via Sarpi (ivi, 26 gennaio 1921).
(1320) Telespr. Lusignoli a min. int., 16 febbraio 1921, in MI 88B/1. Su C. Seassaro cfr. F. Andreucd, T. Detti, op. cit., vol. IV, 1978, pp. 591-6.
(1321) Umanità Nova, 20 febbraio 1921.
(1322) Ivi, 22 febbraio 1921.
(1323) Ibid.
(1324) Ivi, 24 febbraio 1921.
(1325) Tel. Lusignoli a Vigliani, 1° marzo 1921, n. 6940, in UC 21.
(1326) Tel. Lusignoli a Giolito, 8 marzo 1921, n. 7593, ibid.
(1327) Tel. Lusignoli a Corradini, 8 marzo 1921, n. 7642, ibid.
(1328) Rapp. 11 gennaio 1921 trasmesso da Gasti a Vigliarli il 7 marzo 1921, in MI 88A/2.
(1329) Vigliani a Gasti, 14 marzo 1921, ibid.
(1330) Ambasc. Stati Uniti (Gunther) a Vigliani, 18 novembre 1920, con allegato in lingua inglese, ibid.
(1331) Velina anonima s.d. con annotazioni a matita protocollata il 16 marzo 1921, ibid.
(1332) Cfr. Alfa (A. Leonetti?), "Come un partito muore", L'Ordine Nuovo, 27 marzo 1921.
(1333) Su L'Individualista cfr. L. Betoni, Bibliografia cit., vol. I, tomo 5 1, p. 302.
(1334) L'Individualista, 1° febbraio 1921.
(1335) Su Nichilismo cfr. L. Bettini, op. cit., pp. 292-3.
(1336) L'Individualista, 1° febbraio 1921.
(1337) Ivi, 1° marzo 1921.
(1338) Ibid.
(1339) Nichilismo, 6 giugno 1920.
(1340) Ugo Fedeli aveva allora ventitré anni. Nato a Milano l'8 maggio 1898, figlio di un macellaio, faceva l'aggiustatore meccanico. Nonostante la giovane età, aveva alle spalle una lunga militanza politica. Era stato arrestato per la prima volta a quindici anni, durante uno sciopero generale organizzato dall'Usi. Nel 1914 aveva iniziato la propria attività di pubblicista sul Ribelle, settimanale anarchico milanese. Nel 1917, chiamato alle armi, aveva disertato rifugiandosi in Svizzera, dove era stato coinvolto nell'"affare delle bombe" di Zurigo. Processato e assolto, era stato espulso dal paese. In Italia, dopo nove mesi di carcere, aveva potuto fruire dell'amnistia ed era stato messo in congedo. Con Gozzoli, nel 1919, aveva fondato le riviste Tempra e Iconoclasta!. Nel 1920, con Molaschi, Meni-coni e altri, aveva fondato Nichilismo. (Su di lui cfr. CPC 1985; F. An-dreucci, T. Detti, op. cit., vol. II, pp. 310-15.)
Nato a Maleo (Milano) il 20 marzo 1888, Pietro Bruzzi era approdato all'anarchismo intomo al 1909. Nell'ottobre di quell'anno assunse la gestione della Protesta umana e nel 1910, forse per sottrarsi ai provvedimenti penali conseguenti all'incriminazione di alcuni articoli, riparò in Francia. Dal gennaio 1911 all'aprile 1912 fu negli Stati Uniti. Tornato in Europa, trovò lavoro a Parigi come operaio meccanico ed entrò in contatto con i gruppi anarcosindacalisti francesi. Chiamato alle armi nel 1916, non si presentò. Arrestato, scontò due mesi di carcere per renitenza alla leva e fu poi assegnato a un reggimento di fanteria di stanza a Tortona. Mentre ve lo stavano portando, riuscì a fuggire e a rifugiarsi oltre frontiera. Espulso dalla Svizzera e dalla Francia, Bruzzi fu nuovamente arrestato a Milano per diserzione e condannato a morte. La pena, prima commutata in vent'anni di reclusione, gli venne poi condonata. (Su di lui cfr. CPC 874; E. SANTARELLI, Il socialismo anarchico in Italia, Milano, Feltrinelli, 1973, p. 212; F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. I, pp. 406-8.)
Francesco Ghezzi, allora ventisettenne, era nato a Cusano Milanino il 4 ottobre 1893. Finite le elementari, aveva cominciato subito a lavorare come tornitore. A sedici anni era stato arrestato per la prima volta a Milano durante una manifestazione a favore di Francisco Ferrer. Nel 1917, per non andare sotto le armi, era fuggito in Svizzera. Tornato in Italia nel 1920, era entrato nell'Usi. (Su di lui cfr. CPC 235; F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. II, pp. 471-2.)
(1341) L'individualista, 1° marzo 1921.
(1342) Ivi, 16 marzo 1921.
(1343) Ivi, 1° marzo 1921.
(1344) Il Secolo, 17 maggio 1922.
(1345) G. Mariani, op. cit., p. 44.
(1346) La Sera, 17 maggio 1922.
(1347) Umanità Nova, 23 novembre 1920.
(1348) Ivi, 19 dicembre 1920.
(1349) A. Borghi, Mezzo secolo cit., pp. 255-6.
(1350) Umanità Nova, 8 febbraio 1921.
(1351) Ivi, 9 febbraio 1921.
(1352) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 256.
(1353) Ivi, pp. 268-9. Su F. S. Merlino cfr. F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. III, 1977, pp. 429-38.
(1354) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 259.
(1355) Ibid.
(1356) A. RAIMONDI, Mezzo secolo di magistratura, Bergamo, S.E.S.A., 1951, ; p. 267.
(1357) "Conosciamo Antonio Raimondi, (...) che diresse il processo a carico dei nostri compagni Perego e Villa. In quel processo si dimostrò non troppo imparziale verso gli anarchici e ha cercato con ogni mezzo di mettere in cattiva luce gli imputati (...) Ora diventa procuratore generale... Chissà quanti uscieri mobiliterà contro di noi e quanti processi caricherà sulle nostre spalle!" (Umanità Nova, 18 febbraio 1921.)
(1358) A. Raimondi, op. cit., pp. 281 e segg.
(1359) Ivi, pp. 287-8.
(1360) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 259.
(1361) A. Borghi, Mezzo secolo cit. p. 259.
(1362) Interv. Quaglino, 21 luglio 1973.
(1363) L'Ordine Nuovo, 9 maggio 1921; Avanti.', 13 maggio 1921.
(1364) Petit-Jardin (N. Giacomelli), Il giudice cit., p. 52.
(1365) Umanità Nova, 26 febbraio 1921.
(1366) Ivi, 8 marzo 1921.
(1367) Tel. Lusignoli a min. int. e dir. gen. PS e carceri, 13 marzo 1921, n. 8159, in UC 21.
(1368) Tel. Lusignoli a dir. gen. PS, 16 marzo 1921, n. 8552, ibid.
(1369) Tel. Lusignoli a dir. gen. PS, 16 marzo 1921, n. 8603, ibid.
(1370) Umanità Nova, 19 marzo 1921. Cfr. anche L'Ordine Nuovo, 18 marzo 1921.
(1371) Tel. Lusignoli a Giolito, 18 marzo 1921, in MI 88B/1.
(1372) Umanità Nova, 19 marzo 1921.
(1373) Ibid.
(1374) Tel. Lusignoli a Giolitti, 18 marzo 1921, cit.
(1375) Tel. Lusignoli a min. int., 18 marzo 1921, n. 8838, in UC 21.
(1376) Borghi (Mezzo secolo cit., p. 259) ne fissa erroneamente la data al 14 marzo.
(1377) Il tel. di Lusignoli partì da Milano alle 18,30 del 19 marzo 1921 e fu ricevuto alle 19. In MI 66B.
(1378) Umanità Nova, 19 marzo 1921. Il giornale usciva verso le quattro del pomeriggio.
(1379) Umanità Nova, 19 marzo 1921.
(1380) Ibid.
(1381) Il Secolo, 19 marzo 1921.
(1382) A. Raimondi, op. cit., p. 289.
(1383) Telespr. Lusignoli a min. int., 20 marzo 1921, n. 3353, in MI 66B.
(1384) Il Secolo, 19 marzo 1921. Cfr. anche Avanti!, st. d. Il tel. di Lusignoli a dir. gen. PS, 20 marzo 1921, n. 3301, è in MI 88B/1.
(1385) L'Ordine Nuovo, 19 marzo 1921.
(1386) Avanti!, 19 marzo 1921.
(1387) L'Ordine Nuovo, 20 marzo 1921.
(1388) Il Secolo, 19 marzo 1921.
(1389) Il Popolo d'Italia, 19 marzo 1921.
(1390) La Perseveranza, 19 marzo 1921.
(1391) Avanti!, 14 maggio 1922.
(1392) Il processo agli anarchici nell'Assise di Milano. 9 maggio-1° giugno 1922, a cura del Comitato anarchico pro vittime politiche, Milano, Tip. Zingales, 1922, p. 98; La Sera, 11 maggio 1922.
(1393) Il Secolo, 12 maggio 1922.
(1394) Il Popolo d'Italia, 14 maggio 1922.
(1395) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 260.
(1396) Cfr. tra gli altri Il Secolo, Avanti! e Umanità Nova.
(1397) Umanità Nova, 22 marzo 1921.
(1398) Telespr. Lusignoli a min. int., 20 marzo 1921, n. 3353, in MI 66B.
(1399) Umanità Nova, 24 marzo 1921; Avanti!, 23 marzo 1921.
(1400) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 260.
(1401) Telespr. Lusignoli a min. int., 20 marzo 1921, n. 3353, in MI 66B.
(1402) Umanità Nova, 22 marzo 1921; Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura XXV, 1" sessione - discussioni - tornata del 20 marzo 1921, o. 9321.
(1403) Avanti!, 20 marzo 1921.
(1404) Cfr. telespr. Lusignoli a dir. gen. PS, 20 marzo 1921, n. 3301, in MI 88B/1; Il Secolo, 20 marzo 1921.
(1405) Tel. Lusignoli a Corradini, 20 marzo 1921, n. 9094, in UC 21.
(1406) Tel. Lusignoli a Corradini, 20 marzo 1921, n. 9098, in UC 21.
(1407) Umanità Nova, 22 marzo 1921.
(1408) Ibid.
(1409) Il Secolo, 21 marzo 1921.
(1410) La Sera, 21 marzo 1921.
(1411) Tel. Lusignoli a min. int., 20 marzo 1921, ore 12, n. 9086, in UC 21.
(1412) La Sera, 21 marzo 1921.
(1413) Umanità Nova, 22 marzo 1921.
(1414) Ibid.
(1415) Tel. Lusignoli a Giolitti, 20 marzo 1921, ore 20,40, n. 9131, in UC 21.
(1416) L'Ordine Nuovo, 22 marzo 1921.
(1417) Umanità Nova, 22 marzo 1921.
(1418) L'Ordine Nuovo, 22 marzo 1921.
(1419) Il Secolo, 21 marzo 1921. "Sono state sequestrate 12 rivoltelle, 3 caricatori, 3 bombe, alcuni cartocci di polvere bianca e nera, una baionetta e registri." (Tel. Lusignoli a Giolitti, 20 marzo 1921, ore 20,40, n. 9131, in UG21.) Tutti i comunisti arrestati il 20 marzo, meno due, saranno liberati il 24. (L'Ordine Nuovo, 28 marzo 1921.)
(1420) Umanità Nova, 22 marzo 1921.
(1421) L'Ordine Nuovo, 22 marzo 1921. u Umanità Nova, 22 marzo 1921.
(1422) Ibid.
(1423) Avanti!, 23 marzo 1921.
(1424) Umanità Nova, 24 marzo 1921.
(1425) Tel. Lusignoli a Giolitti, 20 marzo 1921, ore 20,40, n. 9131, in UC 21.
(1426) Una quarantina, secondo il Corriere della Sera (21 marzo 1921).
(1427) L'Ordine Nuovo, 27 marzo 1921.
(1428) Corriere della Sera, 21 marzo 1921.
(1429) Avanti!, 22 marzo 1921.
(1430) L'Ordine Nuovo, 27 marzo 1921.
(1431) Tel. Lusignoli a Giolitti, 21 marzo 1921, ore 11,40, n. 9152, in UG 21. Mutilato di guerra, Foriani sarà riconosciuto colpevole dalla corte d'assise di Milano e condannato a sedici anni e otto mesi di reclusione nonostante un sovversivo ungherese, Ernesto Blum, si fosse confessato autore dell'attentato al circolo "Ordine e lavoro" di Greco Milanese (cfr. Il Secolo, 28 gennaio 1922). Arrestato dopo la strage del Diana per sospetta complicità in quell'attentato, Blum era stato interrogato anche sui fatti di Greco, per i quali aveva prodotto un alibi poi rivelatosi falso. Da notare che l'ungherese, definito dalla questura "un pessimo soggetto, capace di qualsiasi cosa e anche di commettere un delitto", era stato espulso dall'Italia nel 1920 (cfr. Umanità Nova, 2 luglio e 26 agosto 1920). Sul "caso Foriani" cfr. C. L'Ermite, "Calvario", in Pagine Libertarie, 5 dicembre 1921.
(1432) Ivi, 22 marzo 1921.
(1433) Leandro Arpinati, segretario del fascio bolognese, arrestato il 12 marzo su mandato di cattura del tribunale di Ferrara per "concorso in omicidio, tre mancati omicidi e violenze", fu rimesso in libertà dopo una settimana. (Cfr. Avanti!, 19 marzo 1921, e la manchette de L'Ordine Nuovo, 23 marzo 1921.)
(1434) Atti Parlamentari, cit., pp. 9321-2.
(1435) A. Raimondi, op. cit., p. 290. Il corsivo è nostro.
(1436) Ibid.
(1437) A. Raimondi, op. cit., p. 289.
(1438) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 260.
(1439) Telespr. Lusignoli a min. int., 21 marzo 1921, in MI 66B.
(1440) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(1441) La Sera, 21 marzo 1921.
(1442) Lett. Quaglino cit.
(1443) L'Ordine Nuovo, 22 marzo 1921.
(1444) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(1445) Avanti!, 22 marzo 1921.
(1446) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(1447) Ivi, 22 marzo 1921.
(1448) Tel. Lusignoli a Giolitti, 21 marzo 1921, ore 20,50, n. 9231, in UC 21.
(1449) Umanità Nova, 22 marzo 1921.
(1450) Tel. Lusignoli a min. int., 22 marzo 1921, ore 1,20, n. 9292, in UC 21.
(1451) L'Italia, cit. in Avanti!, 24 marzo 1921
(1452) L'Ordine Nuovo, 23 marzo 1921.
(1453) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(1454) Mariani, op. cit., pp. 44-5. Sulla data dell'arrivo a Milano di Mariani e Boldrini è impossibile dire l'ultima parola. Mentre al processo fu sostenuto che Mariani era arrivato solo il giorno della strage (e lo stesso imputato non smentì), nelle memorie scritte trentaquattro anni dopo, oltre che in interviste e in lettere all'a., Mariani sostenne di essere giunto a Milano il 21. Qui seguiamo questa versione, anche se non appare del tutto convincente.
(1455) Cfr. Avanti!, 18 maggio 1922. Sul valdostano Pietro Permchon cfr. Un trentennio cit., p. 140.
(1456) G. Mariani, op. cit., pp. 4445.
(1457) Ivi, p. 45.
(1458) Ibid.
(1459) Ivi, p. 48.
(1460) Ivi, p. 49.
(1461) Ivi, p. 50.
(1462) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(1463) Interv. Perelli, 10 maggio 1973.
(1464) G. Giulietti, op. cit., p. 95.
(1465) Ibid.
(1466) Avanti!, 23 marzo 1921.
(1467) G. Giulietti, op. cit., pp. 95-6.
(1468) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 260.
(1469) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(1470) Tel. Lusignoli a Giolitti, 22 marzo 1921, ore 21, in MI 66B.
(1471) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(1472) L'Ordine Nuovo, 26 marzo 1921.
(1473) Telespr. Lusignoli a min. int., 23 marzo 1921, n. 3470, in MI 66B. Cfr. anche Corriere della Sera, 23 marzo 1921.
(1474) Tel. Lusignoli a Giolitti, 23 marzo 1921, ore 1, n. 9412, in UC 21.
(1475) La Sera, 23 marzo 1921.
(1476) L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921.
(1477) Umanità Nova, 23 marzo 1921.
(1478) La Sera, 11 maggio 1922.
(1479) Il processo agli anarchici cit., pp. 120-21.
(1480) La Sera, 18 maggio 1922.
(1481) Il processo agli anarchici cit., pp. 129-130.
(1482) Ivi, pp. 67-8.
(1483) Ivi, p. 125.
(1484) Tel. Lusignoli a min. int., 23 marzo 1921, ore 11,50, n. 3471, in MI 66B.
(1485) Perelli ricorda di averlo incontrato, ma solo la mattina dopo. (Interv. 10 maggio 1973.)
(1486) G. Mariani, op. cit., p. 49.
(1487) Ivi, p. 51.
(1488) Ivi, pp. 51-2.
(1489) G. Mariani, op. cit., pp. 51-2. Gli anarchici erano convinti che uno di questi personaggi fosse Mussolini.
(1490) E. Tortora, "L'attentatore del "Diana"", Il Resto del Carlino, 6 gennaio 1970.
(1491) G. Mariani, op. cit., pp. 59-60.
(1492) Ivi, p. 52.
(1493) Il Secolo, 12 maggio 1922.
(1494) Pagine Libertarie, a. II, no. 8-9, 28 giugno 1922, p. 259.
(1495) Il processo agli anarchici cit., passim.
(1496) G. Giulietti, op. cit., p. 96.
(1497) Tel. Lusignoli a Giolitti, 23 marzo 1921, ore 20,50, n. 9500, in UC 21.
(1498) Tel. Giulietti a Giolitti, 23 marzo 1921, ore 12,45, n. 9452, ibid.
(1499) G. Giulietti, op. cit., p. 96.
(1500) A. Raimondi, op. cit., pp. 288-9.
(1501) G. Giulietti, op. cit., p. 96.
(1502) Umanità Nova, 24 marzo 1921.
(1503) 
(1504) Ibid. Lett. Quaglino cit. Cfr. anche Guerra di classe, 21 maggio 1921.
(1505) Telespr. Lusignoli a min. int., 23 marzo 1921, n. 3510, in MI 66B.
(1506) Umanità Nova, 24 marzo 1921.
(1507) Petit-Jardin (N. Giacomelli), Il giudice Cappone cit., p. 51.
(1508) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(1509) Umanità Nova, 24 marzo 1921.
(1510) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(1511) Interv. S. Biscaro, 8 giugno 1973.
(1512) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(1513) Pagine Libertarie, cit., p. 258.
(1514) CPC 1525.
(1515) Il processo agli anarchici cit., pp. 74-5.
(1516) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(1517) Il processo agli anarchici cit., pp. 75-6 e passim.
(1518) Interv. Biscaro, 8 giugno 1973.
(1519) Ibid.
(1520) CPC 663.
(1521) Interv. Biscaro, 8 giugno 1973.
(1522) Avanti!, 19 maggio 1922.
(1523) Interv. Biscaro, 8 giugno 1973.
(1524) Il processo agli anarchici cit., pp. 79 e 118.
(1525) CPC 663.
(1526) Il Secolo, 11 maggio 1922.
(1527) Il processo agli anarchici cit., p. 56.
(1528) Ivi, pp. 76-78 e 116-118; Il Secolo, 12 maggio 1922; CPC 3880.
(1529) Il processo agli anarchici cit., p. 16.
(1530) CPC 5180. Sull'omicidio di Adriano Gadda cfr. A. Raimondi, op. cit., pp. 241-2.
(1531) La Sera, 18 maggio 1922.
(1532) Il processo agli anarchici cit., pp. 56-7.
(1533) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(1534) La Sera, 12 maggio 1922.
(1535) Avanti!, 17 maggio 1922.
(1536) Il processo agli anarchici cit., pp. 54-5; CPC 210.
(1537) La Sera, 18 maggio 1922.
(1538) Il processo agli anarchici cit., p. 72.
(1539) Ivi, p. 118; Pagine Libertarie, cit., p. 258; CPC 3047.
(1540) Vedi un suo art. sul "fronte unico"• in Umanità Nova, 6 giugno 1920.
(1541) Il processo agli anarchici cit., pp. 734.
(1542) Pagine Libertarie, cit., p. 258.
(1543) Il processo agli anarchici cit, pp. 734, 113 e 120.
(1544) Lett. Biscaro alfa., 2 novembre 1976.
(1545) La Sera, 16 maggio 1922.
(1546) CPC 3969.
(1547) Avanti!, 14 maggio 1922.
(1548) Il processo agli anarchici cit., p. 97.
(1549) Avanti!, 14 maggio 1922.
(1550) Il processo agli anarchici cit., p. 72.
(1551) CPC 2897.
(1552) La Sera, 11 maggio 1922.
(1553) CPC 4288
(1554) La Sera, 13 maggio 1922.
(1555) Avanti!, 11 maggio 1922.
(1556) Il processo agli anarchici cit, pp. 57-8.
(1557) Ivi, pp. 112-3.
(1558) F. BONAVITA, Giustizia! L'ultima vittima di un attentato criminale, Milano, Tip. "Popolo d'Italia", 1929, p. 56.
(1559) Il processo agli anarchici cit, p. 123.
(1560) La Sera, 19 maggio 1922.
(1561) F. Bonavita, op. cit., pp. 17 e 58.
(1562) Il processo agli anarchici cit., p. 66.
(1563) Ivi, pp. 118-9.
(1564) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(1565) La Sera, 11 maggio 1922.
(1566) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(1567) La Sera, 11 maggio 1922.
(1568) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(1569) G. Mariani, op. cit., pp. 53-55.
(1570) Il Secolo, 26 marzo 1921.
(1571) G. Mariani, op. cit., p. 55.
(1572) Ibid.
(1573) Ivi, pp. 55-6.
(1574) Ivi, p. 56.
(1575) La Perseveranza, 24 marzo 1921.
(1576) Corriere della Sera, 9 aprile 1921.
(1577) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(1578) L'Italia, 24 marzo 1921.
(1579) Ibid.
(1580) La Sera, 24 marzo 1921.
(1581) Corriere della Sera, 24 marzo 1921.

(1582) Avanti!, 24 marzo 1921.
(1583) La Perseveranza, 24 marzo 1921.
(1584) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(1585) Il Popolo d'Italia, 24 marzo 1921.
(1586) L'Ordine Nuovo, 25 marzo 1921.
(1587) Il Secolo, 30 marzo 1921.
(1588) Corriere della Sera, 24 marzo 1921.
(1589) Ibid.
(1590) Ibid.
(1591) Il Secolo, 24 mano 1921.
(1592) Ibid.
(1593) Ibid.
(1594) La Sera, 24 marzo 1921.
(1595) Il Secolo, 24 marzo 1921
(1596) Corriere della Sera, 24 marzo 1921.
(1597) La Sera, 24 marzo 1921.
(1598) Corriere della Sera, 24 marzo 1921.
(1599) L'Italia, 24 marzo 1921.
(1600) Corriere della Sera, 24 marzo 1921.
(1601) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(1602) Ibid.
(1603) Corriere della Sera, 24 marzo 1921.
(1604) Ibid.
(1605) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(1606) Corriere della Sera, 24 marzo 1921.
(1607) Corriere della Sera, 24 marzo 1921. La ferita dell'attore obbligherà la compagnia a rinviare il debutto milanese.
(1608) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(1609) Ivi, 25 marzo 1921. Sul trust teatrale Suvini-Zerboni e sulla sua lotta contro il sindacato degli orchestrali cfr. I periodici di Milano, cit., p. 215 e segg.
(1610) Ibid.
(1611) Ibid.
(1612) Ibid.
(1613) Corriere della Sera, 24 marzo 1921.
(1614) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(1615) La Perseveranza, 24 marzo 1921.
(1616) Corriere della Sera, 27 marzo 1921.
(1617) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(1618) Corriere della Sera, 25 marzo 1921.
(1619) Il processo agli anarchici cit., p. 66.
(1620) Ivi, p. 122.
(1621) La Sera, 11 maggio 1922.
(1622) Sostenendo di essere sempre stato estraneo a qualunque progetto dinamitardo, Parrini avrebbe poi affermato di aver intuito, dall'atteggiamento dei suoi tre compagni subito dopo l'esplosione, e dalle poche parole che si erano scambiati, che essi dovevano saperne qualcosa, magari pensando, a torto, a qualcuno dell'officina. Fu dunque "per dividersi da quella compagnia compromettente" che - secondo questa versione - Parrini raggiunse di corsa la carrozza e vi salì. (G. da Verona, Introd. a F. BONAVITA, Giustizia! L'ultima vittima di un attentato criminale, Milano, Tip. "Popolo d'Italia", 1929, p. IX.)
(1623) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(1624) Il processo agli anarchici cit., pp. 58-9.
(1625) Pagine Libertarie, cit., p. 258.
(1626) Il processo agli anarchici cit.. p. 104.
(1627) Ivi, p. 123.
(1628) Ivi, p. 113.
(1629) Interv. Perelli, 1° giugno 1973
(1630) Il processo agli anarchici cit., pp. 58-9
(1631) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(1632) La Sera, 16 maggio 1922.
(1633) Il processo agli anarchici cit, p. 68.
(1634) Pagine Libertarie, cit., p. 258.
(1635) Il processo agli anarchici cit., pp. 66-7
(1636) Avanti!, 14 maggio 1922.
(1637) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(1638) Il processo agli anarchici cit., pp. 58-9.
(1639) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(1640) Cfr. L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921.
(1641) Corriere della Sera, 24 marzo 1921.
(1642) La Perseveranza, 24 marzo 1921.
(1643) Il Popolo d'Italia, 24 marzo 1921.
(1644) Ibid.
(1645) Ibid.
(1646) La Perseveranza, 24 marzo 1921.
(1647) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(1648) Il Popolo d'Italia, 24 marzo 1921.
(1649) La Perseveranza, 24 marzo 1921.
(1650) Ibid. Cit. anche Il Popolo d'Italia, 24 marzo 1921.
(1651) La Perseveranza, 24 marzo 1921.
(1652) Il Popolo d'Italia, 24 marzo 1921.
(1653) L'Ordine Nuovo, 24 e 25 marzo 1921.
(1654) La Perseveranza, 24 marzo 1921.
(1655) La Sera, 24 marzo 1921.
(1656) L'Ordine Nuovo, 25 marzo 1921.
(1657) Corriere della Sera, 24 marzo 1921.
(1658) Ibid.
(1659) La Perseveranza, 24 marzo 1921.
(1660) Il Popolo d'Italia, 24 marzo 1921.
(1661) 
(1662) Il Secolo, 24 marzo 1921. Secondo il Corriere della Sera (24 marzo 1921), erano trecento. Secondo L'Ordine Nuovo (st. d.), cinquecento o seicento. L'Italia, 24 marzo 1921.
(1663) Il Popolo d'Italia, 24 marzo 1921.
(1664) Ibid.
(1665) Corriere della Sera, 24 marzo 1921.
(1666) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(1667) Avanti!, 25 marzo 1921.
(1668) Il Popolo d'Italia, 24 marzo 1921.
(1669) 
(1670) Avanti!, 25 marzo 1921. Corriere della Sera, 24 marzo 1921.
(1671) Così Gasti avrebbe spiegato gli incidenti. La sera del 23 marzo la nuova sede dell'Avanti! di via San Gregorio era vigilata da quattro guardie regie. "Quando giunsero i fascisti, che erano circa 400, le quattro guardie si trovarono nell'impossibilità di fronteggiarli." Avvertirono allora la questura centrale. "Intanto i fascisti riuscivano ad appiccare il fuoco a una parte del fabbricato del giornale. Accorsi i pompieri, i fascisti (...) spararono in aria qualche colpo di rivoltella e qualcuno di essi tagliò anche un tubo dell'acqua." Pochi minuti dopo arrivava il commissario Renzanigo con un'autoblindata e un camion di guardie regie. I fascisti, che resistevano, furono caricati. E i pompieri ripresero il lavoro. (La Sera, 25 marzo 1921.)
(1672) Avanti!, 25 marzo 1921.
(1673) Tel. Lusignoli a dir. gen. PS, 24 marzo 1921, ore 3,40, n. 9534, in UC 21.
(1674) Tel. Lusignoli a dir. gen. PS, 24 marzo 1921, ore 5,10, n. 9533, ibid.
(1675) E. Cozzani, "E il sangue su chi?", in La Sera, 24 marzo 1921. Su Cozzani cfr. G. PREZZOLINI, Il tempo della Voce, Milano-Firenze, Longanesi-Vallecchi, 1960, p. 209.
(1676) 
(1677) "Sanguinosa follia", Corriere della Sera, 24 marzo 1921. "Dolore", Il Secolo, 24 marzo 1921.
(1678) La Perseveranza, 24 marzo 1921.
(1679) Avanti!, 24 marzo 1921.
(1680) Il Popolo d'Italia, 24 marzo 1921.
(1681) Il Messaggero, 24 marzo 1921, cit. in L'Ordine Nuovo, 26 marzo 1921.
(1682) Corriere della Sera, 25 marzo 1921.
(1683) Il Popolo d'Italia, 25 marzo 1921.
(1684) Ibid.
(1685) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(1686) Il Popolo d'Italia, 25 marzo 1921.
(1687) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(1688) Ibid.; Corriere della Sera, 25 marzo 1921; L'Italia, st. d.
(1689) Corriere della Sera, 25 marzo 1921.
(1690) Il Popolo d'Italia, 25 marzo 1921.
(1691) Ivi, 26 marzo 1921.
(1692) Ibid.
(1693) Avanti!, 30 marzo 1921.
(1694) Ibid.
(1695) Ibid.
(1696) Il Popolo d'Italia, 25 marzo 1921.

(1697) L'Italia, 25 marzo 1921.
(1698) Corriere della Sera, 25 marzo 1921.
(1699) Avanti!, 25 marzo 1921.
(1700) Ibid.
(1701) Corriere della Sera, 25 marzo 1921.
(1702) L'Ordine Nuovo, 26 marzo 1921.
(1703) Corriere della Sera, 25 marzo 1921.
(1704) Il Popolo d'Italia, 26 marzo 1921.
(1705) Ivi, 25 marzo 1921; Il Secolo e Corriere della Sera, st. d.
(1706) Il Secolo, 25 marzo 1921.
(1707) Ibid.; L'Italia, 25 marzo 1921; L'Ordine Nuovo, 26 marzo 1921.
(1708) L'Italia, 26 marzo 1921.
(1709) Ibid.
(1710) Corriere della Sera, 27 marzo 1921.
(1711) Il Popolo d'Italia, 27 marzo 1921.
(1712) Agenzia Stefani, Il Secolo, 25 marzo 1921.
(1713) Il Popolo d'Italia, 27 marzo 1921.
(1714) Il Secolo, 25 marzo 1921.
(1715) Corriere della Sera, 31 marzo 1921.
(1716) Il Popolo d'Italia, 31 marzo 1921.
(1717) A. Borghi, Mezzo secolo cit., pp. 260-1.
(1718) La Sera, 24 marzo 1921.
(1719) L'Italia, 25 marzo 1921.
(1720) Il Popolo d'Italia, 25 marzo 1921.
(1721) Cfr. tel. pref. Genova (Poggi) a dir. gen. P.S., 24 marzo 1921, ore 11,30, n. 9555, in UC 21: "Questa notte notizie confidenziali facevano ritenere per certo manovre pericolose per istigazione on. Giulietti, con scesa a terra di tutti i marinai, che ammontano a parecchie migliaia, e con attentati violenti alla libertà di lavoro (...) Furono tratti in arresto quattro stranieri, non ancora bene identificati, nei pressi camera del lavoro, e un russo, ex ufficiale bolscevico, che pure trovavasi in quei pressi (...)".
(1722) G. Giulietti, op. cit., pp. 96-7.
(1723) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 262.
(1724) Tel. Lusignoli a Giolitti, 24 marzo 1921, ore 21,15, n. 3544, in MI 66B.
(1725) Tel. Poggi a min. int., 24 marzo 1921, ore 19, n. 9637, in UC 21.
(1726) Cit. in R. DE FELICE, Mussolini il fascista, vol. I, La conquista del potere (1921-1925), Torino, Einaudi, 1966, pp. 51-2.
(1727) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 261.
(1728) Tel. Lusignoli a Giolitti, 25 marzo 1921, ore 3,10, n. 9683, in UC 21.
(1729) L'Italia, 25 marzo 1921.
(1730) Avanti!, 25 marzo 1921.
(1731) La Perseveranza, 27 marzo 1921.
(1732) Corriere della Sera, 25 marzo 1921.
(1733) L'Italia, 25 marzo 1921.
(1734) Corriere della Sera, Il Secolo, Il Popolo d'Italia, L'Italia, 25 marzo 1921.
(1735) Avanti!, 25 marzo 1921.
(1736) L'Italia, 26 marzo 1921. Su Angelo Filippetti cfr. F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. II, 1976, pp. 353-4.
(1737) Il Secolo, 26 marzo 1921.
(1738) Il Popolo d'Italia, 26 marzo 1921.
(1739) L'Italia, 26 marzo 1921.
(1740) Il Popolo d'Italia, 26 marzo 1921.
(1741) Il Secolo, 26 marzo 1921.
(1742) Ibid.
(1743) Il testo della lett. in Avanti!, 26 marzo 1921.
(1744) "La decisione, nobilissima e scevra da ogni calcolo partigiano, di fare i funerali delle vittime a spese del comune" commenta l'organo del partito socialista "ha incontrato l'opposizione di alcune associazioni che si definiscono patriottiche e che sono sempre state in prima fila, in ogni circostanza della vita politica milanese, nel rango della reazione antisocialista e antiproletaria." (Avanti!, 26 marzo 1921.)
(1745) Il Secolo, 26 marzo 1921.
(1746) L'Ordine Nuovo, 26 marzo 1921.
(1747) Il Popolo d'Italia, 25 marzo 1921.
(1748) Ivi, 26 marzo 1921.
(1749) L'Italia, 25 marzo 1921
(1750) Corriere della Sera, 25 marzo 1921.
(1751) Ibid.
(1752) Corriere della Sera, 26 marzo 1921.
(1753) L'Italia, 26 marzo 1921.
(1754) Il Secolo, 26 marzo 1921.
(1755) L'Italia, 26 marzo 1921.
(1756) Ibid.
(1757) Corriere della Sera, 26 marzo 1921.
(1758) Il Popolo d'Italia, 26 marzo 1921.
(1759) Ibid.
(1760) Ibid.
(1761) Ibid.
(1762) La Sera, 26 marzo 1921.
(1763) Ibid.
(1764) Ibid.
(1765) Il Popolo d'Italia, 27 marzo 1921.
(1766) Tel. Lusignoli a Corradini, 26 marzo 1921, ore 18, n. 9911, in UC 21.
(1767) Il Secolo, 27 marzo 1921.
(1768) Tel. Lusignoli a Giolitti, 27 marzo 1921, ore 3, n. 9962, in UC 21.
(1769) L'Italia, 27 marzo 1921.
(1770) L'Ordine Nuovo, 29 marzo 1921.
(1771) C. Rossi, Mussolini com'era, Roma, Ruffolo, 1947, p. 123.
(1772) F. Cordova, "Alcuni ricordi inediti d'un prefetto dell'età liberale", in Storia contemporanea, Bologna, Il Mulino, a. V, n. 2, giugno 1974, p. 340.
(1773) Avanti!, 22 marzo 1921.
(1774) F. Cordova, art. cit.
(1775) L'Ordine Nuovo, 22 marzo 1921.
(1776) Ivi, 23 marzo 1921 (comunicato agenzia Stefani).
(1777) Ivi, 25 marzo 1921 (comunicato agenzia Stefani); Il Popolo d'Italia, 24 marzo 1921
(1778) pi in Il Popolo d'Italia, 25 marzo 1921.
(1779) Cit. in La Sera, 25 marzo 1921.
(1780) Cit. in Il Secolo, 25 marzo 1921.
(1781) Ibid.
(1782) Corriere della Sera, 25 marzo 1921.
(1783) La Tribuna, 26 marzo 1921, cit. in Corriere della Sera e giornali del 27 marzo 1921.
(1784) Il Popolo d'Italia, 26 marzo 1921.
(1785) a.p. in Il Popolo d'Italia, 26 marzo 1921.
(1786) L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921.
(1787) La Sera, 23 marzo 1921.
(1788) Il Secolo, 24 marzo 1921.
(1789) Il Popolo d'Italia, 24 marzo 1921.
(1790) L'Ordine Nuovo, 24 marzo 1921.
(1791) Il Popolo d'Italia, 24 marzo 1921.
(1792) Né l'episodio né il nome di Biagio Masi sono ricordati in P. BIANCONI, Il movimento operaio a Piombino, Firenze, La Nuova Italia, 1970.
(1793) "Tra la civiltà e la barbarie", Corriere della Sera, 25 marzo.
(1794) "Contro la belva umana", L'Italia, 25 marzo 1921.
(1795) "I soli colpevoli", La Perseveranza, 25 marzo 1921.
(1796) Il Popolo d'Italia, 25 marzo 1921.
(1797) "Follia", Avanti!, 25 marzo 1921.
(1798) Ibid.
(1799) L'Ordine Nuovo, 26 marzo 1921.
(1800) Corriere della Sera, 25 marzo 1921.
(1801) Il Popolo d'Italia, 26 marzo 1921.
(1802) L'Ordine Nuovo, 25 marzo 1921.
(1803) Ivi, 26 marzo 1921.
(1804) Il Popolo d'Italia, 27 marzo 1921.
(1805) "Gli antisociali", La Perseveranza, 27 marzo 1921.
(1806) "A proposito di certe distinzioni", L'Italia, 26 marzo 1921.
(1807) "Responsabilità", ibid.
(1808) "Habemus... confitentem", L'Italia, 27 marzo 1921.
(1809) Ibid.
(1810) Il Comunista, cit. in L'Ordine Nuovo, 28 marzo 1921.
(1811) Corriere della Sera, 28 marzo 1921.
(1812) Il Secolo, 28 marzo 1921.
(1813) Il Popolo d'Italia, 27 marzo 1921.
(1814) Ivi, 29 marzo 1921.
(1815) Ibid.
(1816) Ibid.
(1817) Ibid.
(1818) La Perseveranza, 29 marzo 1921.
(1819) La Sera, 28 marzo 1921.
(1820) Corriere della Sere, 28 marzo 1921.
(1821) Il Popolo d'Italia, 29 marzo 1921.
(1822) La Sera, 28 marzo 1921.
(1823) Il Secolo, 28 marzo 1921.
(1824) Ivi, 29 marzo 1921.
(1825) Avanti!, 29 marzo 1921.
(1826) Il Popolo d'Italia, 29 marzo 1921.
(1827) Ibid.
(1828) Avanti!, 29 marzo 1921.
(1829) Corriere della Sera, 28 marzo 1921.
(1830) La Sera, 28 marzo 1921.
(1831) Corriere della Sera, 28 marzo 1921.
(1832) Ibid.
(1833) La Sera, 28 marzo 1921.
(1834) Il Popolo d'Italia, 29 marzo 1921.
(1835) Corriere della Sera, 28 marzo 1921.
(1836) Il Popolo d'Italia, 29 marzo 1921.
(1837) Corriere della Sera, 28 marzo 1921.
(1838) L'Ardito, 2 aprile 1921.
(1839) Corriere della Sera, 28 marzo 1921.
(1840) L'Ardito, 2 aprile 1921.
(1841) La Sera, 28 marzo 1921.
(1842) Il Popolo d'Italia, 29 marzo 1921.
(1843) Ibid.
(1844) Corriere della Sera, 29 marzo 1921.
(1845) Il Popolo d'Italia, 29 marzo 1921.
(1846) Ibid.
(1847) C. Rossi, Mussolini cit., pp. 252-3. Su Cesare Rossi cfr. F. Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. IV, 1978, pp. 399-402.
(1848) Corriere della Sera, 29 marzo 1921.
(1849) Tel. Lusignoli a Giolitti, 28 marzo 1921, ore 16,10, n. 10052, in UC 21.
(1850) Corriere della Sera, 29 marzo 1921.
(1851) La Perseveranza, 29 marzo 1921.
(1852) Corriere della Sera, 29 marzo 1921.
(1853) La Perseveranza, 29 marzo 1921.
(1854) Tel. Lusignoli a Giolitti, 28 marzo 1921, ore 20,10, n. 10103, in UC 21.
(1855) Corriere della Sera, 29 marzo 1921.
(1856) Cfr. L'Ordine Nuovo, 29 marzo 1921.
(1857) Il Popolo d'Italia, 29 marzo 1921.
(1858) G. Mariani, op. cit., p. 51.
(1859) Ivi, pp. 57-8.
(1860) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(1861) Ibid.
(1862) F. Bonavita, op. cit., p. 19.
(1863) Ivi, p. 61.
(1864) Ivi, p. 62.
(1865) La Sera, 19 maggio 1922; Il processo agli anarchici cit., p. 124.
(1866) F. Bonavita, op. cit., p. 63.
(1867) Il processo agli anarchici cit, pp. 123 e 130.
(1868) F. Bonavita, op. cit., p. 63.
(1869) F. Bonavita, op. cit., pp. 110-1. "A Verona io leggevo i giornali di Milano e seppi che si accusava il Pietropaolo" avrebbe dichiarato al processo. "Chiesi consiglio se dovessi costituirmi per dare la mia esatta versione." (Avanti!, 12 maggio 1922.)
(1870) Ivi, p. 65.
(1871) Il Secolo, 18 maggio 1922.
(1872) F. Bonavita, op. cit., p. 65.
(1873) Avanti!, 13 maggio 1922.
(1874) Ivi, 18 maggio 1922.
(1875) Il processo agli anarchici cit., pp. 73-4.
(1876) Ivi, p. 114.
(1877) Il Secolo, 12 maggio 1922.
(1878) Ibid.
(1879) Il Secolo, 26 marzo 1921.
(1880) Tel. Lusignoli a Giolitti, 26 marzo 1921, ore 11,35 in MI 66B.
(1881) Il Secolo, 26 marzo 1921. Cfr. anche Avanti! e L'Ordine Nuovo, st. d.
(1882) Tel. Lusignoli a Giolitti, 26 marzo 1921, ore 11,35, in MI 66B.
(1883) "Egli ha preso dimora in corso Indipendenza n. 20 e questura provvederà suo rimpatrio Torino" informa Lusignoli nel tei. a Giolitti del 26 marzo 1921, ore 11,35, in MI 66B.
(1884) Il Secolo, 26 marzo 1921.
(1885) L'Ordine Nuovo, 26 marzo 1921.
(1886) Avanti!, 1° aprile 1921.
(1887) Ivi, 3 aprile 1921.
(1888) E. ZOCCOLI, L'anarchia. Gli agitatori. Le idee. I fatti, Milano-Torino-Roma, FJli Bocca, 1907.
(1889) Avanti!, 5 aprile 1921. L'art, di Malatesta nell'Agitazione, 4 aprile 1897.
(1890) L'Italia, 3 aprile 1921.
(1891) Avanti!, 26 giugno 1921; Il Popolo d'Italia, L'Ordine Nuovo e L'Italia, 25 giugno 1921.
(1892) Cfr. anche A. Raimondi, op. cit., pp. 290-1.
(1893) E. Malatesta, Scritti cìt., vol. II, pp. 308-12. Sull'influenza moralizzatrice esercitata da Malatesta e dagli anarchici val la pena di segnalare un altro ricordo dell'imputato, affiorato durante l'interrogatorio del deputato comunista A. Comeli, citato come testimone: "A quell'epoca, quando io arrivai ad Ancona [1897-98], questa città occupava ancora un posto quasi preminente nella criminalità ed era uno dei paesi in cui avvenivano più reati. Ora, arrivato io, non appena giunsi ad acquistare una certa influenza sulla popolazione, questi reati cessarono, e cessarono al punto che le guardie di P.S., le quali avevano un compenso per ogni denuncia, si lamentavano perché io avevo tagliato loro il pane e non avevano più reati da denunciare; e il procuratore del re, il signor Coppola, fu costretto, lui stesso, a riconoscere che la mia influenza in Ancona era stata eminentemente moralizzatrice, ed era vero quello che venivano a deporre le mamme che, dal momento che i giovani si trovavan sotto la mia influenza, cessavano di ubbriacatsi, cessavano di essere rissosi, diventavano buoni figlioli. Solamente, egli diceva, sono cessati i piccoli delitti per preparare il grande, la rivoluzione". (Ivi, pp. 312-3.)
(1894) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 271. La requisitoria del PM._ in T. TAGLIAFERRI, Errico Malatesta, Armando Borghi e Compagni davanti ai giurati di Milano. Resoconto stenografico del processo svoltosi il 27, 28 e 29 luglio 1921, con una pref. di Mario Mariani e 12 illustrazioni del pittore Crespi, Milano, Tip. P. Gamalero, 1921. L'autodifesa di Borghi in A. BORGHI, Davanti ai giurati di Milano, Milano, Tip. E. Zerboni, s.d.
(1895) Non altrettanto fortunato fu il gerente di Umanità Nova, Dante Pagliai. Processato a parte, il 1° agosto 1921, venne condannato a 5 anni, 4 mesi e 15 giorni di reclusione. Per non espiare la pena dovette fuggire in America. (Cfr. Il Secolo, 2 agosto 1921.)
(1896) Umanità Nova, cit. in L'Ordine Nuovo, 31 luglio 1921.
(1897) Avanti!, 26 giugno 1921
(1898) Manchette de L'Ordine Nuovo, 30 luglio 1921.
(1899) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 272.
(1900) A. Raimondi, op. cit., pp. 291-2.
(1901) A. Borghi, Mezzo secolo cit., p. 272.
(1902) La testimonianza resa dal Grand'Uff. Giovanni Gasti, Questore di Milano, nel Processo per l'eccidio al Teatro Diana, innanzi alla Corte d'Assise di Milano, udienza pomeridiana del 18 maggio 1922, Milano, Edizioni di Propaganda de "Il Tricolore", 1922, pp. 7-8.
(1903) Ivi, p. 8.
(1904) Pagine Libertarie, cit, p. 245.
(1905) G. Rizzo, I segreti della polizia, Milano, Rizzoli, 1953, p. 72.
(1906) Ivi, pp. 71-2.
(1907) Ivi, passim.
(1908) La testimonianza cit., pp. 8-9.
(1909) Ivi, p. 9.
(1910) Pagine Libertarie, cit., p. 245.
(1911) G. Rizzo, I segreti cit., pp. 734.
(1912) Tel. Lusignoli a min. int., 27 marzo 1921, ore 22,10, n. 9989, in UC21.
(1913) G. Rizzo, I segreti cit., p. 74.
(1914) Il vetturino Carlo Gasparotto, che è sicuro di avere trasportato solo tre passeggeri, dichiarerà al processo che l'oggetto che l'"uomo con i capelli alla Mascagni" (Pietropaolo) teneva sottobraccio era probabilmente il suo cappello. (Il Secolo, 17 maggio 1922.)
(1915) La testimonianza resa dal Grand'Uff. Giovanni Gasti, Questore dì Milano, nel Processo per l'eccidio al Teatro Diana, innanzi alla Corte d'Assisi di Milano, udienza pomeridiana del 18 maggio 1922, Milano, Edizioni di Propaganda de "Il Tricolore", 1922, p. 10; Il Secolo, 16 maggio 1922. Secondo quest'ultimo giornale la Petringa si trovava a circa quattro metri di distanza dai quattro giovani.
(1916) La testimonianza cit., p. 10. Nella sua deposizione, tuttavia, Rizzo contraddice il superiore asserendo che a portare la "bomba" sottobraccio, secondo la Petringa, non era Pietropaolo ma un altro, probabilmente "lo sconosciuto". (Cfr. Il processo agli anarchici nell'Assise di Milano. 9 maggio-1° giugno 1922, a cura del Comitato anarchico pro vittime politiche, pref. di F. Meniconi, Milano, Tip. Zingales, 1922, p. 88.)
(1917) Al processo Zonta disse di averlo sentito dire da altri. (Cfr. Il processo agli anarchici cit., p. 112.)
(1918) Il 19 gennaio 1921, in una via di Milano, il giovanissimo anarchico Diavolindo Latini sparava alcuni colpi di pistola contro il maresciallo di fanteria Giuseppe D'Orfeo, ferendo a una coscia il sottufficiale e uccidendo per errore il compagno Carlo Porro, di diciotto anni, suo complice nell'attentato. Figlio di una maestra anarchica di Anghiari, il ragazzo aveva sparato per vendetta, scambiando il maresciallo per una guardia regia. L'arma del delitto era stata prestata a Porro dall'anarchico Amleto Astolfi, che l'aveva avuta da Cesare Persivale. Per questo anche Astolfi fu accusato di complicità nell'attentato.
Processato nel 1922, il ragazzo fu giudicato infermo di mente e ricove rato al manicomio. Durante una visita a Mombello lo incontrò Paolo Valera, del quale riportiamo qui il ricordo: "Allo svolto di un piccolo portico mi sono trovato davanti a una piccola cella dove era Diavolindo Latini, preso lui pure dalla follia anarchica. Aveva ucciso a casaccio: un suo compagno e un maresciallo di fanteria. Non ha che diciassette o diciotto anni. La sua preoccupazione entrando al manicomio fu per i suoi capelli. Volle sapere se glieli avrebbero tagliati. Sono biondi e ricciuti. Fu rassicurato. Nel maresciallo aveva creduto di uccidere una guardia regia o un carabiniere, simbolo di persecuzione della madre che va dentro e fuori di prigione come anarchica da tanto tempo". (P. VALERA, Milano sconosciuta rinnovata, Milano, Longanesi, 1976, pp. 1834.)
Nato a Pistoia nel 1905, Diavolindo Latini morì di tubercolosi nell'ospedale milanese di S. Giuseppe il 13 novembre 1927. (CPC 235.)
(1919) Tel. Lusignoli a dir. gen. PS, 30 marzo 1921, ore 19, n. 10361, in UC21.
(1920) Avanti!, 13 maggio 1922
(1921) Tel. Lusignoli a Giolitti, 2 aprile 1921, ore 16, n. 10745, in UC 21.
(1922) Il processo agli anarchici cit., p. 91.
(1923) Ivi, p. 119.
(1924) Avanti!, 19 maggio 1922.
(1925) Tel. Lusignoli a Giolitti, 4 aprile 1921, ore 24, n. 11107, in UC 21.
(1926) Tel. Lusignoli a Giolitti, 6 aprile 1921, ore 12,20, n. 11385, ibid.
(1927) Pagine Libertarie, cit., p. 247.
(1928) Il processo agli anarchici cit., p. 59.
(1929) F. Bonavita, op. cit., pp. 64-5.
(1930) La testimonianza cit., p. 11.
(1931) G. Rizzo, I segreti cit., pp. 74-5.
(1932) Ivi, p. 75.
(1933) Il Popolo d'Italia, 6 aprile 1921.
(1934) Ivi, 13 aprile 1921.
(1935) Ivi, 14 aprile 1921.
(1936) Il Secolo, 15 luglio 1921.
(1937) L'Ordine Nuovo, 15 aprile 1921.
(1938) Ibid.
(1939) La Sera, 18 aprile 1921.
(1940) L'Ordine Nuovo, 21 aprile 1921.
(1941) Ivi, 22 aprile 1921.
(1942) La Sera, 6 maggio 1921.
(1943) Il Secolo, 23 aprile 1921.
(1944) Il Popolo d'Italia, 21 aprile 1921.
(1945) Cfr. anche Il Secolo, 20 aprile 1921; Avanti!, 22 aprile 1921.
(1946) Avanti!, 29 aprile 1921.
(1947) L'Ordine Nuovo, 1° giugno 1921.
(1948) G. Rizzo, I segreti cit., pp. 75-6.
(1949) Tel. Lusignoli a Giolitti, 8 aprile 1921, ore 13,10, n. 11714, in UC 21.
(1950) La testimonianza cit., pp. 11-2.
(1951) Tel. Lusignoii a Giolitti, 8 aprile 1921, ore 23, n. 11929, in UC 21.
(1952) Ma non è credibile che abbia detto a Rizzo, come scrisse poi VAvanti! (13 maggio 1922): "Se mi lasciate vi scopro tutti i colpevoli".
(1953) . Rizzo, I segreti cit., pp. 76-8.
(1954) Forse gli sfuggì una frase ("Nell'officina non avevamo ordigni così potenti da fare una strage come al Diana") che Rizzo interpretò come un'ammissione della presenza di bombe nell'officina. (Cfr. Il Secolo, 13 maggio 1922.)
(1955) La testimonianza cit., pp. 12-3.
(1956) Ivi, p. 16.
(1957) Ivi, pp. 15-6.
(1958) G. Mariani, op. cit., p. 59.
(1959) Pagine Libertarie, cit., p. 247.
(1960) Ivi, p. 248.
(1961) Ivi, p. 249.
(1962) La testimonianza cit., pp. 14-5.
(1963) Corriere della Sera, 27 marzo 1921.
(1964) Guerra di classe, 26 aprile 1921.
(1965) 
(1966) Voce proletaria, cit. ibid. Guerra di classe, 26 aprile 1921.
(1967) Voce proletaria, cit. ibid.
(1968) Guerra di classe, 26 aprile 1921.
(1969) Umanità Nova, 22 marzo 1921.
(1970) Guerra di classe, 26 aprile 1921. 5 Ivi, 25 giugno 1921.
(1971) È la stessa Guerra di classe (26 aprile 1921) a parlare di "congiura del silenzio" fatta intorno all'Usi "anche da parte di organismi pseudo-proletari".
(1972) Ivi, 2 luglio 1921
(1973) Ivi, 4 giugno 1921.
(1974) Ibid.
(1975) Ivi, 11 giugno 1921.
(1976) La testimonianza cit., p. 14-5.
(1977) G. Mariani, op. cit., pp. 58-9.
(1978) Cfr. tel. Lusignoii a min. int., 12 aprile 1921, ore 20,15, n. 12620, in UC 21. Anche La testimonianza cit., p. 16.
(1979) G. Rizzo, I segreti cit., p. 78.
(1980) G. Mariani, op. cit., p. 59.
(1981) Tel. Lusignoli a min. int., 12 aprile 1921, ore 20,15, n. 12620, in UC 21.
(1982) G. Rizzo, I segreti cit., p. 78.
(1983) Tel. Lusignoii a min. int., 12 aprile 1921, ore 16,45, n. 12533, in UC 21.
(1984) Ibid.
(1985) G. Mariani, op. cit., pp. 59-60.
(1986) La testimonianza cit., pp. 16-7.
(1987) Ivi, pp. 17-8.
(1988) G. Rizzo, I segreti cit., pp. 78-79-80.
(1989) Ivi, pp. 82-3.
(1990) Ivi, p. 83.
(1991) La testimonianza cit., p. 18; Il processo agli anarchici cit., p. 109.
(1992) G. Mariani, op. cit., p. 48.
(1993) G. Rizzo, I segreti cit., p. 84.
(1994) La testimonianza cit., pp. 18-9.
(1995) G. Mariani, op. cit., p. 60.
(1996) La testimonianza cit, pp. 19-20; tel. Lusignoli a Giolitti, 22 aprile 1921, ore 21,50, n. 14514, in UC 21.
(1997) "(...) stretto da prove inconfutabili e da abili contestazioni ha finito con l'ammettere di essere venuto a Milano e infine per confessare la parte che avrebbe avuto nel delitto del Diana, che dice opera del suo compagno Boldrini." (Tel. 22 aprile 1921, ore 21,50, n. 14514, in UC 21.)
(1998) G. Mariani, op. cit., p. 60.
(1999) G. Rizzo, I segreti cit., p. 86.
(2000) Interv. Perelli, T giugno 1973.
(2001) Ibid.
(2002) G. Rizzo, I segreti cit., p. 86.
(2003) Ivi, p. 87.
(2004) Pagine Libertarie, cit., p. 248.
(2005) Il processo agli anarchici cit., p. 71. Cfr. anche Avanti!, 12 maggio 1921.
(2006) G. Rizzo, I segreti cit., p. 87.
(2007) Ivi, p. 89.
(2008) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(2009) Ibid.
(2010) Il processo agli anarchici cit., p. 71.
(2011) Pagine Libertarie, cit., p. 248.
(2012) G. Rizzo, I segreti cit., p. 90.
(2013) Pagine Libertarie, cit., p. 249.
(2014) G. Rizzo, I segreti cit., p. 91.
(2015) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(2016) Ibid.
(2017) G. Rizzo, I segreti della polizia, Milano, Rizzoli 1953, p. 92. Stranamente nelle sue memorie Rizzo parla sempre di un "gruppo". In realtà, come risulta anche dai giornali, i fuggiaschi erano soltanto due: Aguggini e Perelli.
(2018) G. Rizzo, I segreti cit., p. 93.
(2019) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(2020) Ibid.
(2021) G. Rizzo, I segreti cit., pp. 94-5.
(2022) Ibid.
(2023) Interv. Perelli, 1° giugno 1973.
(2024) La testimonianza cit., p. 20.

(2025) Dove l'ispettore Eugenio Carrer era sicuro di averla vista il 1° aprile in compagnia di Boldrini. (Il processo agli anarchici cit., p. 130.)
(2026) G. Mariani, op. cit., p. 62.
(2027) La testimonianza cit., pp. 22-3.
(2028) G. Mariani, op. cit., p. 62.
(2029) La testimonianza cit., p. 29.
(2030) Il Secolo, 2 maggio 1921.
(2031) La Sera, 2 maggio 1921.
(2032) Avanti!, 7 maggio 1921.
(2033) Ivi, 3 maggio 1921.
(2034) L'Ordine Nuovo, 2 maggio 1921.
(2035) Il Popolo d'Italia, 1° maggio 1921.
(2036) Ibid.
(2037) Il Popolo d'Italia, 16 aprile 1921.

(2038) Ivi, 21 aprile 1921.
(2039) Avanti!, 10 maggio 1921.
(2040) Ivi, 1° maggio 1921.
(2041) La Sera, 19 maggio 1921.
(2042) Il Popolo d'Italia, 22 maggio 1921.
(2043) Ivi, 31 maggio 1921.
(2044) Ivi, 1° giugno 1921.
(2045) Ivi, 4 giugno 1921
(2046) G. Mariani, op. cit., pp. 60-1.
(2047) Vedili in A.C.S., C.P.C, ad nomen.
(2048) G. Rizzo, I segreti cit., p. 95. Cit. anche Il processo agli anarchici cit., pp. 94-5.
(2049) G. Rizzo, I segreti cit., p. 96.
(2050) Ibid.
(2051) Ibid.
(2052) Il processo agli anarchici cit., p. 53.
(2053) Ivi, p. 95.
(2054) Ivi, p. 102.
(2055) Ibid
(2056) Ivi, p. 103.
(2057) Ibid.
(2058) Ivi, p. 104.
(2059) Il processo agli anarchici cit, p. 107. Giuseppe Boselli, un altro operaio italiano emigrato in Germania e impossibilitato a tornare per rendere la sua testimonianza, scriverà al tribunale che Carati-Barbato a Htagen non faceva il meccanico: "condusse sempre vita errabonda e depravata", "sciupò 19.000 marchi in bagordi"; è un epilettico e un truffatore. Contemporaneamente Boselli smentirà il preteso colloquio di Carati-Barbato con Boldrini. (La Sera, 23 maggio 1922.)
(2060) Pagine Libertarie, cit., p. 252.
(2061) A. Raimondi, op. cit., p. 296.
(2062) Ibid.
(2063) Ivi, pp. 296-7.
(2064) L'Ordine Nuovo, 16 maggio 1922.
(2065) A. Raimondi, op. cit., p. 297.
(2066) Pagine Libertarie, cit., p. 254.
(2067) Aveva scritto Molaschi pochi giorni prima: "Quale diritto hanno i fascisti di inorridire sulla tragedia del Diana? Non sanno forse che il fatto maturò attraverso l'atmosfera di reazione e di violenza creata da loro? Non sanno forse che contro i ventun morti del Diana stanno molte diecine, anzi, parecchie centinaia di proletari trucidati bestialmente, vigliaccamente e selvaggiamente in ogni contrada d'Italia, fra lo sventolio dei tricolori e gli evviva alla patria? Hanno forse il diritto di inorridire gli assassini di Spartaco Lavagnini, del maestro Cammeo, del vecchio ed innocuo socialista Giuseppe Inversetti, del mite comunista Gadda? Possono forse dettare lezioni di civiltà e di retto vivere gli eroi del massacro di.Roccastrada?" (Pagine Libertarie, 1° maggio 1922.)
(2068) Pagine Libertarie, cit., p. 254. Non doveva passare molto tempo prima che l'invito fosse accolto. I fascisti distrussero per la seconda volta Umanità Nova - che dopo la devastazione di Milano aveva ripreso le pubblicazioni nella capitale - durante la marcia su Roma. E alla fine del 1922 le dettero il colpo di grazia.
(2069) Gino Rocca.
(2070) Il Popolo d'Italia, 10 maggio 1922.
(2071) A. Raimondi, op. cit., p. 298.
(2072) Ivi, p. 299.
(2073) 
(2074) Ivi, 300-1. L'originale della sentenza si ttova nell'archivio della corte d'assise d'appello di Milano.
(2075) CPC 235.
(2076) CPC 874.
(2077) CPC 1985.
(2078) N VALERI, D'Annunzio davanti al fascismo, Firenze, Le Monnier, 1963, p. 104.
(2079) G. Rizzo, D'Annunzio e Mussolini. La verità sui loro rapporti, Bologna, Cappelli, 1960, p. 13.
(2080) Ivi, p. 17.
(2081) G. Rizzo, I segreti cit., p. 18.
(2082) Graziato dal sovrano, D'Alba fu rimesso in libertà nel 1921. Ma i nove anni di segregazione cellulare erano bastati a fargli perdere la ragione. (Cfr. C. L'Ermite, "Ridateci la forca!", in Pagine Libertarie, 15 novembre 1921, p'p. 169-70.) Su A. D'Alba vedi anche L. VILLARI, Gli eredi di Bruto. Un secolo di attentati politici, Bologna, Cappelli, 1952, p. 68, e C. Rossi, Personaggi di ieri e di oggi, Milano, Ceschina, 1964, pp. 76 e sgg.
(2083) G. Mariani, op. cit., p. 82.
(2084) Ivi, p. 84.
(2085) CPC 3058.
(2086) Ibid.
(2087) Ibid.
(2088) L'Adunata dei Refrattari, 10 gennaio 1931. Altra lett. di Mariani alla madre ivi, 14 ottobre 1933.
(2089) G. Mariani, op. cit., passim.
(2090) CPC 3058.
(2091) G. Mariani, op. cit., p. 110.
(2092) Ivi, pp. 155-6,
(2093) Umanità Nova, 18 agosto 1946, cit. ivi, pp. 176-7-8.
(2094) Lett. U. Marzocchi all'a., 17 aprile 1977.
(2095) CPC 697.
(2096) Ibid.
(2097) A.C.S., Min, giustizia e aff. culto, Dir. gen. istituti prevenzione e pena, Detenuti sovversivi, fascic. personale n. 54, busta B-2.
(2098) A.C.S., Min. int, Dir. gen. PS., Div. aff. gen. e ris., 1920; 1923-45; anno 1930-31, cat. H 2 (226), busta 20.
(2099) A.C.S., Min. giustizia e aff. culto, fasc. pers. n. 54 cit.
(2100) Ibid.
(2101) CPC 697.
(2102) Il Libertario (Milano), 15 maggio 1946.
(2103) G. Mariani, op. cit., p. 181. Secondo l'anarchico Dino Paini, arrestato dalle SS a Bruxelles e rinchiuso nel campo di Mauthausen, Boldrini si trovava nel carcere di Parma quando la città venne bombardata. Approfittando del trambusto per fuggire, egli avrebbe cercato di raggiungere la Russia. Arrestato in Germania, sarebbe stato condotto a Mauthausen, dove avrebbe trovato la morte. (Lett. di U. Marzocchi all'autore, 17 aprile 1977.)
(2104) Umanità Nova (Roma), 1° agosto 1922.
(2105) Pagine Libertarie, 28 giugno 1922, pp. 242-3.
(2106) Il Popolo d'Italia, 10 maggio 1922.
(2107) Il processo agli anarchici cit., p. 49. Una versione abbellita della dichiarazione di Aguggini si trova in Pagine Libertarie, cit., p. 243.
(2108) Pagine Libertarie cit., p. 243.
(2109) Umanità Nova, 19 agosto 1922.
(2110) CPC 32.
(2111) Il Libertario, 4 dicembre 1946.
(2112) G. Mariani, op. cit., pp. 85-6,
(2113) CPC 32. Cfr. anche Un trentennio cit., p. 94, dove la data della morte di Aguggini è indicata erroneamente come il 13 marzo.
(2114) L'Unità, organo del P.C. d'I., a. VI, n. 3, maggio 1929.

(2115) Il processo agli anarchici cit., p. 54. La stessa dichiarazione, in versione più ampia, in Pagine Libertarie, cit., p. 256.
(2116) Pagine Libertarie cit., p. 266.
(2117) CPC 210.
(2118) L'Adunata dei Refrattari, 3 ottobre 1931.
(2119) L. Bettini, op. cit., tomo 2, pp. 136-7.
(2120) CPC 210,
(2121) Vedi un suo art., "Disoccupazione", in Il comunista libertario (Milano), 16 settembre 1945.
(2122) Interv. W. Damonti, 21 aprile 1977.
(2123) CPC 663.
(2124) Il processo agli anarchici cit., p. 106.
(2125) CPC 663.
(2126) Lett. S. Biscaro all'a., 6 aprile 1977.
(2127) CPC 663.
(2128) Lett. Biscaro cit.
(2129) CPC 663.
(2130) S. BISCARO, La coesistenza impossibile, Padova, Marsilio, 1973, p. XIII.
(2131) CPC 663.
(2132) A. FRANCHI, La mia vita, Milano, Garzanti, 1947, pp, 425-33.
(2133) CPC 663. Cfr. anche S. Biscaro, op. cit., p. XVII.
(2134) CPC 663. Cfr. anche S. Biscaro, op. cit., p. XVIII
(2135) S. Biscaro, op. cit., pp. XVIII-XIX.
(2136) G. Giulietti, op. cit., p. 97.
(2137) S. Biscaro, op. cit., p. XIX.
(2138) G. Mariani, op. cit., pp. 78-9.
(2139) CPC 3969.
(2140) Interv. Perelli, 29 aprile 1977.
(2141) Interv. Ida Pietropaolo, 30 aprile 1977.
(2142) Cfr. Il comunista libertario (Roma), 10 luglio 1945, sulla partecipazione sua, oltre che di Fedeli, Randolfo Vella, Perelli e Quaglino, al convegno interregionale della Federazione comunista libertaria dell'Alta Italia svoltosi il 23-24-25 giugno 1945 a Milano.
(2143) Atto di morte n. 140 r4 - p2 - B, n. 28 del registro del comune di Briatico (Catanzaro).
(2144) CPC 3854.
(2145) Cfr. C. GHINI, A. DAL PONT, Gli antifascisti al confino, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 191.
(2146) L'Agitazione del Sud, periodico mensile a cura degli anarchici della Sicilia, Palermo, n. s., settembre 1966.
(2147) L. Bettini, op. cit., tomo 1, p. 332.
(2148) Interv. Perelli, 29 aprile 1977.
(2149) Il proceso agli anarchici cit., pp. 194-5; Pagine libertarie, cit., pp. 265-6.
(2150) E Bonavita, op. cit., p. 20.
(2151) Lett. Parrini all'avv. Giovanni Costa, 14 settembre 1921, cit. ivi, p. 21.
(2152) Lett. Parrini all'avv. G. Costa, 13 gennaio 1922, ibid.
(2153) F. Bonavita, op. cit., p. 9. Su Francesco Bonavita cfr. E Andreucci, T. Detti, op. cit., vol. I, 1975, pp. 342-5.
(2154) Lett. Parrini all'avv. G. Costa, 23 gennaio 1922, in F. Bonavita, op. cit., p. 22. "Non parlo dell'associazione a delinquere" scriveva Parrini all'avvocato il 16 marzo 1922 "perché ritengo ci vorrà un bel fegato per sostenerla nei miei riguardi (...)." (Ivi, pp. 23-24.) Quanto al fatto di essere stato ritenuto dal giudice uno dei capi o dei promotori dell'accennata associazione a delinquere, Parrini così rispondeva: "Se quel "capo o promotore" di famigerata memoria vorrà presupporre la mia presenza nell'officina di Pietropaolo, ho qui un fascio di testimoni pronti a stritolare l'asserzione". (Lett. 23 gennaio cit).
(2155) Ivi, p. 11.
(2156) Ivi, p. 24.
(2157) Volontario nella prima guerra mondiale, Parrini era stato decorato di medaglia d'argento il 15 giugno 1918 a Fossalta di Piave. Vedine la motivazione in F. Bonavita, op. cit., p. 32.
(2158) Ivi, p. 25.
(2159) Ivi, pp. 114-6.
(2160) Ivi, passim.
(2161) Ivi, p. 53.
(2162) Un testimone "appartenente all'Avanti!", scovato da Bonavita durante le indagini successive, disse: "...lo conducemmo [Pietropaolo] ai piani superiori del giornale, col proposito di farlo fuggire prima che sopraggiungesse il commissario di P.S. alla cui ricerca, nel frattempo, qualche guardia regia era andata. L'edificio, senza sbocchi, non permise però la realizzazione del piano e fu così che il Pietropaolo fu preso in consegna dal commissario proprio allora sopraggiunto. Se si fosse sospettato, anche un momento solo, che il Pietropaolo fosse stato davvero un attentatore del giornale, non soltanto non avremmo cercato di farlo scappare, ma lo avremmo piuttosto lapidato". (F. Bonavita, op. cit., p. 84.).
(2163) Ivi, p. 82.
(2164) Ivi, p. 64.
(2165) Ivi, p. 65.
(2166) Ivi, pp. 65-6.
(2167) Ivi, p. 67.
(2168) Ivi, p. 69.
(2169) Ivi, p. 70.
(2170) Ivi, p. 15.
(2171) Ivi, p. 101.
(2172)(2172) CPC 3748.
(2173) Ibid.
(2174) Ibid.
(2175) Ibid.
(2176) Il Giornale d'Italia, 18 dicembre 1929.
(2177) CPC 3748.
(2178) Lett. Vittorio Parrini all'a., 18 maggio 1977.
(2179) Lett. S. Biscaro all'a., 6 aprile 1977.
(2180) Il comunista libertario, 27 maggio 1945.
(2181) CPC 2897.
(2182) L'Adunata dei Refrattari (New York), 27 settembre 1930.
(2183) CPC 2897.
(2184) Cfr. L'Adunata dei Refrattari, 10 giugno e 16 dicembre 1933.
(2185) CPC 2897.
(2186) Interv. Mario Mantovani, 27 aprile 1974.
(2187) Interv. Mariani, 18 gennaio 1973.
(2188) CPC 1525.
(2189) Lett. S. Biscaro all'a., 6 aprile 1977.
(2190) Interv. Pia Creatili, 1° maggio 1977.
(2191) CPC 1911.
(2192) Cfr. sentenza corte d'assise di Milano, 1° giugno 1922, originale conservato nell'archivio della corte d'assise d'appello di Milano.
(2193) CPC 3880.
(2194) CPC 5180.
(2195) Ibid.
(2196) CPC 3047.
(2197) CPC 235.
(2198) Cfr. Un trentennio cit., p. 66. Con lui, secondo Corneli, era stato incarcerato a Berlino il giovane anarchico bolognese Romeo Vacchi. (D. CORNELI, Il redivivo tiburtino. 24 anni di deportazione in URSS, Milano, La Pietra, 1977, p. 90.) A Berlino, dopo l'arresto, andarono a trovarlo Angelo Damonti, del comitato pro vittime politiche, e Mario Mantovani. (Interv. Mantovani, 6 ottobre 1973.)
(2199) Ibid. Sul club internazionale degli emigrati a Mosca cfr. G. ZACCARIA, 200 comunisti italiani tra le vittime dello stalinismo, Milano, Edizioni Azione Comune, 1964, p. 32 e segg.
(2200) Cfr. anche Un trentennio cit., p. 94.
(2201) CPC 235.
(2202) V. SERGE, Memorie di un rivoluzionario, Firenze, La Nuova Italia, 1956 p. 208.
(2203) Dieci, secondo la legazione italiana a Vienna.
(2204) Vedilo integralmente in La Revolution Prolétarienne, revue bimensuelle syndicaliste communiste, a. V, n. 88, 15 settembre 1929.
(2205) Si trattava di un vecchio monastero usato in epoca zarista per incarcerare i presunti eretici. (Cfr. R. A. MEDVEDEV, LO stalinismo, Milano, Mondadori 1972 p. 166.).
(2206) L'Adunata dei Refrattari (New York), 25 aprile 1931. Sul "caso Ghezzi" la segreteria del PCI, cioè Togliatti, inviava nel 1931 ai gruppi comunisti di lingua italiana all'estero una circolare che lo stesso Alfonso Leonetti non ha esitato a definire "sbalorditiva" (Vittime italiane dello stalinismo in Urss, Milano, La Salamandra, 1978, p. 30). Vedila, col commento di E. Ragionieri, in P. TOGLIATTI, Opere a cura di E, Ragionieri, Roma, Editori Riuniti, 1973, vol. ni, pp. 90-92.
(2207) CPC 235.
(2208) L'Adunata dei Refrattari, 13 dicembre 1930.
(2209) Ivi, 10 gennaio 1931.
(2210) Ivi, 25 aprile 1931.
(2211) V. Serge, op. cit., p. 401.
(2212) Su Otello Gaggi cfr. G. Zaccaria, op. cit., passim.
(2213) CPC 235.
(2214) L'Adunata dei Refrattari, 6 febbraio 1937.
(2215) CPC 235.
(2216) V. Serge, op. cit., p. 473.
(2217) D. CORNELI, Il redivivo tiburtino. 24 anni di deportazione in URSS, Milano, La Pietra, 1977, pp. 79-80.
(2218) Ivi, p. 91.
(2219) Ivi, p. 100. Su Ghezzi e sulla sua fine vedi anche, con molte inesattezze, G. Zaccaria, op. cit., p. 68.
(2220) Quello stesso anno Bruzzi fece parte, con Gozzoli e [Emilio?] Castellani, dell'Ufficio libertario di corrispondenza di Barcellona, donde inviava regolari comunicati al ginevrino Il Risveglio. Intanto, a partire dal 1928, aveva cominciato a collaborare con Gozzoli, Mantovani e Fedeli, a Eresia di oggi e di domani, una rivista individualista edita a New York, d'indole essenzialmente teorica e letteraria. (L. Bettini, op, cit., tomo 2, pp. 250 e 220).
(2221) CPC 874.
(2222) L'Adunata dei Refrattari, 2 marzo 1935.
(2223) CPC 874.
(2224) Interv. Mantovani, 6 ottobre 1973.
(2225) Cfr. L. Bettini, op. cit., tomo 1, p. 328.
(2226) Interv. Perelli, 29 aprile 1977.
(2227) Il Libertario, 20 febbraio 1946. Su Bruzzi cfr. anche Il comunista libertario, 18 e 27 maggio 1945, e Il Libertario, che a partire dal 6 marzo 1946 cominciò a pubblicare il suo diario dall'8 settembre 1943 alla cattura.
(2228) CPC 1985. Cfr. anche Un trentennio cit., p. 85.
(2229) L. Bettini, op. cit., tomo 2, p. 104.
(2230) CPC 1985.
(2231) Lett. Marzocchi all'a., 17 aprile 1977.
(2232) Dove, dal 1927 al 1929, redasse con Fabbri, Berneri e Gobbi La lotta umana. (L. Bettini, op. cit., tomo 2, p. 124.)
(2233) CPC 1985. Cfr. anche Un trentennio cit., p. 93.
(2234) CPC 1985.
(2235) La Libertà, giornale della concentrazione antifascista, Parigi, a, VIII, n. 1, 4 gennaio 1934.
(2236) CPC 1985. Cfr. anche Un trentennio cit., p. 105.
(2237) CPC 1985.
(2238) Lett. Marzocchi all'a., 17 aprile 1977.
(2239) Interv. Mantovani, 27 aprile 1974.
(2240) Cfr. Un trentennio cit., p. 195, dove però è scritto che Restelli e il suo compagno furono arrestati e "fucilati sul posto".
(2241) CPC 4288.
(2242) G. CARCANO, Strage a Torino. Una storia italiana dal 1922 al 1971, Milano, La Pietra, 1973, p. 147.
(2243) Il Popolo d'Italia, 20 maggio 1922.
(2244) CPC 3211.
(2245) Ibid.
(2246) L'Unità, 15 agosto 1932. Ora in reprint, Teti, Milano, 1974.
(2247) L. Fabbri nella pref. al III vol. di E. Malatesta, Scritti cit., p. 17.
(2248) CPC 3211.
(2249) Lettera E. Melli ad A. Benetti, 17 maggio 1940, ibid.
(2250) Lettera E. Melli ad A. Benetti, 16 giugno 1940, ibid.
(2251) Lettera G. Ramacciotti a E. Melli, 23 agosto 1937, ibid.
(2252) Lettera E. Melli a S. Faure, 30 novembre 1937, ibid.
(2253) Lettera E. Melli a Osvaldo [?], 30 novembre 1937, ibid. Lettera E. Melli a V. Di Mambro, 16 agosto 1939, ibid.
(2254) Lettera E. Melli a [?] Borsa, 1° aprile 1940, ibid.
(2255) Lettera E. Melli a I. Diourkovitch, 8 maggio 1940, ibid.
(2256) CPC 3211.
(2257) Il Libertario (Milano), 17 aprile 1946. Nel CPC dell'A.C.S. non sono riuscito a trovare il fascicolo di Federico Ustori. Espatriato a Parigi, dove Umberto Marzocchi ricorda di averlo incontrato nel 1927, Ustori vi morì in data itnprecisata per i postumi di un'infezione prodotta dall'estrazione di un dente cariato (lett. Marzocchi all'a., 17 aprile 1977) o per le complicazioni di un'operazione alle tonsille (interv. W. Damonti, 20 aprile 1977).
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FINE.